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Capua. Piazza Commestibili negli anni’70 (3° puntata)

003Nelle precedenti due puntate abbiamo parlato di piazza Etiopia, o Commestibili o, come e’ chiamata da tutti i capuani, “ mmiez’’a chiazza”. Abbiamo ricordato molte figure di venditori ambulanti che, avendo fatto la storia di quell’indimenticabile mercato, sono rimasti nella mente dei cittadini capuani più avanti con l’età !. Questa volta faremo un excursus sul mercato di “ mmiez’a cchiazza” degli anni ’70. Per non sbagliare mi sono rivolto ai parenti del compianto Costantino Palladino, un personaggio che tutti abbiamo conosciuto e che ancora ricordiamo con tanto affetto e nostalgia. E loro, disponibilissimi, mi hanno aiutato a far venire a galla molti ricordi nella mia mente. In quegli anni il mercato era ancora vivo anche se nella città di Capua iniziava a crescere il numero dei negozi di frutta e verdura rionali; punti vendita che poi riuscirono, con il tempo, a prendere il sopravvento e a far scomparire per sempre lo storico mercato di Piazza amatoriorum, come veniva chiamata nei tempi più remoti. Nei pressi della Cappella di Maria SS. Assunta in Cielo, dove oggi c’e’ il porticato della Cattedrale, avevano il loro posto di vendita un certo sig. Caruso, poi Vincenzo Palladino, detto ‘o diavulillo, perchè quando si arrabbiava invece di lanciare bestemmie sacrileghe, gridava : mannaggia a ‘o diavulillo ! Dopo la postazione di Vicienzo ‘o diavulillo c’era ‘o puosto di Ciro Esposito, figlio ‘e Tatonno ‘o ficaiuolo, poi di Vincenzo De Rosa, poi di Armando di Cecio, poi di Carminiello Palladino, poi di tal Ricciardi e in ultimo del signor Farina. Seguiva, se vi ricordate, la lunga banca dei fratelli Alfano. Nella parte di fronte a questi c’era il noto Criscenzo che vendeva frutta di prima scelta, poi il banco del pesce fresco di Mimì Pesa, poi seguiva un altro banco di pesce fresco, quello di Gaetano Viggiano, poi quella di Benito De Rosa, che passava il tempo più a “ pittare quadri” che a vendere la sua buona merce. La madre di questi , la buonanima della signore Rosa, era celebre per le “ pupaccelle” che vendeva nei giorni antecedenti il Natale. Seguiva Francesco Palladino e, dulcis in fundo, Pasquale Farina. Al centro della piazza c’era il banco del signor De Cicco, detto il cassinese , poi la bancarella di Luigi Di Monaco detto Luigi ‘e ll’aulive , poi il già nominato Costantino Palladino che ,negli ultimi tempi, vendeva odori e zucca al grido indimenticabile : ‘a cucozza e’ ‘o mmeglio mangia’ ! Per chiudere c’era poi Anna Fiorentino detta Anna ‘a sciurara ,Graziano Pucillo detto Graziano ‘o ciuotto e Cesare Raia che vendevano anguille , “cefari” e ammarielle del Volturno, freschissimi e squisitissimi. Erano anche gli ultimi anni della gestione di “ donna Carulina a cchiazza” che andando nell’età avanzata dovette, suo malgrado, lasciare il suo indimenticabile negozio che ha servito molte generazioni ed era la bandiera di piazza Commestibili. Nel contempo fiorivano sempre di più i negozi di frutta e verdura a posto fisso e incominciava , lentamente, a morire il commercio degli ambulanti : la gente preferiva comprare sotto casa, dove poteva acquistare anche “ a scippo” cioè pagando a fine mese, quando il capofamiglia riceveva lo stipendio. La domenica, all’ora di pranzo, diventavano sempre di meno le voci dei “nucellare”, dei “tarallare”, dei venditori di gelsi, i cosidetti “ cievuze” che erano buonissimi e dolcissimi. Oltre ai venditori, che per la legge erano ambulanti, ma che avevano il loro posto fisso nella “ chiazza”, c’era un’altra numerosa schiera proveniente dai paesi limitrofi e, addirittura, da fuori provincia ! Facevano il “ porta a porta”, girovagando per tutto il centro storico che in quegli anni era popolatissimo : non c’era un solo “ basso” sfitto ! In via Duomo, dove io abitavo, ogni anno, in tempo di albicocche veniva un uomo di bassa statura che la gente chiamava, se non sbaglio, “ Dummineco” . Questo venditore entrava nei palazzi e attirava l’attenzione degli inquilini mostrando la sua meravigliosa e fresca frutta appena “ coveta” che aveva un aroma che in me non e’ mai svanito ! Quando entrava nei palazzi annunziava, ad alta voce, la sua venuta con un “ so’ cu ‘a cannella ‘a dinta chesti crisommole” e seguitava con un “ Ie ve faccia magna’ pure ll’ossa”. Ed era veramente così perchè noi piccoli, dopo aver mangiato il frutto, cercavamo di rompere l’osso e mangiare anche la sostanza contenuta in esso. A maggio Capua si popolava di venditori di ciliegie e venditori di rose che la gente acquistava, con piacere, a mazzetti per porli davanti ai Santi o ai defunti; Capua era pregna del profumo della regina dei fiori ! Diceva il venditore di ciliegie : So’ senza passeggiere e faie dduie morze ll’una ! Tradotto : sono ciliegie senza vermi ( i passeggieri ) e talmente grosse che si devono mangiare in due bocconi ! Nel principio dell’autunno, di buon mattino arrivavano , dalla campagna capuana , anche i “ ficaiuole” e i venditori di gelsi ! Il piu’ noto era Tatonno ‘o ficaiuolo, ovvero Tatonno Esposito, che sostava con il suo carretto, trainato da un mulo, nello spazio dove oggi c’e’ il Bar Duomo. I venditori di gelsi si vedevano, quasi sempre, la domenica mattina e giravano le strade mandando , ad alta voce, il loro particolare richiamo : Mo’ ll’aggio covete, ‘e cievuze belle ! Di questi tempi,da fine aprile al 13 giugno, festività di S.Antonio, arrivavano da tutte le località i venditori di fragole . Senza voler offendere nessuno, quelle erano veramente fragole ! Fragole che non si sono più viste e mangiate, di un sapore unico ! C’era un venditore che arrivava dalla zona di Francolise , di cui ho dimenticato il nome, che bussava alle porte e prima che tu aprissi si annunciava con un roboante : so’ d’’o ciardino ‘e fravule ! Fravule fresche, fravule, fra ‘ ! In autunno c’era abbondanza di uva e molti erano i venditori, anche capuani, che compravano al mercato generale e rivendevano casa per casa. Molto diffusa ed acquistata era l’uva “ fravula “ ! Poi nei mercati, grazie ai trasporti più veloci, arrivò l’uva pugliese, l’uva salernitana, calabrese. La richiesta maggiore era per l’uva detta “ muscarella” che era dolcissima e saporitissima. Poi c’era l’uva a “ curnicella”. “ Signo’ acalate ‘o panaro ca e’ oro nun e’ uva chesta ! “ E i panieri si “ acalavano” e tornavano sopra con quel ben di Dio ! . Chiaramente la presenza di tanti ambulanti “ forestieri” faceva calare la vendita di quelli posizionati “ mmieza ‘a chiazza” i quali ,per contrastare e fare concorrenza ai rivali, assoldavano il notissimo “ Battista ‘o scupatore” che “ menava ‘o bando” per tutta la Città proponendo alle signore massaie , affacciate ai balconi, di andare ad acquistare i prodotti da lui propagandati a buon prezzo, in piazza Mercato. Ci sarebbero da raccontare ancora moltissimi aneddoti ma lo spazio concesso non me lo consente.! Vuol dire che farò lavorare ancora il mio cervello perche’ mi faccia ricordare altri episodi ed altri venditori.
Detto questo vi saluto cordialmente ed affettuosamente, dandovi appuntamento alla prossima.

 

di Camillo Ferrara

 

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