Rubriche

Foglie Di Lauro... Ventitre di luglio del 1989. Una data da non dimenticare

23luglio

Ventitre di luglio del 1989. 

Una data come le altre, forse.
Per chi ha conosciuto, amato e rispettato Antonio Ferrara, sicuramente no.
Trent'anni, o quasi, sono tanti, ma sicuramente non troppi per dimenticare un personaggio "famoso", forse controverso, ma sicuramente un servitore dello Stato. A modo suo, certamente, ma era il suo ruolo, o meglio quello a lui piu congeniale, quello a lui imposto e nel quale credeva ed ha creduto fino alla fine dei suoi giorni terreni.
Antonio Ferrara era un Poliziotto, credeva nei valori della Patria, a cui aveva fermamente e convintamente prestato giuramento.
Credeva nel rispetto delle persone oneste, credeva nella salvaguardia e nella tutela del diritto, elemento imprescindibile del vivere civile.
Faceva il poliziotto a tutto tondo, senza se e senza ma.
Antonio Ferrara era un falco, di quelli che in sella ad una moto, di grossa cilindrata, sfidava i vicoli di Napoli.
Temerario all'inverosimile, lo trovavi in ogni dove della città partenopea, anche in quei luoghi dove nessuno si sarebbe azzardato ad entrare.
Destino; destino crudele per lui e chi gli ha voluto bene. Maledetto quel ventitré di Luglio. Maledetto quell'istante in cui il fato ha avuto la meglio su di un uomo inarrestabile.
Antonio Ferrara potrebbe essere un personaggio televisivo, protagonista di fiction, ma la sua semplicità, la generosità con cui ha vissuto ed ha condiviso con parenti ed amici la sua pur breve vita, lo fanno ricordare ancora oggi come colui che amava Capua, la sua città.
Quarantotto, solo così, si può ricordare Antonio Ferrara, per lo meno nella sua Capua, dove ancora si parla di lui con affetto, simpatia ed umana rassegnazione, per la sua improvvisa e tragica morte, in seguito ad un incidente stradale.
Ed è su quella terra arida, dove si identifica il giaciglio eterno, che si erge maestoso, nella fantasia, il moloch sacrificale di Antonio Ferrara, poliziotto, servitore dello Stato.
Antonio aveva nel suo DNA la divisa, quella della Polizia, cresciuto ammirando papà Carmine, anche lui poliziotto. Quel padre che ogni mattina indossava la divisa, si scrutava allo specchio per vedere se tutto era al posto giusto, una carezza sul capo ai figlioli: Anna, Antonio e Massimiliano, un abbraccio all'adorata ed inseparabile moglie Vincenza, ed al lavoro. Faceva parte della Polfer, la Polizia ferroviaria.
Antonio Ferrara era sposato con Cinzia; tre i figlioli, o meglio due: Carmine, a cui, ovviamente fu imposto, con gioia, il nome del nonno, Enza ed Antonia, l'ultima, che però nacque dopo la morte del papà. Mamma Cinzia era in dolce attesa, quando Antonio morì.
Lei, Antonia, non lo ha conosciuto, porta il nome del papà. È vissuta alimentando la sua fantasia con i racconti; ha sicuramente immaginato di essere portata a zonzo da papà Antonio tante volte, le tante volte che Enza, invece, ricorda di essere stata cullata e coccolata e che sovente, con quelle manone da "Hulk" la prendeva in braccio ed orgoglioso gironzolava in piazza dei Giudici, attorniato sempre da uno stuolo di inseparabili amici.
Hulk, il nome con il quale Antonio Ferrara era identificato nei vicoli della Sanità, del Pallonetto, di Forcella, di scampia e di tutti i quartieri di Napoli, dove con la sua moto entrava indisturbato ed imponeva rispetto ed ordine, non foss'altro per il ruolo di garante della legalità.
Antonio Ferrara era un "Falco" ed è difficile, raccontare la storia di questi poliziotti della sesta sezione della Squadra Mobile di Napoli.
La squadra dei Falchi, inizia la propria attivita pochi giorni prima del Natale del 1975.
La finalita' della sezione, era quella di combattere lo scippo ed altri crimini di strada. Una sezione che ha visto, tra le sue fila, autentiche leggende, oltre ad Hulk, anche Maradona, altro
mito, un gigante buono con i buoni, un professionista che nella sua stravaganza, forse dettata dal ruolo, riusciva a sovrintendere a situazioni difficili.
“Hulk”, era una montagna umana, un
gigante dalla grande intelligenza, astuto e forte, in gamba quando si occupava delle indagini.
La strada era il suo ufficio. Difficile immaginarlo seduto dietro una scrivania, circondato da scartoffie varie.
Hulk si era distinto in molteplici azioni e per questo era temuto nei vicoli di Napoli.
Tutti lo conoscevano, gli portavano rispetto, lo temevano.
I funerali furono celebrati nella chiesa Cattedrale di Capua con l'intera città al fianco dei familiari, tra cui la sorella Anna ed il fratello Massimiliano, anche lui apprezzato Poliziotto.
Il feretro fu scortato fino a porta Napoli dai motociclisti dei Falchi.
Con Antonio "Hulk" è finito un mito, almeno per i giovani dell'epoca.
Un poliziotto fin troppo in gamba e capace anche di umanizzare situazioni drammatiche.
In modo affettuoso gli era stato imposto l'appellativo di 48, chiaro riferimento al numero di scarpe che calzava; appellativo concesso, però, solo ai suoi amati concittadini capuani.

Nelle foto: due riquadri di Antonio Ferrara ed una piacevole passeggiata lungo il corso Appio con l'amico Alfonso.

 

 

Capua. Si chiamava "Luglio a Capua". La Kermesse estiva nel cuore cittadino

 

luglioacapuaCosa volete che vi dica, si aspettava Luglio per essere protagonisti nella città. Si aspettava così tanto che alla fine era un successo di critica e di pubblico.
Stasera, da solo, sfoglio l'album dei ricordi e mi vien fuori questa foto.
Era un gruppo internazionale di canti e balli Polinesiani. Siamo in piazza dei Giudici.
Si chiamava "Luglio a Capua". Si chiamava...

 

 

Capua. Un cittadino: Impegniamoci tutti a cercare di rendere più vivibile questa amata Capua

2Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettere di un cittadino, sulla  questione dissuasori.

 

"Spett.le Redazione come giustamente è stato fatto notare al sig.P.D.F. che il costo dei dissuasori ...

Leggi tutto...

 

Capua. Il Sacco di Capua: rievocazione storica della città di Capua

saccodicapua2018L'ambientazione scenografica per la rievocazione storica del Sacco di Capua, risulta quanto mai opportuna, perché evidenzia e sostiene due risorse di rilevante importanza per la città : l'architettura urbana e la realtà naturale, rappresentata dal fiume Volturno.
Questi in sintesi, i capisaldi dell'organizzazione dell'evento, promosso ed organizzato dalla Pro Loco e per essa dal giovane e dinamico presidente Luigi Di Cecio.
La manifestazione, di cui è già noto il lancio pubblicitario, è finalizzata , con una attenta e dettagliata pantomima, a rendicontare su un episodio tra i più cruenti avvenuti nella città di Capua.
Ventiquattro di Luglio del 1501, allorquando Cesare Borgia, detto il Valentino, tradendo la disponibilità espressa dalla popolazione residente lungo gli argini del Volturno, diede corso ad una delle stragi più drammatiche della storia, per la quale si elencarono, numericamente, all'incirca cinquemila vittime, tra cui donne e bambini uccisi con una inenerrabile malvagità.
Cesare Borgia voleva conquistare il Regno di Napoli, in mano agli aragonesi e, nel frattempo, vendicarsi di Ferdinando d’Aragona che gli aveva impedito, all’ultimo, il matrimonio con la figlia Carlotta.
Il Valentino, dunque, spalleggiato dalla Francia, comandò il 12 luglio un esercito, piuttosto numeroso, verso Capua, la quale era posta in una specie di fortino naturale, protetta da speroni di roccia e quindi potenzialmente inespugnabile.
Il 19 luglio, iniziarono i combattimenti, che si protrassero per quattro giorni, senza sosta, al termine dei quali Capua negoziò una resa per quarantamila ducati. Cesare Borgia, allora, fece tenere dai suoi soldati un atteggiamento amichevole, salutando la folla, mostrando bandiere in segno di pace, convincendo i capuani che ormai il pagamento dei ducati era soltanto un proforma e che la vera pace era stata sancita.
I capuani caddero nell’inganno e aprirono le porte della città.
Cesare Borgia, abbassando la verga, in piazza dei Giudici, diede allora ordine del massacro e non c’è altro modo di raccontare la strage se non dicendo che, con tutta probabilità, le vittime furono più di cinquemila.
Era il 24 luglio, vigilia di San Giacomo.
Pare che il Volturno si tinse di rosso, dal sangue delle vittime.
Il personaggio, Cesare Borgia, si dice che, uccise suo fratello perché era il preferito del padre per condurre una vita e una carriera militare.
I luoghi della rievocazione, saranno le Torri di Federico e l'ansa del Volturno, ai piedi del ponte nuovo, qui saranno allestiti momenti di vita vissuta, con personaggi in costumi d'epoca, un villaggio commerciale con ambientazioni d'epoca ed esibizioni di addestramento militare con scherma medievale e combattimenti della soldataglia.
Il momento culmine dell'intera rievocazione, è previsto per le ventidue, quando sarà inscenato l'attacco alla città, autentica roccaforte del regno di Napoli. L'assalto prenderà corso dalla spiaggetta della riviera Casilino per concludersi nella piazzetta Etiopia.
Ancora una volta, la Pro Loco persegue i suoi obbiettivi istituzionali, rendendo la città protagonista.
La manifestazione, si va ad incentrate con la commemorazione religiosa, il cui programma è curato dall'Arciconfraternita della Santella.
Dopo la celebrazione Eucaristica, i confratelli lanceranno una corona di alloro nelle acque del Volturno, per ricordare le cinquemila vittime, inermi, sofferte dalla città di Capua.
L'appuntamento è per sabato 28 luglio, per partecipare, da protagonisti, ad un evento storico lungo gli argini del Volturno, tra torri merlate, palazzi gentilizzi ed un sublime centro storico.

 

Capua. Considerazioni di un cittadino sulla questione dissuasori

1Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettere di un cittadino:

 

Sarà pur vero che i dissuasori messi in piazza esteticamente potrebbero non piacere, ma c'è da dire che a questi rimedi ci si a...

Leggi tutto...

 
Banner

Capua. Sul di ventesimo quarto di luglio, nell'anno dell'umana salute 1501

sacco di capuaSul di ventesimo quarto di luglio, nell'anno dell'umana salute 1501.
Fra le vie, che di quelli di su ricordati funesti torrenti davano insieme con le acque i cadaveri al fiume, una ve ne fu la principale, che hoggi di pur porta il suo pendio verso là, dove il Volturno stringendosi alla città viene cavalcato dal ponte. Or quivi sulla facciata di una parete era l'immagine di Maria Vergine col suo morto Figlio nel seno, sotto il titolo della Madonna della Pietà, ma per essere questa immagine nel muro, e in via, e non in Chiesa dicevasi l'immagine di questa Gran Signora dal volgo con voce diminutivo la Santella e dava mostra con le mani di sostenere il capo, ed il corpo del suo Figlio morto. È fama che in quello si gonfio il torrente, che giunse quivi a ricoprire un tronco di colonna mostrata per l'addietro a posteri, come termine fin dove giunse la piena, questa sacratissima immagine alzasse in aria le mani vicino al volto in atto di maggiore pietà, quasi che, se si mostrava afflitta per la morte del suo caro Figlio, assai più crescesse il suo dolore pei nuovo compassionevole scempio di una città. Fu perciò che venne eretta una chiesa e sotto il patrocinio la Confraternita che vestiva a nero portando nell'oscurità delle vesti il tanto lutto, così nel nome dell'eccidio di una città, dicendosi compagnia della morte, che però prese per suo istituto il seppellire quelli che muoiono di morte violenta.
È questo uno dei brani più significativi raccolti da Agostino Pascale, tra i narratori più attenti ed oculati del sacco di Capua. Un avvenimento cruento, determinato da ripicche e tradimenti .
Ventiquattro di luglio del 1501.
Certo, le personalità in campo sono decisive per capire la dinamica della strage e quando si fa il nome di Cesare Borgia, il duca del Valentinois, soprannominato il Valentino.
E, in effetti, è così. Cesare Borgia voleva conquistare il Regno di Napoli, in mano agli aragonesi e, nel frattempo, vendicarsi di Ferdinando d’Aragona che gli aveva impedito all’ultimo il matrimonio con la figlia Carlotta.
Il Valentino, dunque, spalleggiato dalla Francia, comandò il 12 luglio un esercito piuttosto numeroso verso Capua, la quale era posta in una specie di fortino naturale, protetta da speroni di roccia e quindi potenzialmente inespugnabile.
Il 19 luglio, iniziarono i combattimenti che si protrassero per quattro giorni, senza sosta, al termine dei quali Capua negoziò una resa per 40.000 ducati. Cesare Borgia, allora, fece tenere dai suoi soldati un atteggiamento amichevole, salutando la folla, mostrando bandiere in segno di pace, convincendo i capuani che ormai il pagamento dei ducati era soltanto un proforma e che la vera pace era stata sancita.
I capuani caddero nell’inganno e aprirono le porte della città.
Cesare Borgia, abbassando la verga, in piazza dei Giudici, diede allora ordine del massacro e non c’è altro modo di raccontare la strage se non dicendo che, con tutta probabilità, le vittime furono più di 5000.
Era il 24 luglio, vigilia di San Giacomo.
Pare che il Volturno si tinse di rosso.
Il personaggio: Cesare Borgia, si dice che, uccise suo fratello perché era il preferito del padre per condurre una vita e una carriera militare.
In seguito ordinò l’uccisione, lo stupro, la violenza, il saccheggio di una città intera perché un re non gli aveva dato in sposa la propria figlia.
Ogni anno, la città di Capua rievoca il "Sacco" con cerimonie religiose e scenografiche per lasciare un segno indelebile nella memoria e, di conoscenza per le giovani generazioni. Suggestivo ed emozionante il lancio della corona, da parte dei confratelli del Vulgo Santella, nelle acque del Volturno.
Altrettanto spettacolare la rievocazione storica della Pro Loco. Di prossima uscita i programmi.

Nelle foto: confratelli della Santella con la corona da lanciare nel Volturno e le immagini del corteo storico della Pro Loco.

 

I consigli del ginecologo: la cistite

 

cistiteOgni donna ha dovuto affrontare almeno una volta nella vita un episodio di cistite . Tale evenienza è ancora più frequente in caso di rapporti sessuali non protetti, uso di tamponi vaginali, irregolarità al...

Leggi tutto...

 

I Consigli del ginecologo: dispositivo intrauterino "la spirale"

spiraleCos’è?

Sono dispositivi utilizzati al fine di prevenire gravidanze indesiderate che vengono inseriti direttamente in utero attraverso, il canale cervicale.

Quando non può ess...

Leggi tutto...

 

Capua. Mario Cesarano il nuovo Direttore del Museo Campano.

centore maglioccaDi lui hanno detto che con le sue opere cerca di fondere il "sacro con il profano". Di una considerazione, però, sono certo, è opinione comune: Giuseppe Centore, amichevolmente e da chi gli vuole bene, come noi, chiamato Don Peppino, è una delle espressioni più imponenti della poetica religiosa nel mondo.
Già direttore del Museo Campano di Capua, oggi custodisce gelosamente il titolo di onorifica attribuzione.
E venerdì prossimo, un autorevolissimo appuntamento culturale si terrà nel palazzo Antignano, sede della struttura museale di proprietà dell'Amministrazione Provinciale di Terra di Lavoro.
Sarà anche l'occasione per conoscere il nuovo direttore del Campano di Capua, il Dottor Mario Cesarano che sarà presentato ufficialmente dal Presidente della Provincia, Avvocato Giorgio Magliocca e dal Consigliere Luigi De Cristofaro.
L'occasione è data dalla pubblicazione degli "Annali" del Museo Campano, opera letteraria realizzata a quattro mani da don Centore e l'architetto Pasquale Argenziano.
I lavori saranno coordinati da Franco Chianese, presidente della federazione provinciale degli albergatori.
Un pregevole intermezzo musicale accompagnerà, poi, gli ospiti nella prestigiosa atmosfera storica delle opere custodite nelle sale museali.
Con la pianista Franca Volpicelli, casertana, tra le piu apprezzate musiciste a livello internazionale, si esibiranno Antonio Colica, violino; Ferdinando Ciaramella, viola; Vincenzo Santangelo al violoncello È il caso di rendicontare i lettori sulla figura di Don Centore, classe 1932, è nato il sedici di aprile,
capuanodoc, ordinato sacerdote, aveva già conseguito una laurea in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica "San Luigi" di Napoli e la laurea in Filosofia presso l'Università degli Studi di Napoli. Diventa successivamente direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Capua dove è docente di filosofiae teologia.
Don Peppino è autore di prose, poesie e ricerche sulla sua città natale, edite soprattutto per Curcio ed Edizioni Scientifiche Italiane.
La stesura di poeta comincia nel 1967 con La parola, cui seguirono, tra le sue altre raccolte, Il dialogo, Il silenzio, Uomo di Coleridge, Il liuto di Orfeo; sono opere religiose in cui, è stato detto, cerca di "fondere sacro e profano".
Fra le opere in prosa figurano invece La poesia di Karol Wojtyła, pubblicata in occasione della visita del Papa Santo nella città di Capua il 24 maggio del 1992.
Di Centore è pregevole il ricordo del fraterno amico Don Umberto D'Aquino, un prete così.
I suoi scritti sono stati tradotti in varie lingue, tra l'altro anche in russo. Viceversa, ha tradotto Il cimitero marino (Le Cimetière marin) di Paul Valery.
L'appuntamento di venerdì prossimo, alle diciotto, segna il nuovo corso del Museo Campano di Capua, impegno per il quale è direttamente interessato il Presidente della Provincia Giorgio Magliocca.

 

Nelle foto: don Centore ed il Presidente della Provincia Giorgio Magliocca

 

Capua. Oggi, le celebrazioni dedicate alla Madonna delle Grazie

MadonnadellegrazieLe celebrazioni dedicate alla Madonna delle Grazie, impongono un approfondimento, ed in particolare, sulle presenze strutturali nella nostra città.
La venerazione Mariana nella città di Capua è ben nota e consolidata.
Numerose sono le testimonianze intorno all'ansa del Volturno.
Tra queste, trova sicuramente ampia conferma, l'affresco della cosi detta Cappella della Morte.
La “Cappella della Morte” è, inoltre, un’importante testimonianza del tragico Sacco di Capua, avvenuto il 24 luglio 1501, consumato a tradimento da Cesare Borgia.
Questo evento storico, comportò la morte di migliaia di soldati, comandati dal maresciallo Robert Stewart d’Aubigny, accampati nella zona denominata Ponticello, distante dalla città circa un miglio e mezzo.
A ricordo del tragico massacro, la Confraternita della Santella decise di far erigere, nella zona suddetta, intorno alla prima metà degli anni venti del XVI secolo, una Cappella da intitolare alla morte, attribuendo così al luogo deputato, una connotazione di sofferenza generata da persone violente.
Nella stessa località, a distanza di più di tre secoli e mezzo, si verificò un altro fatto di guerra: lo scontro tra l’esercito garibaldino e quello borbonico, nel corso della “Battaglia del Volturno”, svoltasi agli inizi di ottobre del 1860.
Questo conflitto, comportò la distruzione della Cappella, che venne ricostruita verso la fine del XIX secolo.
La struttura della Cappella è di forme semplici. È completamente assente qualsiasi tipo di ornamento, sia pittorico che scultoreo. L’esterno è caratterizzato da quattro pareti grezze, intonacate di bianco.
La facciata principale presenta una sola porta di accesso, inserita in un telaio rettangolare in pietra tinto di rosa.
La custodia è affidata a Don Franco Ruotolo, amato sacerdote di Capua e parroco del Tempio di San Roberto Bellarmino, al rione delle Grazie.
L’interno è a pianta rettangolare, a navata unica. Superiormente all’altare, incassato nel muro, c’è l’affresco della “Madonna del latte” localmente nota come Madonna delle Grazie, datato intorno al X secolo, inserito in una cornice in stucco.

 
Banner

Capua. "Nessun Dorma 2018". Il bilancio della manifestazione è satto rendicontato

nessundormaconferenza1Duemilatrecento euro, e qualche centesimo in più, questo il costo di gestione di "Nessun Dorma", la notte bianca green, promossa ed organizzata dalla Comunità Capi del gruppo Capua due, dell'Agesci.
Il bilancio della manifestazione è stato rendicontato da Enzo Romano e Francesca Gelfusa, a nome degli scout, nell'ambito di una conferenza di servizio, svoltasi nella chiesa di San Salvatore a Corte.
Il bilancio economico dell'evento si è chiuso in perfetto pareggio, dove gran parte delle entrate sono state contabilizzate con la vendita di Tina, la Schioppina che, con Gino il cuscino, sono stati i simboli della notte capuana.
La partecipazione attiva di commercianti, artisti locali e contributi volontari, hanno siglato il successo della manifestazione.
Semplice ma coinvolgente, l'iniziativa "Nessun Dorma" ha sintetizzato appieno lo stile scout.
Con questa impresa, gli scout dell'Agesci di Capua, hanno confermato un ruolo, certamente rilevante, nel così detto terzo settore.
L'elemento, però, che è venuto fuori dall'incontro, è stato essenziale per spiegare le innumerevoli iniziative di volontariato che si stanno registrando in città negli ultimi mesi.
Semplici cittadini e comitati spontanei, nati nei quartieri di Capua, si stanno adoperando per una serie di iniziative finalizzate, soprattutto, alla bonifica ed alla salvaguardia ambientale.
Tutto ciò, ha sottolineato lo stesso Enzo Romano, rappresenta un importante segnale, attraverso il quale i cittadini, con encomiabili azioni di volontariato, favoriscono ed incrementano quella partecipazione attiva, per la quale gli scout da sempre sono promulgatori efficienti e determinati.
Con l'esperienza di "Nessun Dorma" gli scout in generale, e quelli del Capua due, hanno dimostrato concretamente di essere "pronti" per affrontare nuove imprese e rendersi protagonisti anche di eventi che, magari, rientrano nelle tradizioni della città di Capua.
È proprio il caso, a questo punto, di rinnovare il motto dei ragazzi di BP, al secolo Robert Baden Powel : "Estote Parati".

 

Capua. Immacolata Ingicco, donna forte, coraggiosa, altruista e promotrice di diversi eventi contro il cancro

immacolataingiccoImmacolata Ingicco, donna forte, coraggiosa, altruista, vive a Capua con la sua splendida famiglia.
Il marito, Roberto Torisco, è la sua ombra; a differeza della consorte, preferisce l'organizzazione, rispetto all'immagine ed alla promozione, a cui Immacolata si è votata.
Immacolata Ingicco ha combattuto e continua a combattere con tutte le sue forze e con quanti, credetemi, tanti, le vogliono bene.
"Al cancro non permettero' di togliermi il sorriso" mi ha ripetuto Immacolata più volte.
Così, con l'associazione da lei creata: Volturnia Sport, ha organizzato il Race for Life, gara podistica svolta a Capua, il cui ricavato è stato devoluto alla Unit del Cardarelli di Napoli, dove Immacolata è in cura ed è il simbolo per chi affronta la malattia "a viso aperto".
Il ricavato bonificato alla Unit, sarà utile per la terapia nutrizionale nelle donne affette da carcinoma mammario.
Ci occupiamo di questo argomento, che anticipa un prossimo servizio, che stiamo già preparando, dedicato all' estetica nelle persone affette dal tumore.
La realtà in evidenza, ora, è quella dell'Ospedale Cardarelli di Napoli.
Non è necessario, e di questo ne siamo fermamente convinti, avventurarsi in "viaggi della speranza" quando nella nostra regione operano importanti strutture sanitarie.
Dal duemilasei, l’attività progettuale, ha ottenuto risorse per la copertura fino al 30 giugno 2018; in presenza di nuovi finanziamenti l’attività potrà essere portata avanti, sia per le pazienti attualmente seguite, sia per le nuove pazienti prese in carico dalla Breast Unit.
Viene diffusa, quindi, una interessante relazione, a firma della Dottoressa Antonella Cappuccio, dell'ambulatorio specialistico nutrizionale, che trae origine dalla letteratura scientifica, nella quale è sempre più evidente che lo stile di vita ha un peso importante nel determinare l’insorgenza del cancro.
Lo stato nutrizionale influenza fortemente l'andamento clinico del paziente sottoposto a intervento di chirurgia, maggiore per patologia tumorale, specie in termini di morbilità post operatoria, pertanto un intervento nutrizionale è sempre consigliato in un paziente malnutrito o a rischio di sviluppare la malnutrizione. Nel paziente chirurgico oncologico esistono varie problematiche che possono alterare le difese immunitarie e le funzioni di barriera intestinale. Infatti, lo stress chirurgico provoca alterazioni immunitarie con il rischio di complicanze prevalentemente infettive.
In questo scenario si intuisce sempre di più l’esistenza di una precisa relazione tra dieta e insorgenza di un cancro. Ci sono cibi che se assunti per lunghi periodi possono prevenire oppure favorire la trasformazione neoplastica di una cellula e cio' dipenda in larga parte anche da come si vive, da ciò che si mangia e perfino da quanto si mangia. I meccanismi biologici con cui gli alimenti favoriscono la trasformazione tumorale delle cellule sono numerosi e complessi e quindi è ragionevole pensare che una “prevenzione alimentare” significhi essenzialmente condurre una dieta equilibrata, dove il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale. Pertanto, l’alimentazione sana va intesa come una “terapia farmacologica naturale”, da seguire quotidianamente e costantemente, affiancandola ad un corretto stile di vita. Un'alimentazione ricca di grassi e proteine animali favorisce la comparsa della malattia, mentre la preferenza per gli alimenti ricchi di fibre, vitamine e oligoelementi, come cereali integrali, legumi e verdure, sembra avere un effetto protettivo. Frutta e verdura sono infatti ricchissime di queste sostanze preziose (vitamine, fibre e inibitori della cancerogenesi come flavonoidi e isoflavoni) e il non mettere in tavola ogni giorno questi alimenti significa privare l’organismo di importanti scudi naturali, che da un lato neutralizzano gli agenti cancerogeni e dall’altro riducono la capacità delle cellule tumorali di proliferare.
Obiettivo dell’attività progettuale è stato quello di offrire un servizio di consulenza nutrizionale dedicato alle pazienti operate di cancro alla mammella presso l’Ospedale Antonio Cardarelli di Napoli, nell’ambulatorio di oncologia del Dott. Ferdinando Riccardi, al fine disensibilizzare e formare le pazienti affette da tumore al seno, sull'importanza del rapporto cibo-salute e dell’impatto negativo di scorrette abitudini alimentari, sul mantenimento di un adeguato stato di salute, nell’ottica della prevenzione di una serie di patologie ad esse correlate;fornire un piano dietetico personalizzato che possa contribuire a prevenire, contenere o combattere gli effetti collaterali e recidivanti della malattia.
Al termine dell’attività progettuale si è notato, un miglioramento delle abitudini alimentari delle pazienti, registrato attraverso analisi dei risultati ottenuti da questionari di frequenza, somministrati prima e dopo l’intervento nutrizionale,una sensibile riduzione degli effetti collaterali conseguenti a trattamenti specifici,l’acquisizione di un rinnovato stile di vita.
Volturnia Sport ed Immacolata Ingicco, "forti" dell'esperienza "sul campo" continuano senza sosta le attività finalizzate soprattutto alla prevenzione e, quindi, di quanti hanno bisogno di supporto.
"Non consentiremo al cancro di togliere il sorriso".

 

Le più comuni malattie infettive in gravidanza. A cura del Dott. Nicola Ciarlo

 

toxoplasmosi-in-gravidanzaLe più comuni malattie infettivi in gravidanza , Toxoplasmosi, Rosolia e Citomegalovirus , diagnosticate attraverso l’esecuzione del cosiddetto “Complesso TORCH” possono diventare un “incubo” per la gestant...

Leggi tutto...

 

Capua. Nessundorma: gli Scout, una risorsa preziosa

 

nessundorma2018Una risorsa per la città : gli scout !
La notte green "Nessun Dorma" promossa ed organizzata dalla Comunità Capi del gruppo Capua Due, ha riscosso il meritato successo.
Le capacità organizzative dei ragazzi dell'Agesci hanno dimostrato che tutto è possibile, se fatto bene, con impegno, passione e soprattutto tanto amore.
Un amore sincero per la propria città,  un rispetto per i luoghi e per l'ambiente.
Si, perché il rispetto per l'ambiente è stato il vincolo emozionale che ha caratterizzato la manifestazione, conclusasi alle prime luci dell'alba di oggi, domenica ventiquattro di Giugno, festività di San Giovanni Battista.
Lo spettacolo itinerante ha fatto da corollario ai monumenti, alle chiese, ai palazzi gentilizzi ed alle piazza, che caratterizzano il centro storico della città di Capua.
Non solo, commercianti ed operatori economici non hanno voluto privare l'organizzazione del proprio supporto, soprattutto in termini di accoglienza e disponibilita.  Sicché, ognuno ha fatto la sua parte, dando un contributo sicuramente ottimale per la riuscita dell'evento.
Gino e Tina, mascotte della notte green, sono stati i protagonisti: cuscino e borsetta realizzati dagli scout di Capua.
Nessun dorma duemiladiciotto. Due date, due eventi in città,  promossi ed organizzati, dunque, dal gruppo scout Capua due.
Due iniziative, unite dello stesso logo e fermamente volute dalla comunità capi, per sollecitare i cittadini ad una maggiore consapevolezza sul rispetto dell'ambiente ed alla gestione dei rifiuti.
Dicevamo due tappe: sabato sedici  e sabato ventitre giugno.
Il primo Step,  principalmente orientato all'analisi, al confronto alle prospettive. Tematiche ambientali affrontate con esperti del settore.
Il secondo appuntamento, di festa e condivisione, con l'ormai tradizionale notte bianca, che, nel nostro caso, si è  trasformata  in una "notte green", per l'appunto Nessun Dorma 2018.
Il progetto, generato in virtù della considerazione del Santo Padre:
“Lasciare venire su le domande, senza anestetizzarle, è la strada del discernimento, di cui tutti abbiamo bisogno, credenti e non credenti”. 
Il discernimento è applicare alla propria vita quel processo che gli Scouts  conoscono bene: osservo, deduco, agisco. 
È il metodo Scout che viene applicato alla realtà nella quale si è  immersi. Si tratta di guardare alla propria vita con onestà intellettuale, con il coraggio di guardare luci ed ombre, di raccontarsi con onestà.
Così  “La regola delle 4R”:
RIDUZIONE dei rifiuti - Scegliere prodotti con imballaggio poco ingombrante o assente.
RIUSO - Far durare il più possibile un bene una volta acquistato, impiegandolo anche per altri scopi così da ridurre la quantità di rifiuti prodotti, allungando la vita ai prodotti che acquistiamo ed evitando così il continuo utilizzo di materie prime.
RICICLO - Non ricorrere alle materie prime per produrre nuovi oggetti. Fare la raccolta differenziata ci consente di ottenere “materia prima seconda”.
RECUPERO - Alla fine del ciclo di uso e riuso del prodotto cerchiamo di ottenere dal medesimo altri materiali da utilizzare nuovamente.
Con questo gesto concreto d’impegno civico si è intrapreso un percorso ben preciso,  alla portata di tutti, quello che si  può  fare con le proprie forze, con l’aiuto di tanti amici, associazioni e aziende.
E la testimonianza dei commercianti e delle associazioni è stata rilevante con la Pro Loco, il Touring Club e tante realtà ben visibili a Capua.
La notte appena trascorsa, ha sucuramente lasciato tutti un po’ migliori di come ci si è trovati.
Ed è solo l'inizio, la "strada" continua.

 

 

Capua. Autorevolissima chiusura del festival "Il Luogo della lingua", a Capua

dirausoAutorevolissima chiusura del festival "Il Luogo della lingua", a Capua, con Maurizio De Giovanni, Margherita Di Rauso e Marilena Lucente.
Un successo, l'edizione duemiladiciotto, firmata dal direttore Artistico Giuseppe Bellone.
L'organizzazione, ancora una volta, di Architempo che dal duemilacinque, celebra l'evento, mettendo in cattedra la lingua italiana nelle variegate declinazioni: scrittura, recitazione, canto, ballo e pièce teatrali.
Prestigiose le location individuate per ospitare gli eventi: la chiesa di San Salvatore, nella zona "ad curtim" della città, la piazzetta De Renzis o dei nobiluomini e lo spettacolare quadriportico della Chiesa Cattedrale.
Marilena Lucente ha condotto amabilmente il percorso letterario della serata conclusiva, con Maurizio De Giovanni in perfetta forma e con un ruolo da vero protagonista.
Accoglienza delle grandi occasioni, invece, per l'attrice Margherita Di Rauso, nella sua Capua, dove ha vissuto prima di trasferirsi a Milano per seguire la formazione professionale del teatro Piccolo e di Giorgio Strehler. La cinematografia e le fiction televisive, per le quali la Di Rauso ha interpretato ruoli da protagonista, sono, poi, conoscenze dirette di critici ed appassionati, in particolare per le innumerevoli interpretazioni teatrali.
Apprezzamenti e consensi anche per lo spettacolo presentato dalla Onlus Città Irene, con la partecipazione dei ragazzi della Sprar, il progetto che coinvolge trentuno, tra uomini e donne, con lo status di rifugiati.
Lingua Madre: obiettivo della performance, quello di ricordare che ognuno di noi è stato e, sarà sempre, extra comunitario rispetto a qualcun’altro e che capirlo è il primo passo verso la civiltà, perché “integrazione" non è un fatto univoco, ma deve diventare un patto bilaterale tra chi accoglie e chi arriva.bellone
Personaggi popolari, inoltre, che all'esordio nel campo della letteratura, hanno voluto testimoniare il rapporto con la lingua. È il caso di Fortunato Cierlino, protagonista della fiction Gomorra, che proprio a Capua ha voluto presentare il suo lavoro: "Se vuoi vivere felice".
Successo pieno, anche per la presentazione dell'ultima fatica letteraria di Adolfo Villani, già sindaco di Capua, che certamente non poteva privare la sua città della presentazione de "L' Ufficiale e il comunista ", la storia di Francesco Capobianco e del figlio Peppino.
Francesco Capobianco – un ufficiale del Regio esercito, pluridecorato della Grande Guerra, che sceglie a rischio della vita di rimanere fedele al Re – e il figlio Peppino – studente eccellente dall’animo generoso e sensibile. Entrambi sono attori e protagonisti del dramma del popolo gaetano; dramma percettibile all’indomani dell' Armistizio.
Padre e figlio, hanno salva la vita preferendo la fuga via mare il 17 marzo del 1944, dopo mesi trascorsi sulle montagne tra rifugi di fortuna e inaudite sofferenze. Un’esperienza dura e traumatica, che accrescerà la stima reciproca tra padre e figlio ma, al tempo stesso, creerà le premesse di un lungo e doloroso conflitto familiare. Entrambi, infatti, vivranno con estremo rigore, coerenza e determinazione le opposte scelte di vita e i diversi modi di concepire la società nell’Italia liberata.
Una concezione assolutamente fatta di condivisione comunitaria e non individualista.
Quella di Capua è veramente una grande iniziativa culturale, rilanciata a più voci dai protagonisti dell'edizione di quest'anno, per cui, anche Antimo Cesaro, che ha presentato il suo "Omaggio alla calvizie" ho voluto sintetizzare l' opportunità offerta dal festival, quale formula integrativa al patrimonio artistico e monumentale della città di Capua.
Il festival della Lingua di Capua, prende il via, ogni anno, con la consegna del premio "Placito Capuano", che per l'edizione di quest'anno è stato assegnato allo scrittore Lorenzo Marone per il libro: "Un ragazzo normale", che racconta del giornalista Giancarlo Siani.

Nelle foto: Giuseppe Bellone, direttore artistico del festival "Il Luogo della Lingua" è gli ospiti con Marilena Lucente, Maurizio De Giovanni e Margherita Di Rauso

 

 
Altri articoli...
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

Reportage

Banner

Capuaonline.com utilizza i cookie per migliorare la vostra esperienza sul sito. I Cookie essenziali impiegati per il funzionamento del sito sono stati già impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra policy sulla privacy .

Accetto i cookie da questo sito.