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Capua. Le voci degli ambulanti capuani... di Camillo Ferrara

FB IMG 1509365632707Fino alla fine degli anni ’60 Capua, con le sue tradizioni popolari, sapeva offrire uno spettacolo di vita attiva, febbrile e di grande bellezza.
Specialmente nei quartieri piu’ poveri e piu’ popolati il tempo pareva scorrere con il ritmo di sempre nonostante fosse tutto cambiato con l’avvento del boom economico. Alle prime ore dell’alba, la Citta’ gia’ si animava e le strade, le piazze e i vicoli diventavano occasione di incontro e di mercato. Nonostante il progresso, continuavano a vivere, all’aperto piu’ che al chiuso, gli antichi mestieri. I fabbri e i falegnami, ad esempio, lavoravano all’aperto; c’era una spontaneita’ e una semplicita’ popolare che resistevano, come gia’ detto, al trionfo del boom economico che avanzava imperterrito in tutti campi. Resistevano ancora i piccoli rivenditori, i piccoli artigiani e i faccendieri che erano gelosi ed orgogliosi del loro costume e della loro condizione sociale. C’era una marea di venditori girovaghi che con le loro ceste sulla testa o con il braccio infilato nel manico dei panieri, lanciavano il loro grido per offrire la loro mercanzia.
Ad ogni angolo, in ogni vicolo, in ogni via, e in ogni “ puntone” ci si imbatteva nei “ mellunari” o nei “ trappari”, negli “ stagnari” , nei “sapunari” ecc...Ognuno di loro decantava la sua merce . Oltre a quelli che giravano per le nostre strade, c’erano molti venditori di prodotti agricoli che stazionavano in piazza dei Commestibili, ovvero “ mmiez’a chiazza” . I primi, i girovaghi, erano in numero nettamente superiore e ognuno dotato di cesta e di bilancia, oltre ai requisiti fisici essenziali: spalle larghe e gran voce stentorea che doveva raggiungere anche i piani piu’ alti. La partita con l’eventuale cliente si giocava sul peso e, naturalmente, sul prezzo. All’imbrunire le cantine di Capua si riempivano di questi coloriti personaggi che non rientravano a casa se non aver fatto prima una visita alla cantina di fiducia. Quelli a posto fisso si servivano, invece, del banditore, per propagandare la propria merce. A Capua , che io ricordi, di banditore ce n’era uno solo : Battista Di Monaco detto “Battista ‘o scupatore” che armato di una trombetta d’ottone, a forma di corno, girava per le strade attirando l’attenzione delle persone con la sua voce forte e portando in una mano un po’ della merce propogandata. Ma il primo girovago cittadino era il lattaio, nella persona del compianto e gentilissimo Franco Salis, che attirava l’attenzione delle persone ancora a letto con un fischietto molto particolare per farsi subito individuare. Il latte, freschissimo e buonissimo, in bottiglie di vetro da un litro, “ c’’o musso largo”, si produceva nella Latteria di Capua, dove conferiva il latte appena munto delle tante “masserie” di Capua. I resti di quella utilissima e bellissima azienda che occupava molti operai capuani si osservano ancora in via Grotte S.Lazzaro. Nelle stesse prime ore mattutine arrivava pure “ ‘a ranugnara” che con il suo inconfondibile grido “ nn’ata zuppa ranogne” girava tutte le strade di Capua finche’ non aveva finito di vendere tutte le povere rane.Nelle stesse ore insieme alla “ ranugnara”, una signora proveniente da qualche paese viciniore offriva “ ‘a nattulella fresca”, una sorta di panna del latte. Appena sorgeva il sole arrivavano a Capua decine di carretti ,trainati da asini o da muli, quelli che oggi si chiamano “coltivatori diretti” che venivano a vendere la loro merce freschissima ed anche a poco costo. Ricordo moltissimi di questi signori ed anche il loro “ grido” per invogliare gli avventori. Nella loro offerta, molte volte, c’era un doppio significato ! Ad esempio c’era un signore tarchiato e con un viso rosso, sanguigno, che arrivava verso le otto del mattino con il suo “ciuco” che tirava un carretto carico di zucchini . Gridava : teco ‘e cucuzzielle pe’ vvecchie prene ! o Tengo ‘e cumpare vuoste, cucuzzielle ! Un altro che chiamavano “Tore de carcioffole” che con un carico enorme di carciofi li offriva al grido “Te voglio fa’ vere’ quante te ne voglio vennere !”
Nelle stesse ore girovagava un vecchietto magrissimo ed altissimo che vendeva la cicoria . Era ricercatissimo nei giorni precedenti il Natale : ricordo bene che diceva “ Cecoria e carduccielle, ceco ‘” e finiva la merce in un battito promettendo e pigliando addirittur.a le prenotazioni !
Continua......

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