Immagine 2026 01 18 090128C’è un tempo dell’anno in cui Capua si ferma, ascolta il crepitio del fuoco e si raccoglie attorno alla memoria. È il tempo di Sant’Antonio Abate, il Santo che protegge, riscalda e purifica.

Ieri la festa religiosa, oggi, nella solennità della Basilica Cattedrale, la preghiera diventa voce corale, sguardo rivolto in alto, cuore aperto. È una festa antica, fatta di gesti semplici e profondi, che come un filo invisibile conduce fino alla calorosa piazza Etiopia, luogo di incontro e di attesa. Al termine della celebrazione eucaristica, il silenzio si farà cammino: la processione del venerato Simulacro attraverserà le strade del centro storico, portata a spalla dagli Accollatori, custodi di una devozione che non pesa, ma sostiene. Sarà una processione speciale, la prima per don Mariano Signore, chiamato a guidare le parrocchie del cuore antico della città. Le vie si stringeranno attorno al Santo, tra passi lenti, preghiere sussurrate e occhi lucidi. Il cammino si concluderà là dove un tempo batteva il ritmo quotidiano del mercato, oggi luogo della memoria condivisa. In piazza Etiopia, il fuoco tornerà a parlare: il falò, fiamma viva della tradizione, e la benedizione degli amici a quattro zampe, segno di una fede che abbraccia ogni creatura.

I racconti tramandati di padre in figlio parlano di una Capua illuminata dai “cippi”, i falò accesi in ogni rione: dalla Stazione a Porta Roma, dalla Pierrel alla frazione, fino al centro storico. Ogni fiamma era un desiderio affidato al cielo, un gesto di comunità, un atto di speranza. Oggetti consumati dal tempo diventavano luce nuova, perché nulla andasse perduto. Sant’Antonio Abate, custode del fuoco e delle anime, la tradizione lo vuole capace di scendere fin negli abissi per strappare al male ciò che sembrava perduto. E così il fuoco, nella fede popolare, non brucia soltanto: purifica, protegge, rinnova, scacciando ombre e paure dall’anno che nasce.

Anche a Porta Roma, nel piazzale della chiesa di San Giuseppe, il fuoco ha riscaldato cuori e ricordi, dopo la celebrazione presieduta da don Raffaele Paolucci. Ed è stata festa anche per i pizzaiuoli, che nel Santo riconoscono un padre e un protettore, celebrandolo con il gesto più semplice e più vero: la condivisione, offrendo ai bisognosi un’arte che oggi il mondo riconosce come patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Capua custodisce nel tempo il volto del Santo anche nell’arte: nella severa bellezza della Basilica di Sant’Angelo in Formis e nella statua che veglia dall’alto della facciata della chiesa dell’Annunziata, come un guardiano silenzioso. La processione di questa sera, breve nel percorso ma intensa nel significato, apre l’anno degli Accollatori, guidati dal capocarro Mimmo Galbiati. Da quarantacinque anni, l’Associazione accompagna la fede popolare capuana nei suoi momenti più alti, soprattutto nei riti pasquali, rinnovando ogni volta una promessa di servizio e dedizione, sotto la guida del presidente Massimo Zarrillo, del segretario Valerio Manna e di tutto il direttivo. Con Sant’Antonio Abate si chiude un ciclo e se ne apre un altro. Il fuoco lentamente si spegne, lasciando spazio ai colori e ai sorrisi del Carnevale. Poi, dopo il Martedì Grasso, la cenere tornerà a parlare, ricordandoci che ogni fine è anche un nuovo inizio.

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