La chiusura del plesso scolastico Fuori Porta Roma, ufficialmente per lavori di riqualificazione, continua a generare disagi e polemiche. Una situazione che, secondo la consigliera comunale di minoranza Melina Ragozzino, rappresenta l’ennesimo esempio di cattiva gestione e assenza di programmazione da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Adolfo Villani, con delega alla Pubblica Istruzione affidata al vicesindaco Marisa Giacobone.
«Una semplice riqualificazione – dichiara Ragozzino – si è trasformata in un problema serio per famiglie, personale scolastico e soprattutto per i bambini. Questo perché l’amministrazione non è stata in grado di pianificare per tempo soluzioni adeguate».
Secondo quanto emerso dalle comunicazioni ufficiali, la dirigente scolastica avrebbe più volte sollecitato il Comune per conoscere l’ubicazione delle aule alternative, tenendo conto delle diverse fasce d’età e della presenza di alunni con difficoltà. Richieste che, sempre secondo la minoranza, non avrebbero trovato risposte concrete fino all’ultimo momento.
Il risultato è stato il ricorso a un’ordinanza contingibile e urgente, con cui il sindaco ha disposto l’utilizzo del plesso Ettore Fieramosca. Una scelta che la consigliera Ragozzino definisce “forzata e tardiva”.
«Si è cercato di far passare lo slittamento come una richiesta tecnica legata all’RSPP – sottolinea – ma se emergono problemi di sicurezza significa che non si è intervenuti in tempo per rendere idonei gli spazi. Non è un evento imprevedibile, è mancanza di organizzazione».
Non manca una nota critica sulle contraddizioni amministrative: «Non è normale chiudere una scuola per “pubblica incolumità” e poi scoprire che basta un solo giorno di lavori per renderla nuovamente agibile. O la situazione era davvero grave, oppure non lo era affatto. In entrambi i casi, qualcosa non torna».
Nel frattempo, i disagi continuano a ricadere sui più piccoli, costretti a spostamenti improvvisi, e sulle famiglie, lasciate spesso senza informazioni chiare. A ciò si aggiunge il rischio di un calo delle iscrizioni, con possibili trasferimenti verso altri istituti.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che la minoranza definisce “confuso e incoerente”, tra ipotesi di accorpamenti scolastici, abbattimenti di plessi storici e nuovi progetti edilizi in un contesto di calo demografico.
«La sicurezza delle scuole – conclude Ragozzino – non può essere gestita con ordinanze dell’ultimo minuto. Amministrare significa programmare, non rincorrere le emergenze. E quando a pagare sono i bambini, il silenzio non è più accettabile».