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Capua. CARLO SANTAGATA: Medaglia d’Oro della Resistenza

carlosantagataSabato 5 ottobre p.v. ricorrera’ il 76° anniversario del martirio di Carlo Santagata, giovane sedicenne e nostro concittadino che, come asserisce Carlo De Vivo nel suo libro –memoria “ Capua nella tempesta”, vinse con il sacrificio della sua esistenza, là dove aveva fallito con la sua coraggiosa azione. Carlo ebbe uno scontro personale con un intero drappello di soldati tedeschi. Ed è doveroso rievocare la sua fulgida figura, eroe della Resistenza, in quei particolari momenti di angoscia e di paura, in cui il coraggio era merce rara. Lo stesso Roberto Battaglia nel suo libro “ Storia della Resistenza” scrive testualmente : ….Insorge Capua presso le cui porte combatte strenuamente il giovinetto sedicenne Carlo Santagata finche’ non viene catturato, seviziato ed impiccato dai nazisti”. Il giovane Carlo fu infatti impiccato ad un albero di gelso in via S. Maria Capua Vetere, dove oggi c’e’ un monumento a lui dedicato e dove è ancora visibile lo stesso gelso da cui penzolò il suo corpo, prima impiccato e dopo, pur gia’ morto, mitragliato. Carlo Santagata era nato a Portici il 18 settembre del 1927 da Giuseppe e da Consolante Cira. Si trasferì con la famiglia a Capua il 17 dicembre del 1936. Furono gli stessi soldati tedeschi a raccontare l’attacco e le gravi perdite subite per opera di Carlo; la cattura del giovane avvenne dopo che il nostro eroe aveva esaurito le bombe a mano e gli si era inceppato il mitra. I tedeschi descrissero, anche, le sevizie che gli procurarono prima di impiccarlo, come prevedeva un ordine dello stesso Hitler, che stabiliva la fucilazione sul posto per chi venisse trovato in possesso di armi e l’impiccagione per chi avesse usato le armi contro le truppe tedesche. Dopo il tragico epilogo dello scontro, la salma fu recuperata e trasportata a S. Maria Capua Vetere per il dovuto riconoscimento ed il 15 gennaio del 1948 fu comunicato ufficialmente al Comune di Capua il suo decesso. Ma è noto solo a tutti coloro che hanno avuto il desiderio di informarsi , che il nostro Carlo ha ricevuto la Medaglia d’oro alla Resistenza anche grazie alla coraggiosa azione di un altro nostro carissimo e compianto concittadino: il tenente Alessandro De Rosa. Il De Rosa combattè proprio contro il raparto tedesco che aveva seviziato e poi impiccato Santagata. Io stesso ricordo che , in occasione della visita ai defunti del 2 novembre quando al cimitero si andava a piedi, il mio sguardo guardava fisso quel cappio appeso al gelso. Poi la stessa pianta di gelso ha inglobato il cappio che comunque è ancora là. All’interno del CIPPO vi e’ una massiccia lapide con le motivazioni scritte da Benedetto Croce. Ma perche’ accadde quello che e’ poi passato alla storia come il più fulgido esempio della Resistenza capuana ? La mattina del 5 ottobre Carlo Santagata, in bicicletta, proveniva da S. Maria Capua Vetere, dove era andato a comprare del pane per la famiglia. Giunto al bivio che dalla via Santa Maria Capua Vetere dà sulla strada che porta all’ex campo profughi, fu fermato dai tedeschi, perquisito e derubato non solo del pane ma anche del suo prezioso orologio a cui teneva particolarmente perche’ gli era stato donato dal padre Giuseppe. L’umiliazione e la prepotenza subita lo fece talmente infuriare al punto tale che si recò di corsa al macello comunale e prelevò da un sicuro nascondiglio un fucile mitragliatore e diverse bombe a mano che sapeva già ben usare. Per non incappare in un altro posto di blocco tedesco, che era appostato presso il trivio “Auriemma”, attraversò la piazza D’Armi e sbucò sulla via Appia proprio all’altezza del palazzo Petito. A niente valsero le raccomandazioni della signora Petito che gli sconsigliò con tutto l’ amore di mamma di non andare incontro alla morte. Ma Carlo che aveva deciso di vendicarsi e di pareggiare il conto, si avviò di slancio verso il suo Martirio. Lanciò molte bombe a mano che inflissero gravi perdite al reparto tedesco, poi ,finite le bombe a mano, passò a mitragliare gli altri tedeschi fino a quando il fucile mitragliatore si inceppò, permettendo ai nemici tedeschi di accerchiarlo e di catturarlo. Fu legato e dopo tremende percosse, senza alcuna pietà ma con la ferocia di belve assetate di sangue, gli furono spezzate le ginocchia con i calci dei fucili. Chi, da lontano, si trovò ad assistere alla sua carneficina terstimoniò che le grida di dolore di Carlo arrivavano a centinaia di metri. Alla fine i tedeschi presero un filo di ferro, prepararono un cappio e lo impiccarono al gelso che è, miracolosamente, ancora vegeto. Non sazi, dopo averlo impiccato, mitragliarono il suo giovane corpo esanime e lo lasciarono penzoloni a guisa di avvertimento e monito a tutti i giovani capuani. Ma il loro ammonimento non venne raccolto, anzi aumentò lo sdegno e l’azione partigiana che permise, anche con altre gravi perdite umane, l’entrata dei soldati inglesi in Capua. Era arrivata la tanto agognata liberazione di una Citta’ che aveva strenuamente combattuto i nazisti. Capua, città martire, e’ stata decorata della Medaglia d’Oro al Valor Ciivile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nella Reggia di Caserta. Ecco perche’ non dobbiamo dimenticare mai chi ha donato la libertà a prezzo della propria vita.

 

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