Ci sono viaggi che attraversano continenti e millenni, e altri che riportano semplicemente a casa. Quello di Divina Centore, giovane e brillante egittologa capuana, appartiene a entrambe le categorie. Dopo anni di studio, ricerca e lavoro nei più prestigiosi contesti archeologici e museali internazionali, venerdì 26 giugno alle ore 18.00 farà ritorno nella sua città natale per presentare al Museo Campano il suo volume “Faraoni e fiori”, pubblicato da Il Mulino. L'iniziativa si inserisce nel programma di divulgazione culturale promosso dal Museo Campano diretto da Gianni Solino, in collaborazione con Capua, il Luogo della Lingua, sotto l'egida del Patto per la Lettura del Comune di Capua – Città che Legge, confermando ancora una volta il ruolo della città quale crocevia di cultura, ricerca e valorizzazione del sapere.
Per Capua sarà anche l'occasione di accogliere una delle sue figlie più promettenti, una studiosa che con passione, competenza e rigore scientifico sta contribuendo a rinnovare il modo di raccontare l'antico Egitto. Un orgoglio per l'intera comunità cittadina e per una famiglia da sempre conosciuta e stimata in città, i cui valori di impegno, serietà e dedizione sembrano riflettersi nel percorso umano e professionale dell'autrice. Dal 2018 Divina Centore (nella foto principale) lavora presso il Museo Egizio di Torino, una delle istituzioni museali più importanti al mondo dedicate alla civiltà faraonica. Qui opera nel Dipartimento “Interpretazione, Accessibilità e Condivisione”, occupandosi di divulgazione scientifica, interpretazione museale e coordinamento editoriale, contribuendo a rendere accessibili al grande pubblico i risultati delle più avanzate ricerche egittologiche. Il suo curriculum racconta una carriera costruita con tenacia e passione. Ha preso parte a missioni archeologiche in Egitto nel 2017, 2018, 2024, 2025 e 2026, ha lavorato in Oman nel 2015 e nel sito archeologico di Cuma nel 2012, muovendosi tra scavi, studi sul campo e attività museali. Un percorso internazionale che conserva però solide radici capuane. Al Museo Egizio ha inoltre co-curato importanti allestimenti dedicati al rapporto tra gli antichi egizi e il mondo vegetale: da “Cortile aperto: Flora dell'antico Egitto” del 2022 al suggestivo percorso permanente “Giardini Egizi: l'orto e il giardino funerario” inaugurato nel 2024 sul rooftop del museo, fino alla sala della Terracotta del progetto espositivo “Materia. Forma del tempo”. Quando si pensa all'antico Egitto, l'immaginazione corre inevitabilmente alle piramidi, alle dune dorate, ai templi monumentali che emergono dalla sabbia. Eppure esiste un altro Egitto, meno noto ma non meno affascinante: quello dei giardini, degli alberi da frutto, delle piante sacre e dei fiori che accompagnavano la vita quotidiana e il mondo spirituale dei faraoni. È proprio questo universo sorprendente che Divina Centore esplora nelle pagine di “Faraoni e fiori”, un'opera che unisce il rigore della ricerca scientifica alla capacità narrativa di trasportare il lettore in un passato remoto. Le pagine del libro conducono nella Tebe del 1350 avanti Cristo, tra i sentieri ombreggiati del giardino di Nebamun, influente funzionario del tempio di Amon. Qui il paesaggio si anima di palme da dattero, fichi, alberi di persea, papiri e ninfee. Non semplici elementi decorativi, ma protagonisti di una complessa visione del mondo in cui natura, religione e vita quotidiana si intrecciavano indissolubilmente.
Attraverso resti archeobotanici, iscrizioni, testimonianze letterarie e raffigurazioni pittoriche, l'autrice ricostruisce una civiltà che aveva sviluppato una straordinaria conoscenza dell'ambiente e delle sue risorse. I giardini egizi non erano soltanto luoghi destinati alla produzione alimentare o medicinale: erano spazi simbolici, rappresentazioni terrestri dell'ordine cosmico, luoghi di meditazione e di contatto con il divino. Il lavoro di Divina Centore assume un significato particolarmente attuale. In un'epoca in cui il rapporto tra uomo e natura è al centro del dibattito globale, riscoprire il modo in cui una delle più grandi civiltà dell'antichità concepiva il paesaggio e l'ambiente offre spunti di riflessione sorprendenti. L'autrice mostra come gli antichi egizi fossero capaci di trasformare il territorio grazie a sofisticate tecniche agricole e di irrigazione, creando veri e propri paradisi verdi lungo le rive del Nilo. Un'immagine che ribalta definitivamente lo stereotipo di un Egitto esclusivamente desertico e arido. È questa la forza del libro: restituire complessità e profondità a un mondo che troppo spesso viene ridotto a pochi simboli iconici. Dietro ogni fiore, ogni albero e ogni giardino emerge una storia fatta di conoscenze, credenze, riti e aspirazioni umane. Ad introdurre l'incontro sarà Luigi Fusco (nella foto a layo), storico dell'arte e docente, che guiderà il pubblico attraverso il percorso professionale della studiosa e i contenuti del volume. La presentazione rappresenta molto più di un semplice appuntamento letterario. È l'incontro tra una città ricca di storia e una sua giovane protagonista che, attraverso lo studio e la ricerca, sta contribuendo a scrivere nuove pagine della divulgazione scientifica italiana.
Nel suggestivo scenario del Museo Campano, luogo simbolo della memoria storica del territorio, il viaggio di Divina Centore tra i giardini dei faraoni assumerà un significato ancora più profondo: quello del ritorno alle proprie radici. Un ritorno che testimonia come il talento, anche quando percorre le strade del mondo, non dimentichi mai il luogo da cui è partito. E così, per una sera, Capua dialogherà idealmente con Tebe. Le pietre millenarie della città sul Volturno incontreranno i profumi delle ninfee del Nilo, mentre la voce di una giovane ricercatrice capuana racconterà una storia capace di attraversare tremila anni e di arrivare fino a noi con intatta meraviglia.