Immagine 2026 02 26 173904Un profumo inebriante avvolge e coinvolge gli astanti, si insinua tra i vicoli del centro storico, accarezza le pietre antiche e risveglia memorie partenopee. È il gusto che prende il sopravvento. È la pizza di Crescenzo, che quest’anno celebra venticinque anni di attività. Un traguardo che non è soltanto un numero, ma una traiettoria fatta di mani infarinate, lievitazioni pazienti e scelte d’amore. Sì, perché dietro quel forno acceso dal 2001 c’è una storia che comincia in un giorno preciso: un martedì grasso.

«Mentre tu ed Erennio presentavate le ultime fasi di un bellissimo Carnevale – racconta Crescenzo Sabbatino – a me venne l’idea di portare in questa città, non mia, ma che mi ha adottato con tanto affetto, il sapore di Napoli e delle sue pizze». Napoletano doc, e orgoglioso di esserlo, Crescenzo non ha mai ostentato le proprie radici. Le ha impastate, piuttosto, con la sua nuova vita. Perché se è vero che il cuore resta all’ombra del Vesuvio, è altrettanto vero che il suo amore per Capua è autentico, filiale. Le sue parole, quando parla della città che lo ha accolto, hanno una dolcezza rara:

«Ho sempre amato Capua, poiché credo che città antiche, attraversate da un fiume, abbiano un fascino e un mistero speciale. La mia è stata una scelta ben precisa». E così, nel cuore del centro storico, è nata una pizzeria da asporto come quelle dei decumani partenopei: capace di contenere un mondo. Un luogo essenziale, dove il banco è confine e confidenza, e dove Crescenzo – pizzaiuolo vecchio stampo, con un passato da musicista eclettico, bassista per la precisione – dirige il suo forno come un’orchestra. Il ritmo è serrato. Le pizze escono in rapidissima successione, in un vorticoso giro produttivo che non conosce pause nelle ore serali. Ogni impasto è una nota, ogni condimento una variazione sul tema. Gli ingredienti sono sani, genuini, territorialmente selezionati con cura. La tradizione è la partitura; l’estro, l’assolo improvviso. E poi c’è lui, Crescenzo, che conosce tutti. Nomi, provenienze, gusti. Un database mentale aggiornato quotidianamente, senza ostentazione, ma con l’attenzione sincera di chi ha fatto della propria bottega una comunità. Ed è qui che la narrazione si fa ancora più suggestiva. Perché mangiare una pizza da Crescenzo è sempre stato un esercizio di gusto e contemplazione. Come a Napoli, quando si addenta una “pizza a portafoglio” con lo sguardo distratto – e giustificato – verso palazzi, chiese e monumenti, così a Capua l’assaggio si fonde con la storia. Da un lato, la casa che diede i natali al compositore Giuseppe Martucci; dall’altro, lo storico palazzo in cui visse Ettore Fieramosca, eroe della Disfida di Barletta. Poco più in là, lo sguardo abbraccia piazza dei Giudici con il palazzo del Governatore, la chiesa di Sant’Eligio, l’arco Mazzocchi. Pizza e cultura, in un dialogo silenzioso tra passato e presente. Oggi, a venticinque anni da quel martedì grasso del 2001, la storia continua. E' cambiata di pochi metri, ma non di spirito. La pizzeria Crescenzo ha recentemente varcato una nuova soglia, trasferendosi in via Ettore Fieramosca, a pochi passi dalla precedente sede e a pochi metri dalla casa del celebre condottiero. Uno spostamento breve nello spazio, ma simbolico nel segno: come se la sua pizza avesse trovato un approdo ancora più esplicito nella geografia identitaria della città. Il forno resta il cuore pulsante. Il profumo, la firma inconfondibile. La folla, discreta e fedele, ha semplicemente cambiato angolo di attesa. Per il visitatore attento, per l’amante del gusto, per il residente che attraversa ogni giorno quelle strade, non c’è molto altro da chiedere.Tra arte, storia e cultura, la buonissima pizza di Crescenzo Sabbatino continua a essere una compagna fedele di riflessione e piacere.

Venticinque anni e non sentirli.

Capua, del resto, è città di fiume e di mistero. E tra le sue pietre antiche, da un quarto di secolo, c’è un profumo che sa di Napoli e parla, con accento sincero, d’amore.

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