Luca Palummo non è solo un musicista dal futuro radioso, ma è un orgoglio interamente capuano. Nato e cresciuto all'ombra dei monumenti della città sul Volturno, Luca porta nel sangue una genetica artistica di altissimo livello. È infatti figlio d'arte: sua madre è Annarita Terrazzano, celebre e stimatissima soprano, icona della lirica che ha portato il nome di Capua nei più prestigiosi contesti musicali. Il padre, Gianluca, di origini Beneventane, insegna al liceo musicale di Caserta ed è stato pianista accompagnatore presso il conservatorio di Benevento. Mamma Annarita, tra l'altro, si e' esibita al teatro Tina di Lorenzo di Noto, al teatro Verdi di Salerno e da poco ho scritto un saggio intitolato "Il fil rouge tra Emily Dickinson e Aaron Copland". Crescere in una casa intrisa di note, canto e passione per l'arte ha indubbiamente plasmato la sensibilità di Luca, il quale ha però scelto come propria "voce" il violoncello, lo strumento che più di tutti si avvicina, per timbro ed estensione, proprio alla voce umana. Ma torniamo al concerto che rappresenta per il giovanissimo Luca un vibrante omaggio alla sua terra natia, un ritorno alle radici per condividere con i propri concittadini la maturità artistica raggiunta. Il repertorio scelto da Luca Palummo per questa serata solistica è tanto ambizioso quanto affascinante, un vero e proprio banco di prova che spazia dal barocco alla musica del Novecento, con J. S. Bach – Suite n. 1 BWV 1007 e Suite n. 2 BWV 1008: I capisaldi della letteratura violoncellistica, pagine di pura architettura sacra e danza in cui lo strumento dialoga con l'assoluto.
P. Hindemith – Sonata op. 25 n. 3: Un brano novecentesco energico, spigoloso e dal ritmo serrato, che metterà in luce il controllo tecnico e la modernità espressiva del musicista. A. Piatti – Capriccio op. 25 n. 12: Un omaggio al "Paganini del violoncello", una pagina di puro virtuosismo tecnico fatto di fiammate e agilità. Z. Kodály – Sonata op. 8 (Allegro maestoso ma appassionato): Una delle composizioni più imponenti mai scritte per violoncello solo, intrisa di melodie popolari ungheresi e tensioni tardo-romantiche. Ad ospitare questo viaggio sonoro sarà la Chiesa dei Santi Rufo e Carponio, uno dei luoghi di culto più antichi e suggestivi di Capua. Le origini del complesso risalgono all'epoca longobarda (XI secolo) ed è storicamente legato all'ordine benedettino. La chiesa custodisce secoli di devozione e bellezza architettonica: l'interno, con le sue caratteristiche navate e i resti di antichi affreschi, offre non solo un'atmosfera di rara e mistica suggestione, ma possiede anche un'acustica naturale straordinaria, ideale per esaltare le vibrazioni calde e profonde del violoncello solo. Far risuonare Bach e Kodály tra queste mura millenarie significa creare un ponte temporale perfetto tra la pietra storica e l'effimera bellezza della musica viva. L'evento si chiude idealmente con la bellissima citazione di J. W. Goethe: “La musica è l’unica lingua che il cuore comprende interamente”. Un'occasione d'oro per la cittadinanza di Capua e per tutti gli amanti della musica per stringersi attorno a un giovane talento locale e lasciarsi rapire dall'anima di uno strumento senza tempo.