Campanile della Cattedrale, un monumento con molti dettagli interessanti

duomo1.jpgInnanzitutto un caro saluto a tutti gli amici che seguono benevolmente questa mia rubrica e che intendono, lo spero ardentemente, battersi per dare giusto valore alla nostra città e ad essere pronti a difenderla in ogni dove. Ma, prima di iniziare questa seconda puntata, devo ringraziare tutta la redazione per l’entusiasmo con cui accoglie la mia iniziativa e per la preziosa collaborazione per le foto, la grafica e l’impaginazione che hanno fornito intorno al mio scritto. E…con tanti auguri per la nascita della piccola Ilaria in casa Bruno,casa di redattori, con l’auspicio che crescano i “capuani” quelli veri, quelli che “sentono” di esserlo…anche se, per questo sono destinati a soffrire.
Purtroppo, tutti i giorni ci lamentiamo delle stesse cose: i monumenti chiusi, la Pro Loco assente, Capuanova morta e sepolta, gli Amministratori che continuano ad affermare, contro ogni evidenza, che a Capua i turisti non vengono, e via disdicendo in una logorante noia di silenzi, omissioni e rassegnazione. Ma, cari amici miei, proprio in tanta indifferenza dobbiamo armarci di sane e stabili conoscenze e batterci per rovesciare il fronte e riportare ogni cosa nel sito che le compete.
Oggi, a questo proposito, voglio proporvi un cosa molto semplice: con una pizza o un tazza di caffè e pasticcini, seduti comodamente ai tavoli di uno dei locali di piazza Duomo, vi invito a guardare davanti a voi. Vedete l’ingresso della nostra Cattedrale con il portico sormontato dai Santi che hanno reso illustre la Chiesa capuana e poi….soffermatevi a guardare bene il campanile del Duomo. Concentrate la vostra attenzione sul basamento, non perdete i dettagli di questa robusta costruzione che ha resistito imperterrita a tante distruzioni, terremoti, assedi, bombardamenti, alluvioni e tante altre avversità. Notate subito che ai quattro lati vi sono delle eleganti e robuste colonne che incorniciano i grandi blocchi di pietra che costituiscono la vera base di tutto l’alto edificio del campanile, notate che su alcune di quelle pietre vi sono delle iscrizioni in latino, vi sono poi delle feritoie, guardate più in alto e scoprirete un grande mascherone sulla destra, di lato emerge una figura umana e sulla sinistra un essere mostruoso con uno strumento in mano. Ora non voglio disturbarvi oltre, deglutite bene e assaporate la vostra pizza, ma, dopo, non possiamo fare a meno di considerare la grande importanza di questo edificio, come si fa a non riconoscerlo, come possiamo ignorare le nostre origini, come si può essere tanto indifferenti di fronte a tanta grandezza! Chissà quante volte avete guardato le foto del vostro bambino, ora ormai adulto e attivamente responsabile, con quanta tenerezza e sentimento. Ebbene, è la stessa cosa per quelle pietre! Li c’è l’origine della nostra città, li c’è l’ansia, la tenacia, il coraggio, la saggezza e la grandezza del popolo da cui deriviamo. Si, quel primo basamento, poi ornato dalle colonne, è la prima costruzione che i capuani eressero, quando si spostarono definitivamente in quell’ansa del fiume Volturno, che una volta era “Casilinum”, cittadella romana a difesa del ponte eretto durante la Repubblica dal Senatore Appio Claudio cieco e porto fluviale della Capua antica.
Immaginate, siamo nell’856, i poveri capuani che avevano assistito alla definitiva distruzione della loro città nell’841 e all’incendio, forse doloso, delle loro case presso Sicopoli, oggi Triflisco, ove si erano rifugiati, giungono qui, al seguito del Conte longobardo Landone e del Vescovo Landulfo, in quest’ansa del Volturno ove ritengono di difendersi bene e cominciano subito a costruire la nuova città e con grande forza di volontà prendono le pietre già pronte della loro antica città cominciando da quelle dell’Anfiteatro Campano e usano quei grandi blocchi per meglio difendersi. Infatti, la base della torre campanaria del Duomo costituisce una prima torre difensiva che consentiva di tenere sotto controllo il ponte e le rive del fiume. Ecco che su una pietra resta la scritta in latino derivante dall’antico e diruto edificio di Capua antica, aprono una feritoia difensiva e inseriscono una chiave di volta di un arco con il grande mascherone, simile a quelle che si trovano inserite nella base del Palazzo del Governatore , oggi sede del Comune. E poi, la figura di un gladiatore ferito con una gamba spezzata, e ,quindi, un mostro a quattro zampe che tenta di suonare la cetra. Questi nostri progenitori non solo si preoccuparono di ristabilire l’unità e la dignità della loro civiltà ma ci misero anche l’impegno di stabilire la stretta connessione e la continuità con il loro grande passato. Dopo non ci fu più sosta e presto Capua nei suoi tanti edifici civili, religiosi e militari accende una vita luminosa ed esemplare che la condurrà ad essere sede di un grande Principato, faro di cultura e di grandi eventi religiosi fino ad essere la vera capitale di Terra di Lavoro, come in passato era stata la capitale della “Campania felix”. Certo, ora che la pizza l’avete anche digerita, ditemi, cari amici, come si fa a non essere fieri e orgogliosi delle origini della nostra città che costituisce e rinsalda nel tempo una grande civiltà? In tutta franchezza bastano queste poche considerazioni e riflessioni a prepararci per difenderla e farla conoscere innanzitutto ai cittadini, premere sugli indifferenti, spronare e stimolare gli Amministratori, incoraggiare i cosiddetti uomini di cultura che si limitano solo a ben figurare in ambiti elitari, richiamare l’attenzione e l’impegno dei giovani e delle associazioni giovanili, e, infine, richiamare i tanti turisti che non vengono più perché si sentono traditi e respinti. Allora è proprio vero: “Capua e…basta!”

 

Pompeo Pelagalli


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