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Capua. Ettore Fieramosca e la disfida di Barletta

 

fieramosca1Il 13 febbraio 2019 ricorre il 516° anniversario della Disfida di Barletta. Non sono bastati 516 anni per dare l’interpretazione definitiva a quell’epico fatto d’armi che va, appunto, sotto il nome di Disfida di Barletta. In più di cinque secoli infatti, si sono scomodati scrittori, letterati, storici e cinema e teatro hanno realizzato opere anche apprezzabili. Eppure si discute ancora e, molto spesso si polemizza, sulle cause e soprattutto sui sentimenti che animarono quella sfida che pose di fronte tredici cavalieri italiani ed altrettanti boriosi cavalieri francesi. Niente e nessuno ha potuto chiudere nel dimenticatoio quel glorioso pomeriggio del 13 febbraio 1503 che ha consegnato alla storia Ettore Fieramosca da Capua e i suoi dodici prodi compagni. Molti scrittori hanno scelto la via mediana o meglio quella più moderata tra i due atteggiamenti con i quali si e’ guardato a quel lontano 13 febbraio; c’è chi ha giudicato la Disfida come un banale epilogo di una sbronza collettiva consumata in una cantina e chi ha esaltato, ancora oggi, il significato ricondotto all’insopprimibile anelito di libertà di una patria divisa e oppressa. Massimo D’Azeglio sottolinea, invece, nel suo famoso romanzo Ettore Fieramosca il sentimento di nazionalità italiana che ha infiammato la retorica celebrativa del suo fortunato scritto. Secondo l’autore , a parte la strategia degli spagnoli tesa a rinvigorire l’orgoglio degli italiani, quella comune sfida fra 26 soldati di ventura, si trasformò in una vera e propria sfida italica, aggressiva e rabbiosa e gli stessi cavalieri via via si fecero coinvolgere in una disputa che fini col farli diventare campioni italiani da consegnare alla storia. I tredici cavalieri, proprio perche’ italiani, furono selezionati da Prospero e Fabrizio Colonna e la scelta cadde, naturalmente fra i più valorosi. fieramosca2Tre erano i romani presi dalla compagnia di Colonna e cioe’ Brancaleone, Capoccio e Giovinale; due i siciliani della compagnia di Inigo Lopez –Albamonte e Salomone – mentre il resto veniva dalla compagnia del Duca di Termoli; quattro campani –Fieramosca da Capua, Aminale da Capua, Abignente da Sarno e Corollario da Napoli; due romagnoli –Romanello da Forlì e Riccio da Parma, un lombardo, Fanfulla da Lodi e un pugliese – Miale da Troia . Pare pero’ che i pugliesi fossero stati due perche’ sarebbe da annoverare anche Capoccio riportato come romano. Fortunatamente le due antiche dimore dei due capuani sono ancora in piedi anche se del Palazzo Fieramosca vi e’ rimasto solo la bellissima facciata, l’ingresso ed il porticato mentre quello di Abenavolo ha subito trasformazioni pur conservando ancora la bella facciata su Corso Gran Priorato di Malta e nella via intitolata al Ludovico, su un muro quasi cadente, vi si notano ancora alcune finestre ed alcuni ingressi originali. Ettore Fieramosca nacque a Capua nel 1476 da Rainaldo, barone di Roccadevandro, anche lui capitano di ventura e da una nobildonna della casa di Gaetano D’Aragona. Ebbe, da piccolo, un’ottima educazione umanistica e fu presto avviato alla carriera militare,cominciando dal gradino più basso, cioè come paggio alla Corte di Re Ferrante. Poiche’ non e’ possibile narrare la sua vita e tutte le sue vicissitudini, vi prometto di scrivere un articolo esclusivamente sulla sua vita. Ludovico Abenevolo detto Aminale, nacque a Capua, come Fieramosca, anche se la città di Terni ne rivendica la cittadinanza e morì nel suo feudo di Teano. fieramosca3Ludovico era “cavalier di sommo pregio il quale fu anche uno dei tredici combattenti nel duello con i Francesi, che gloriosamente portandosi, merito’ un donativo di terre”. Sul finire della sua giornata terrena si ritirò a Teano, non prima di aver avuto l’onore di baciare la mano dell’imperatore Carlo V , di passaggio per Capua, che in quella occasione gli accorso’ la tenuta di Lucignano e di Trentola.
Altra Capua, altra storia, altra gloria !!

 

 

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