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Capua. Il calvario di Capua: dal bombardamento del 9 settembre 1943 alla liberazione

005Quattro giorni fa, per il 76° anno, abbiamo ricordato solennemente l’inaspettato, furioso e devastante bombardamento che subì la nostra Città alle 9.10 del 9 settembre 1943.Fu uno dei bombardamenti più devastanti della Seconda Guerra Mondiale sull’intero territorio italiano. Quella indimenticabile mattina molte famiglie capuane stavano facendo ritorno alle loro case, dopo aver dovuto patire “un esilio” per effetto di uno “sfollamento” dei concittadini verso i paesi limitrofi. La mia famiglia, ad esempio, si trasferì a Riardo, dove viveva la compianta sorella di mia madre, zia Nanninella. Tutti gli animi erano tornati sereni fino a quando si udì il rombo di una grossa formazione di fortezze volanti americane che solcavano il cielo di Capua. Poche ore prima, l’8 settembre, c’era stato l’Armistizio e tutti, felici di aver ritrovato la pace e la serenità, salutarono con somma gioia gli aerei ritenuti “amici”. Ma la quiete e la serenità durarono appena qualche minuto e i fazzoletti con i quali avevano salutato gli aerei, ritenuti amici, furono immediatamente usati per tamponare il sangue delle ferite, almeno per chi ebbe il tempo ed il modo di poterlo fare. Tonnellate e tonnellate di bombe si abbatterono sulla bellissima “Regina del Volturno” ed in pochi minuti Capua perse il 75% del suo abitato, dei suoi monumenti più belli, dei suoi palazzi principeschi, delle sue austere piazze e la distruzione della sua celebre Basilica Cattedrale, che era una delle più belle, se non la più bella di tutta l’Italia Meridionale. Fu una doppia tragedia perche’ dagli ordini diramati dalle forze aeree strategiche americane, in seguito, e’ poi risultato che l’obiettivo primario era l’abbattimento dei ponti sul Volturno e del ponte ferroviario, per impedire alle forze tedesche di raggiungere la Città di Cassino, dove vi fu uno scontro epocale impresso ancora negli annali di storia italiana.
Capua durante il corso della sua gloriosa ed immensa storia, non e’ mai venuta meno agli appuntamenti di distruzione e di morte, come quello del 9 settembre 1943, che oggi, solennemente, vuole ricordare.
Il bombardamento di quell’infausto giorno, come gia’ vi ho detto , causò la distruzione del 75% della Città e 1062 morti. Non si e’ mai potuto stilare un elenco nominativo definitivo per ricordarli tutti, perche’ molti sono stati indicati solo con un numero,in quanto sconosciuti. Dinanzi alla vecchia caserma dei Carabinieri, perirono quasi tutti i componenti di una colonna di 300 soldati, che fu sorpresa dal bombardamento e insieme ad essi perirono anche quasi tutti i carabinieri in servizio nella caserma. La Pretura fu colpita e centrata in pieno e in essa perirono il Pretore Ferorelli che fu trovato cadavere sotto una scrivania abbracciato con la piccola Vincenzina Carbone, di soli tre anni, figlia del compianto Renato Carbone, che prestava servizio nella Pretura. Nella stessa pretura trovò la morte anche l’avvocato Gaetano Treppiccione. Il Pretore al primo scoppio delle bombe prese la bimba e la strinse a se nell’atto di proteggerla. Il nostro concittadino Domenico Papa fu trovato cadavere in un portone di via Gran Priorato di Malta; Luisa D’Ambrosio, Matilde Aulicino e Mario Cicchitto e moltissimi altri, trovarono la morte nel ricovero del Pirotecnico Esercito. Ricciardi Bartolomeo, un cugino di mio padre, mori sotto le macerie della Cattedrale e nella stessa giornata trovarono terribile morte due dei suoi figli, Rosa e Mario ed i figli di quest’ultimo Andreana, Giuseppe e Rosa; il più grande aveva 5 anni ! L’infermiere Casale Francesco Paolo fu trovato cadavere sotto le macerie di un’abitazione nei pressi del Monumento ai Caduti. Molti altri nostri concittadini rimasero prigionieri della macerie e le loro grida d’aiuto e i loro lamenti furono uditi per doversi giorni; la piccola Assunta Bellini trovò tragica morte sotto il bancone della farmacia di via Duomo, dove la madre per proteggerla dalle macerie e dalle schegge delle bombe l’aveva ricoverata. Fu udita per alcuni giorni invocare la mamma e poi…arrivo’ la morte ! A via Roma, e precisamente, nelle macerie del Palazzo Ingicco, gridarono aiuto Umberto Martucci, Elena Manzi, Maria Ingicco, il fratello Sandro Ingicco e la loro madre. Ma, continua a raccontare Vittorio Sortini, l’ odissea dei sopravvissuti fu quella di individuare il luogo in cui i loro congiunti si trovassero al momento cruciale del bombardamento; e fu un terribile incrociare di domande e di tentativi di scavare, nella speranza, che mai venne meno, di poter almeno piangere, su una tomba. Con il bombardamento del 9 settembre si concludeva il primo tragico ciclo di sofferenze iniziato il 15 e continuato il 16 e 17,18, 21, 27 e 28 di luglio del 1943 con i primi attacchi aerei e alcuni pesanti mitragliamenti. Il 4 agosto vi fu un ulteriore mitragliamento che anticipò i bombardamenti del 20 e quello del 26 agosto. Quest’ultimo fu abbastanza luttuoso perchè gli aerei che volavano a bassa quota mitragliavano tutte le persone che riuscivano a scorgere. Le vittime furono più di venti. Poi arrivò il più pesante, quello del 9 settembre che, come già ho ampiamente detto, mise in ginocchio tutta la Città di Capua. Oltre la distruzione di gran parte della nostra bellissima Cattedrale fu distrutto quasi totalmente anche il prestigioso Museo Campano, uno dei più preziosi scrigni di cimeli del meridione; il vecchio e caro ponte Romano, che aveva resistito per decine e decine di secoli ad assedi e potenti alluvioni nonchè moltissime antiche Chiese, insieme ad altre memorie storiche, furono letteralmente rase al suolo. Ma il martirio della grande Capua non era ancora finito; dopo il tragico bombardamento, la sofferenza continuò con la gloriosa Resistenza che aggiunse lotte, dolori ed immani sacrifici ai cittadini capuani, evidenziando, nello stesso tempo, il loro coraggio. Capua pagò, comunque, più di ogni altra Città di Terra di Lavoro, il maggior tributo di sangue, con oltre decine e decine di morti trucidati o morti nei combattimenti contro i tedeschi. E, come sempre, pagò il più doloroso ma anche il più glorioso tributo alla Resistenza. Ma di questo parleremo nei prossimi giorni per prepararci al ricordo di Carlo Santagata e dei tanti partigiani capuani che offrirono la loro stessa vita per la nostra libertà.
Viva Capua oggi e sempre!

 

Camillo Ferrara

 

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