CAPUA TESORO NEGATO NEL TESORO ITALIA

capua porta napoliIn provincia di Caserta due sono le città più antiche: Caiatia (attuale Maddaloni) e Capua. Le origini antichissime dell'antica Capua che , popolata fin dal secolo XI-X a.C.da popolazioni italiche di stirpe osco-sabelliche, fu fondata dagli Etruschi nell'VIII secolo (quindi prima di Roma) e subito resa capofila dell'Etruria meridionale, procede un lungo e glorioso corso storico fino all'avvento dei Longobardi e della sua distruzione ad opera dei Saraceni. Oggi è l'importante città del Foro, ha quasi 50.000 abitanti , si chiama S.Maria Capua Vetere e vanta monumenti, resti, testimonianze, ruderi di Anfiteatro, Teatro, e un Museo Statale dell'Antica Capua. A soli 4 chilometri di distanza sorge l'attuale Capua, la Capua Nova, eretta nell' 856 ad opera del Conte e vescovo Landolfo con i capuani in fuga dalla distruzione ed ecatombe saracena, in quell'ansa del fiume Volturno, ove era stata la romana Casilinum, porto fluviale, a ridosso del ponte romano costruito per la prima consolare Appia da Appio Claudio cieco.


Oggi Capua è una silenziosa e raccolta cittadina di 18 mila abitanti, stracarica di memorie, testimonianze, monumenti, antiche pietre, antichissimi e preziosi documenti, uno scrigno di storia, di arte , di cultura che appartiene all'Italia tutta (pensate per un momento: Annibale, Ettore Fieramosca, Garibaldi, e tutte le battaglie sul Volturno e la sua altissima funzione strategica!), ma in gran parte chiusa, impedita, abbandonata, deturpata e ferita nella più grande indifferenza anche dei suoi abitanti, che, ormai, hanno perduto la propria identità di cittadini.


Capua è stata sede di Principato dal tempo dei Longobardi fino agli Aragonesi, e poi sede di Vicerè, e capitale di Terra di Lavoro. Il Palazzo dei Principi Longobardi è stato distrutto dal bombardamento del 9 settembre 1943, ma esistono e sono state ben restaurate le tre Chiese a Corte, che circondavano quel Palazzo, sono importantissime, con capitelli e altre testimonianze longobarde, fondate tra il 900 e il Mille. Sono chiuse e raramente fruibili! Solo loro potrebbero costituire un polo di attenzione e attrazione notevolissimo. Ma non basta: della stessa epoca circa sono anche: la basiliana S.Rufo e S.Carponio, San Marcello Maggiore, S.Angelo in Audoaldis, Gesù Gonfalone, Gesù Piccolo, San Lorenzo ad Crucem, e altre, tutte fruibili, ma chiuse, inesorabilmente chiuse. Un patrimonio inestimabile, negato! Era stato assegnato al Touring la monumentale Chiesa di San Michele a Corte, ma non è stato possibile aprirla perché abbisognevole di una radicale pulizia, disinfezione e derattizzazione.


Capua fin dai tempi di Casilinum è una città fortezza: visibili le fortificazioni e i fossati , ma negati e chiusi i Castelli. Quello di Carlo V, eccellente esempio di architettura militare, anche restaurato: chiuso! Il Castello delle Pietre,realizzato dai Normanni, chiuso. Il Castello di Federico II di Svevia, costituito da due torri ottagonali, residuo dell'arco di trionfo dello stesso imperatore, con le sculture federiciane, ben conservate e visibili nel Museo Campano, visibile solo dall'esterno. L'antica chiesa di San Giovanni delle Monache realizzata dal San Felice con struttura ottagonale e volta ad incannucciata, oggi Reale Sala d'Armi con un castello ligneo capace di armare un intero reggimento, realizzato dai Borboni, una autentica chicca da associare alle già ricche collezioni borboniche. Anche qui il Touring capuano ha chiesto di poter inserirlo tra le opere da tenere aperte con i propri volontari o di poterlo curare come propria sede, ma non è stato possibile. Persino la Villa Comunale un polmone verde che risale ai tempi del vicereame austriaco è chiusa e, quindi, popolata da personaggi non corretti. Sono visibili, invece , le antiche pietre, bassorilievi e monumenti funerari, colonne e iscrizioni romane, basamenti di palazzi e chiese, inserite nelle mura della Capua Nova e provenienti dalla Capua antica.


Visitabili, solo in alcune giornate, le chiese di S. Eligio , l'Annunziata e il Duomo.


Visibili soprattutto dall'esterno le bellissime architetture del Palazzo di Ettore Fieramosca, i Palazzi Campanino e Milano, ma visitabile anche nel cortile e in alcune sale il Palazzo Lanza.


Frequentabile l'armonioso complesso del grande cortile e porticato dell'Annunziata.. e poco altro ancora.


In conclusione una città negata non solo ai turisti ma anche agli studiosi se si vuole rivolgere l'attenzione sul Tesoro del Duomo, con statue d'argento, preziosi calici e monili sacri, e, soprattutto il Fondo pergamenaceo risalente ai Longobardi, ai tempi del famoso Placito Capuano ove fu scritto per la prima volta in volgare italiano la dichiarazione di due testimoni("sao che kelle terre....") con uno dei più antichi "Exultet" , oltre a cinquecentine, incunaboli e le prime stampe che in Capua furono realizzate dall'allievo del Gutenberg Adolf Proeller. Senza contare che una antica Cisterna, quella dell'architetto Tortelli del Millecinquecento, restaurata e chiusa, alimentava le bellissime e monumentali fontane cinquecentesche, tutte deturpate, rese asciutte e abbandonate.


In conclusione, la città di Pier delle Vigne, di Ettore Fieramosca, di Ferdinando Palasciano, di Giuseppe Martucci e di tanti altri uomini illustri, un autentico tesoro di memorie di monumenti , di arte, di storia, resta chiusa e offesa come la sua basilica benedettina di S. Angelo in Formis, preziosa e unica, ancora in restauro e negata.

 

AMARE CAPUA


"Evocare nello specchio nitido e fervido della propria anima, l'anima di una città conosciuta non per dimestichezza di lunghi soggiorni ma, per subitaneo rapimento d'amore, ridarle un volto credibile anche se, bello oltre il vero, per solo mistero e virtù di poesia, non è agevole impresa, specie quando essa città sia, come Capua, un composito mondo di voci, un rosario di sparse vestigia per archi millenari del tempo, ora intatte, ora lese, che sopravvivono nelle pietre e nell'aria, viva ed unica per quanto peso di gloria e di memorie essa reca in grembo e con mano prodiga irradia e più ancora per quante lezioni di civile sapienza e documenti di fede e pagine di non effimera storia essa consegnerebbe lieta a chi, non ignaro, della sua passata grandezza ne volesse scrutare oltre l'odierna avvilita parvenza la più nobile e sempre attiva sostanza."
Monsignor UMBERTO D'AQUINO da "Aria di Capua"

 

Speciosa ab initio


"Laudato sie, mi Signore..."
Per nostra madre Capua
Cinta i fianchi
D'un velo d'acqua e di silenzio
E d'erbe. Una remota
città d'armi vegliata
e di preghiere
che ha dolcissime voci
di campane. E di cuori
che trasverberano il Cielo
in un tripudio d'Angeli
e di fuoco. "
Monsignore Giuseppe Centore, poeta capuano.


Due altissime voci di amanti di questa città che nasconde nelle proprie mura tesori immensi di grandezza, di storia , di arte, di cultura, di memorie , di testimonianze vive e palpitanti di tanti secoli, di tempi lontani e di anni recenti, di splendori e di sofferenze, di gloria e di abbattimento, una città che meraviglia chi non la conosceva prima di averla visitata e che, nonostante la decadenza, l'indifferenza, l'abbandono e la violenza di chi dimentica molto spesso di vivere (o vivacchiare?) in un luogo privilegiato e unico, rappresenta sempre un grande richiamo, un "faro" di civiltà e di onori. Tanti hanno dato il cuore e le opere per questa città, anche recentemente, come Francesco Garofano Venosta, Rosolino Chillemi, Fernando La Marra, Vittorio Sortini, Giulio Cosco, e quel piccolo drappello di insegnanti che nelle loro aule e per le strade della città educano le giovani generazioni a conoscere, ad approfondire il mistero di tanti monumenti che si vedono anche incastonati nelle mura dei palazzi, di tanta storia, di quella storia che, poi, ci appartiene come Nazione, come identificativa delle nostre origini e del nostro essere consapevoli oggi.


Amare Capua e battersi perché questa Città viva e sia conosciuta e sia apprezzata e sia valorizzata e sia illustrata nella sua giusta dimensione e sia elevata tra i luoghi privilegiati che non tramontano mai. Si! Questo va fatto e subito e con passione e con animo determinato, senza complessi, né sensi di colpa, senza falsi pudori o timori reverenziali. Vanno incitati e seguiti i giovani, bisogna battersi con franchezza e lealtà per responsabilizzare le tante Associazioni che sono presenti in città, anche nelle loro diverse anime e finalità, finchè siano unite nel perseguire l'obiettivo unico di ridare dignità e valore al nome di Capua. Perché questo va fatto per il bene comune, per il bene di tutti, contro la perdita d'identità, che oggi è un rischio e un pericolo vigente, contro i vandalismi, le manifestazioni pseudo-delinquenziali che il nostro territorio soffre e patisce ogni giorno. Va fatto con il massimo intento di apertura e di chiarezza, senza esclusivismi, senza egoismi, senza gelosie o intenti di primato, con il massimo rispetto di ognuno e lavorando con umiltà e con spirito di fratellanza. Si! Chiedo scusa, ma questa città ha bisogno di tutto questo. Si! Ha bisogno di tanto amore, amore sincero, al di la del colore politico, dei Sindaci, delle Ammistrazioni Comunali e le tante Istituzioni, che, in fondo, da un tale atteggiamento ne riceverebbero solo tanto bene e collaborazione. Amare Capua, dunque, totalmente!

LE RAGIONI SONO TANTE. COMINCIAMO DALLE ORIGINI.
Distrutta l'antica Capua nell'841, e non era la prima volta, l'intera comunità, al seguito del Conte Landone, e dopo un breve periodo di permanenza nelle terre di Triflisco col nome di Sicopoli, si trasferisce nei luoghi che i Romani avevano occupato in un'ansa del fiume Volturno, porto fluviale e castrum di difesa del ponte della Via Appia, chiamata Casilinum. Qui i Longobardi rifondarono la nuova Capua, senza dimenticare le antiche origini. Qui i Capuani portarono le antiche pietre e le testimonianze del glorioso passato di una Città Osca, Etrusca, Sannita, Romana, glorificata e temuta, dominante un vasto e fertile territorio, ricca di tradizioni, di culti, rispettati e felicemente seguiti. I Longobardi, dopo i massacri e le distruzioni di Goti, Visigoti, Vandali e Saraceni, insediarono un Gastaldato fin dal 620/30 che ben presto diventa Contea . Il primo Conte è Audoalt, e in suo ricordo anche nella nuova Capua viene riportato ciò che restava del suo monumento funerario e impresso nel portale della Chiesa di San Marcello, in Corso Gran Priorato di Malta. E la sua famiglia si insedia in Capua, forse nelle vicinanze dell'omonima Chiesa di S. Angelo in Audoaldis. Ma proprio qui, nella nuova Capua, i Conti Longobardi si affermeranno, ottenendo indipendenza e nuovi territori, fino a raggiungere il potere e la dignità di Principi. E, con Pandolfo Capodiferro allargheranno i loro dominii fino oltre il fiume Liri, comprendendo Gaeta, Salerno e Benevento e ottenendo ,nel 965, la nomina del fratello Giovanni a Arcivescovo Metropolita con facoltà di Amministratore di quasi tutta l'Italia meridionale. Capua diventa e assurge a Capitale non solo amministrativa e giudiziaria di un territorio vastissimo, superiore anche alla stessa nozione di "Terra di Lavoro", ma conquista primati nelle arti e nella diffusione della cultura. Il ricordo dell'ospitalità concessa agli abati e ai monaci di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno è ancor oggi presente e visibile. Tra il 915 e il 949 gli Abati e i prodigiosi scrittori e amanuensi di San Benedetto produssero dei nuovi Codici, detti Capuani, che si distinsero per la loro bellezza e originalità. Sono numerosi quei Codici che risentirono della Cultura già presente in Capua in quei tempi. Mirabile è il Codice dell'Abate Giovanni, ove una miniatura, in colori vivi ancor oggi, rappresenta la scena di un San Benedetto, che sorretto da un angelo, porge la "regola" benedettina nelle mani dell'Abate Giovanni. I monaci, dopo la ricostruzione tornarono alle loro sedi d'origine, ma la diffusione di cultura e di studi umanistici rimase e produsse frutti rigogliosi. Le pergamene di Capua del lungo periodo Longobardo sono conservate presso gli archivi storici diocesani e del Museo campano. Non esiste più il Palazzo dei Principi, distrutto dalla guerra, ma sono ancora visibili e ben restaurate le Chiese a Corte. San Salvatore, San Giovanni e San Michele sono testimonianza perenne di questo tempo in cui Capua dettava legge e conseguiva primati. Vengono i brividi soltanto a immaginare la scena che, qui, in quel largo esistente tra il Sacro Palazzo e San Salvatore," in una giornata di marzo del 960, presente il Principe dei Longobardi di Capua, Landolfo II, e i suoi figli Pandolfo I e Landolfo III, sedevano dinanzi al loro Palatium a rendere giustizia, come i loro padri, davano all'aperto il loro placito solenne prerogativa del loro potere sovrano. ...C'era gran folla di maggiorenti, chierici e laici, e di uomini liberi appartenenti all'aristocrazia militare che dominava la regione: i signori dei centri maggiori del Principato di Capua-Benevento, i gastaldi o conti di Teano, d'Aquino, di Caiazzo, di Alife, di Venafro, di Isernia. Al giudice Arichisi si presentò il venerabile Aligerno, abate del monastero di Montecassino, chiamato in causa da un ricco proprietario di Aquino, tal Rodelgrimo. L'abate era accompagnato da Pietro, chierico e notaio, avvocato del monastero e da tre testimoni: il monaco e diacono Teodomondo, il monaco e chierico Mari , il chierico e notaio Gariperto. Nella lite giudiziaria , promossa da Rodelgrimo, l'abate gli contestava il possesso di alcune terre, già appartenenti al monastero e da lui usurpate. Rodelgrimo esibiva l'"abbreviatura" in cui erano descritti, con la consueta precisione propria dei documenti consimili, i confini delle terre contestate site nel territorio di Aquino, e dichiarava che esse gli erano toccate in eredità dal padre e dall'avo. Dal canto suo l'abate si disse disposto a dimostrare con prove testimoniali che quelle terre erano appartenute in passato, e per trenta anni a San Benedetto. Presi separatamente dal giudice, i tre uomini di Aligerno, tenendo con la mano levata l'"abbreviatura", ciascuno per suo conto, resero la loro testimonianza con la celebre formula: "Sao Ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti" Furono poi invitati a giurarla nelle mani dello stesso Rodelgrimo, il quale reggeva gli Evangeli che i testimoni toccarono con la mano destra...Rodelgrimo, in assenza di suoi testimoni perse la lite. Riaffermato il buon diritto di San Benedetto, conclusa la vertenza , il giudice dette incarico al Notaio Atenolfo, li presente , di rogare il giudicato, che fu sottoscritto dal medesimo Atenolfo, dal giudice e da altri due notai." (da "Il Placito di Capua" di Nicola Cilento Napoli 1960). Allora, basta immaginare la scena e riflettere che questo documento, redatto qui , tra il Palatium sacro dei Principi Longobardi e le tre Chiese a Corte, è il primo documento ufficiale ove vengono trascritte espressioni in lingua volgare e quindi è la prima volta che si parla anche in italiano e non solo in latino. Un fatto importante che segna un inizio di carattere nazionale e che avviene qui in Capua. E allora? Perché non visitare e far visitare la Chiesa edificata ,proprio nel 960 dalla contessa Adelgrima, la chiesa di San Salvatore che conserva colonne e capitelli longobardi, un piccolo campanile, agili ed eleganti bifore, segni di una probabile struttura antica a cinque navate e di un matroneo? Non meno importanti le altre due Chiese , di San Giovanni e di San Michele a Corte, con altri elementi simili, ma con stili e posizioni diverse. Basta pensare che in un ristretto raggio di poche centinaia di metri è possibile "vedere" San Rufo e Carponio, Gesù Gonfalone, San Salvatore Piccolo, San Marcello, Sant'Angelo in Audoaldis, dei Santi Nazario e Celso o San Girolamo, tutte edificate nello stesso periodo longobardo, un patrimonio antico e ,in gran parte restaurato e possibilmente fruibile, che pochissime città delle dimensioni ridotte come Capua, può vantare. Un tesoro incommensurabile che chiede soltanto di essere conosciuto e valorizzato. Alla fine di queste considerazioni su questo periodo luminoso si deve ricordare anche che la preziosa Basilica Benedettina di S.Angelo in Formis che fu edificata dall'ultimo grande e ispirato Longobardo, l 'Abate Desiderio, poi eletto papa col nome di Vittore III.
E' importante Capua ed è importante valorizzarla. Solo per le chiese longobarde? E il Duomo e tutte le altre chiese, S. Eligio, e l'Annunziata, la Concezione, San Martino alla Giudea, il Carmine, la Maddalena, la Santella, San Benedetto, San Domenico, Montevergine e la Chiesa delle Dame Monache, la Cappella della Morte e Sant'Anna e Santa Caterina, e San Lazzaro e San Giuseppe? Tutte pregevoli e cariche di storia e di patrimoni artistici di gran livello. E, poi, tutti i Castelli,. A cominciare da quello di Federico II, di Carlo V e dei Normanni. E tutti i Palazzi civili di grande rilievo artistico a cominciare dal palazzo Fieramosca, Lanza, Rinaldi-Campanino, Migliore, Fazio, Orsini, d'Aquino, e tanto altro ancora.
Come si fa a non amare Capua, non è assolutamente concepibile che tante persone, anche laureate e di cultura, restino del tutto indifferenti di fronte a tanto splendore. Bisogna muoversi e sensibilizzare gli stessi cittadini capuani. Riappropriamoci della Nostra Vera Identità, guardiamoci dentro e riflettiamo sul nostro avvenire, sulla nostra salvezza, muniamoci di orgoglio e di passione e partiamo uniti, tutti.
Il Touring Club dà il buon esempio: i suoi volontari faranno i turni per tenere aperta la Chiesa di San Salvatore a Corte, nell'ambito della sua iniziativa di Monumenti Aperti. Aperti per Voi, Aperti alla speranza di un avvenire migliore.


Capua , 6 novembre 2014. Pompeo Pelagalli

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