Ci sono storie che parlano di musica, altre che raccontano di famiglia, di radici e di appartenenza. Quella di Vittorio Erba racchiude tutto questo in un unico spartito, dove le note si intrecciano ai sentimenti e il talento si fonde con una storia familiare che a Capua conoscono bene. Vittorio Erba, giovane e promettente cantante nato a Montebelluna, in provincia di Treviso, l'8 agosto 2004, è stato ammesso, dopo una lunga e rigorosa selezione, alla finale nazionale del prestigioso concorso canoro “Je So Pazzo Music Festival”, in programma a metà luglio a Marino, in provincia di Roma. Un traguardo importante che lo proietta tra i protagonisti di una delle manifestazioni musicali più seguite e apprezzate del panorama nazionale dedicato ai giovani talenti. Ma a Capua il suo nome non è soltanto quello di un ragazzo che sogna di affermarsi nella musica. È un cognome che richiama immediatamente alla memoria una figura amatissima della città: il nonno Vittorio, per tutti semplicemente "Ninnone". Basta pronunciare quel soprannome per evocare una stagione della vita capuana fatta di amicizie sincere, rapporti autentici e profondo amore per la propria terra. Ninnone era uno di quei personaggi che non avevano bisogno di presentazioni. La sua popolarità nasceva dalla capacità rara di entrare nel cuore delle persone con semplicità e genuinità. Era un uomo che considerava l'amicizia un valore sacro, un vincolo da custodire e rispettare sempre, senza compromessi. Chi lo ha conosciuto ricorda ancora oggi il suo attaccamento viscerale a Capua, una città che amava profondamente e che rappresentava il centro della sua esistenza. La sua era una presenza familiare, rassicurante, autentica. Un uomo che sapeva essere amico prima ancora che conoscente, capace di costruire relazioni destinate a durare nel tempo. Non è dunque casuale che il giovane cantante porti proprio il suo nome. Un'eredità che va ben oltre l'anagrafe e che oggi sembra riaffiorare in quella determinazione, in quella sensibilità e in quella capacità di emozionare che Vittorio sta dimostrando attraverso la musica. Se il destino professionale del padre Francesco ha portato la famiglia lontano dalla Campania, il legame con Capua non si è mai spezzato. Francesco, dopo aver frequentato la Scuola Sottufficiali di Caserta, fu destinato a Istrana nell'agosto del 1988. Una scelta di vita che successivamente portò anche mamma Liliana, capuana doc e sorella del noto comico e imitatore radiofonico e televisivo Antonio Montieri, a trasferirsi nel Trevigiano. Una famiglia che continua però a mantenere fortissime radici nella città del Volturno. Non a caso, osservando Vittorio e sua sorella Martina, oggi ventisettenne, viene spontaneo pensare che, pur essendo nati lontano da Capua, nel loro certificato di nascita avrebbe meritato di comparire anche il nome della città che rappresenta la loro origine più profonda. Oggi Vittorio, conosciuto artisticamente come "Vittò", porta sul palco proprio questa duplice identità culturale. È capace di passare con sorprendente naturalezza dal dialetto veneto, che utilizza con gli amici trevigiani, al napoletano parlato con gli amici campani. Un tratto caratteriale che lo rende particolarmente autentico e simpatico, quasi il simbolo di due territori diversi ma perfettamente armonizzati nella sua personalità. Alla finale nazionale di "Je So Pazzo" si presenterà nella categoria dedicata agli inediti con un brano scritto e arrangiato interamente da lui. La canzone si intitola "Nuj", è cantata in lingua napoletana ed è una dedica d'amore alla sua compagna Sara.
Ma dietro questo brano c'è qualcosa di ancora più profondo. Nelle parole e nelle melodie di "Nuj" trova spazio anche l'attesa emozionante per l'arrivo del loro primo figlio, previsto tra pochi giorni. Un bambino che porterà il nome del nonno Francesco, in un ideale passaggio di testimone tra generazioni che sembra essere il filo conduttore della storia della famiglia Erba. La partecipazione di Vittò alla finale nazionale assume così un significato che va oltre la semplice competizione artistica. È il racconto di un giovane che porta con sé il patrimonio umano ricevuto dalla propria famiglia, le radici di Capua, l'amore per la musica e la capacità di trasformare i sentimenti in canzoni. E il palcoscenico che lo attende è tra i più prestigiosi. Giunto all'undicesima edizione, il "Je So Pazzo Music Festival" è ormai considerato un punto di riferimento a livello nazionale tra i concorsi canori e i festival musicali dedicati ai giovani artisti. Dedicato all'indimenticabile Pino Daniele, il festival si distingue per l'elevato livello organizzativo, la qualità delle masterclass formative, la competenza delle giurie e l'importanza dei premi assegnati. Negli ultimi anni ha ospitato artisti del calibro di Mario Biondi, Marco Masini e Clementino, confermandosi una vetrina di assoluto prestigio.
L'edizione 2026 rappresenta un ulteriore salto di qualità. Per sette giorni consecutivi il Festival trasformerà Marino in una vera e propria cittadella della musica, coinvolgendo i partecipanti in esibizioni live, attività formative, incontri e spettacoli. Le finali nazionali si svolgeranno presso il Parco della Pace, in località Cava dei Selci, dove sarà allestito un imponente palco destinato ad accogliere le performance dei finalisti. Le esibizioni saranno inoltre riprese da un'emittente televisiva a copertura nazionale, offrendo ai giovani artisti una straordinaria occasione di visibilità.
Tra quei riflettori, tra le emozioni della finale e la speranza di un sogno che si realizza, salirà sul palco anche un ragazzo che porta nel cuore due terre, due culture e una storia familiare importante. Capua seguirà certamente con affetto il suo percorso. Perché quando Vittorio canterà, insieme alla sua voce saliranno idealmente sul palco anche i valori trasmessi dalla sua famiglia e il ricordo di Ninnone, uomo che ha lasciato un segno profondo nella comunità capuana e che, ancora oggi, continua a vivere nell'affetto di quanti lo hanno conosciuto. E forse è proprio questa la melodia più bella: quella che unisce passato e futuro, memoria e speranza, radici e sogni.