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Capua. La Pasqua a Capua... di Camillo Ferrara

rsz 1biglietto auguri pasqua 2016Una volta, quando arrivava la Santa Pasqua, anche la natura, precisa e puntuale, era in fiore, il cielo era piu’ limpido, gli alberi avevano già messo le prime foglie e pure il mare partecipava alla Resurrezione del Signore, offrendo l’azzurro intenso della sua acqua. La mattina del sabato santo, mentre la campane, suonando a distesa, annunziavano ai fedeli la risurrezione di Gesu’ Cristo e quindi, la fine dell’avara e “secca secca” Quaresima, accadeva qualcosa che sembrava miracoloso : le persone che si trovavano in chiesa, per strada, nel mercato, nel cmitero, in ospedale o in qualsiasi altra parte della città, amiche e anche, fino ad allora nemiche, si abbracciavano e si baciavano chiedendo rispettivamente perdono o promettendo una vita diversa, più rispetto, più amore ma soprattutto ringraziando il Signore Risorto. Oggi, purtroppo, complice l’ora tarda dell’annuncio della Resurrezione del Signore o, come volete, della Gloria, quell’indimenticabile spettacolo non si vede piu’ e molti, anzi moltissimi, sperano in un ripensamento della Chiesa per il ritorno ai vecchi tempi. I preparativi delle famiglie alla grande festa pasquale iniziavano giorni prima, addirittura, qualche settimana , quando i genitori provvedevano a portare i loro figli dai sarti per la confezione di abiti primaverili. All’epoca i ragazzini portavano i pantaloncini corti , una camicetta e un pullover di lana leggero mentre i piu’ fortunati, il vestitino nuovo. Ma tutti o quasi tutti si “ ncignavano” la mattina di Pasqua. Qualcuno lo faceva anche il Venerdì Santo per seguire, vestito a festa, la processione dell’Ecce Homo. Il Venerdì Santo , gia’ di buon mattino, stazionavano, davanti alla Chiesa di S.Eligio , decine di ragazzini desiderosi di “ impossessarsi” di un pezzo della simbologia della Passione di Cristo per portarla in processione. C’era la colonna, il teschio con la Croce, la frusta, la lancia, la spugna, ecc. Molti restavano a bocca asciutta e molti restavano delusi perche’, giustamente, non ce n’era per tutti.Non vi nascondo che accadeva pure che si ricorreva ai modi forti per accaparrarsi una crocetta o altro. Si partiva alle nove precise e si girava quasi tutto il centro storico. Due erano le visite obbligate: quella all’ Ospedale Palasciano e quella al Carcere Mandamentale di Capua. Durante quest’ultima tappa , noi ragazzini assistavamo a scene certamente non adatte a noi e che ci hanno, probabilmente, segnati per la vita : accadeva che appena entrata la Statua dell’Ecce Homo, le guardie, ovvero i secondini, sbarravano il portone d’ingresso e facevano scendere, a turno, i “ carcerati” “. Scene che ci facevano letteralmente rabbrividire perche’ quasi tutti i detenuti, alla vista di Gesu’, si inginocchiavano e piangendo o gridando, invocavano perdono a gran voce, chiedendo pace per i loro familiari. Poi si andava all’Ospedale di Capua, nel nostro glorioso Palasciano, e lì assitevamo ad altre scene di preghiera e di pianto dei parenti degli ammalati piu’ gravi mentre il nostro piccolo cuore si riempiva di tristezza e di nuova compassione ! All’epoca non si faceva la Processione serale del Cristo Morto per cui una volta terminato l’INCONTRO in piazza dei Giudici, per la Citta’ di Capua era arrivata la Pasqua. Perche’ ? Perche’ la sera del Venerdì Santo tutti i “ forni” della città erano zeppi di clienti che andavano a rititare “ i ruoti” con i tortani “ ‘nzogna e pepe”, “ ‘a pigna ‘e taralle”, ‘e pastiere ‘e riso, e de grano , “ a pigna doce” e tutto quello che serviva per la giornata di Pasqua e per la gita di Pasquetta alla Reggia di Caserta, dove si dirigeva il novanta per cento dei capuani gitanti. E al forno si andava con le canestre perche’ c’era molto da ritirare. Figuratevi che personalmente ho assistito ad un espisodio che non ho più dimenticato per tutta la vita: nel forno di via Bartolomeo de Capua, gestito dal compianto Pasquale Canciello, detto “ ‘o fussitto”, la mattina del Giovedì Santo finirono i numeri di metalli che erano marcati su di una medaglia di metallo. Don Pasquale non aveva come contrassegnare “ ‘e ppigne” di una Signora e allora utilizzò dei grossi chiodi di ferro e li mise nei ruoti dicendo : questo e’ ‘o segno, chiste so’ ‘e ruote vuoste”. Quando si portava a casa tutto quel ben di Dio nulla si poteva toccare perche’ “ ce sta’ ‘o serpe a’ dinto”, così ci dicevano i nostri genitori, perche’ si doveva rispettare la morte di Gesu’. Mio padre, un Venerdì Santo a sera, a mia sorella che piangeva perche’ voleva anticipare la festa, disse : domani appena suona la gloria, papa’ ti fa mangiare tutto quello che vuoi ma mo’ he’ voglia ‘e chiagnere perche’ ‘e peccato ! ” Piazza dei Commestibili era zeppa di venditori ambulanti dove faceva da padrona “ ‘’a cecoria” , “‘a scarola” e “ ‘e vrucculille” per “ ’a menesta ammaretata”, che si faceva con “ ‘a saciccia ‘e pulmone, cu ‘annoglia ‘e rrecchie, ‘e ‘o musso ‘e puorche , debitamente salati ! Ed era un piatto quasi obbligatorio! . All’epoca, di questi giorni , piazza D’Armi e tutti i prati della Citta’ erano frequentati ed affollati da moltissimi cittadini che andavano, armati di coltelli e coltellini, a spiantare “ cicoria fresca”. E poi a tavola nel giorno della festa pasquale , noi ragazzini, aspettavamo con ansia e con vera e propria avidità la famosa “ fellata” che era una cascata di prosciutto, salame, ventresca, salciccia secca. L’agnello si mangiava in pochissime famiglie perche’ era “ ‘o pullasto a ‘o furno “ il secondo piatto preferito, perche’ erano tutti “ pizzeche ‘nterra “ ! .Poi frutta, o meglio “ nu bello fenucchio” ,che all’epoca erano saporitissimi e che ti aiutavano a digerire tutto quel bene di Dio e dulcis in fundo …’o casatiello e ’a pastiera ! Nel pomeriggio, a stomaco pieno, a Capua si usava andare, cu ‘a carruzzella alla Chiesa di S. Caterina, per bere l’acqua di S. Francesco e partecipare alla grande “ riffa” che facevano le suore francescane. Le “ carrozzelle” o meglio i cavalli, correvano come pazzi perche’ il conduttore li frustava per fare moltissimi “viaggi” e guadagnare bei soldi. Molti cavalli si azzoppavano e molti cittadini si ferivano perche’ cadevano dalle carrozze essendo ubriachi. Poi questa usanza sparì ed e’ rimasto solo nei ricordi di chi l’ha vissuta. All’epoca i liquori si facevano in casa, come a Natale, percio’ la bevanda alcolica preferita dai piu’ era il vino comprato da Peppe ‘ a Sesca, in via Bartolomeo De Capua, addo’ Bellini in Corso Gran Priorato di Malta, addo’ Campanile in via Seggio dei Cavalieri, addo’ Panico, all’Arco ‘e Santu Dumminico e addo’ Gennarino Ricciardi in via Duomo. Gli ingredienti per i dolci si dovevano comprare addo’ donna Carulina ‘a chiazza, i dolci , per chi li comprava, da Francesco Natale , in via Gran Priorato di Malta, da don Luigi Natale, sotto i portici, in via Duomo, da don Gaetano Giacobone , ‘ncopp’’o ponte , e a da Vicienzo Modugno detto ‘o ricciulillo, in Corso gran Priorato di Malta. Da farvi notare che il compianto don Michele Cipullo il giovedì santo , a sera, aveva la vetrina vuota avendo venduto tutta la merce esposta!!!! Don Michele, buonanima, aveva moltissimi clienti, specialmente a Caserta ed in altre Citta’ della provincia di Caserta.
E’ da evidenziare pure che durantre la settimana Santa fino al Sabato di Resurrezione i due Cinema di Capua , Ricciardi e Martucci, proiettavano solo fim di contenuto religioso o della Passione di Cristo come Ben Hur, la Tunica, I Dieci Comandamenti, i Gladiatori , il Re dei Re ecc.! Erano film che sapevano preparare il cuore e la mente alla Passione e alla morte e alla Resurrezione di Nostro Signore Gesu’ Cristo.
Ora non mi resta altro che augurare a tutti i lettori e a tutta la Redazione di Capuaonline una Santa Pasqua piena di fede, di amore, di salute e di pace.
Un abbraccio fraterno a tutti i miei cari concittadini , nessuno escluso!

 

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