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Il Monumento che voleva emulare la grande Roma "
di
Paolo Mesolella
E’
stato appena edito dal Museo Campano il libro “Le Torri di Federico
II a Capua", un saggio del direttore, il prof. don Giuseppe
Centore, sullo sfortunato arco di trionfo sul Volturno, ormai ridotto
a due anonimi basamenti poligonali. Lo studio, molto documentato e
ricco di citazioni testuali, mette in luce l’importanza artistica ed
ideologica del famoso monumento che secondo lo storico Abulafia, si
potrebbe considerare una proiezione delle Costituzioni di Melfi.
Particolarmente interessanti sono i riferimenti alla storia dei pezzi
superstiti del monumento conservati nel museo. Federico II fece
costruire la Porta di Capua, (una sorta di Arco di Trionfo tra due
torri, posto a guardia dell’unico passo sul Volturno), fra il 1234
ed il 1239. E lo fece costruire per emulare la grandezza di Roma. Nel
suo genere era l’opera più bella del tempo e, allo stesso tempo, la
più esplicita ideologicamente. Secondo Abulafia, infatti, doveva
ricordare il potere della monarchia a chiunque facesse il suo ingresso
a Capua la prima grande città del Regno. Era poi una “porta
triunphalis”, con funzione purificatrice e sacrale. Attraverso di
essa infatti il re trionfatore si purificava del sangue dei nemici
uccisi in battaglia. Ma soprattutto era un monumento di arte profana
rivolto contro lo Stato pontificio. Su di esso infatti, erano
rappresentati la glorificazione dell’imperatore e dei suoi
consiglieri, e la personificazione della città stessa di Capua.
Un’opera scandalosa per i suoi contemporanei. Del
resto, nonostante l’ amministratore finanziario per la costruzione
delle torri fosseun
monaco cistercense (Bisanzio, dell’abazia di S. Maria della Ferraria),
lo storico Riccardo di San Germano nella sua Cronaca ricorda che per
costruirle Federico II fece demolire due chiese, quelle di S. Antonio
Abate e di S. Terenziano. E poi stabilì che per le spese (20 mila
once d’oro) dovevano provvedere i comuni compresi tra Capua e
Mignano. Era una porta bellissima, a tre piani: in alto c’erano
alcune statue ritrovate tra le rovine dell’antica Capua; al centro
c’erano la statua regale dell’imperatore tra le statue di Pier
Delle Vigne (a destra) e di Taddeo Da Sessa (a sinistra),
simboleggianti il giudice che assolve e il giudice che condanna. In
basso, invece, sopra la volta della porta, c’era una donna che
rappresentava la fedeltà di Capua e che, stracciandosi il petto,
mostrava un’aquila imperiale. Vicino c’erano raffigurati i trofei
e le vittorie dell’imperatore. Nel 1557 però , per ordine del viceré
Duca D’Alba, l’arco di Trionfo con le Torri fu abbattuto. E del
monumento oggi sono rimasti i due basamenti poligonali in pietra, la
statua mutilata ed acefala dell’imperatore, i busti di Pietro della
Vigna e di Taddeo da Sessa, la testa femminile simbolo di Capua
Fidelis, il busto di Giove, 6 antefisse, un volto di giovanetto, una
figura di leone ed un aquilotto. Tutti resti conservati nel Museo
Campano di Capua. Tra questi, forse il più bello è la testa di Capua
Fidelis per quella sua triste bellezza, già consapevole del suo
triste destino.