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Capua. Ciccio capuchiatta e Alfonso ‘o pulizzascarpe. Di Camillo Ferrara

personaggi capuaniNegli anni 50/60 due personaggi molto popolari, anzi popolarissimi , entrambi di professione “ lustrascarpe”, vivacizzavano la vita della Città di Capua, in modo speciale di piazza dei Giudici e del Corso Appio, per il tratto che va dal Comune a piazza Marconi, ovvero piazza dell’Annunziata. I due, acerrimi nemici lavorativamente parlando, si contendevano i clienti a suon di insulti e micacce , condite anche con qualche lancio di spazzole. Il primo si chiamava Accarrino Francesco, fu Davide, ed era nativo della vicina Casaluce, l’altro si chiamava De Martino Alfonso ed era nativo di Napoli. E’ inutile dirvi che erano la delizia dei moltissimi frequentatori di piazza dei Giudici che, per portare al massimo il loro divertimento, mettevano “ ‘nciuci” tra i due, che immediatamente passavano alle vie di fatto. Il più famoso era Ciccio detto “ capuchiatto”, perche’ era nato affetto da nanismo. Ciccio aveva anche un passato molto discusso perche’ era stato molto addentro al Fascio che, nell’anteguerra, era allocato in via Duomo, nei locali della vecchia Pretura. Molti gli addebitavano la grave responsabilità di essere non solo un confidente dei fascisti ma pure di aver contribuito, con le sue informazioni, al licenziamento di molti nostri concittadini che avevano rifiutato la tessera del partito mussoliniano. Ma non e’ di questo che ci dobbiamo occupare ma di ben altre cose. Ciccio era sposato con una cittadina di S.Angelo in Formis e abitava in due stanze , a piano terra; Ciccio suonava le campane e aiutava la sagrestana, tale Cuncetta ‘a piattina, perchè aveva i piedi piatti, a “ guardare la Chiesa” e a provvedere a quanto gli veniva richiesto. Era anche un tantino irascibile e criticava chiunque gli passasse accanto. Una volta venne a Capua il Circo Togni e mise tenda in piazza Umberto I°. Immediatamente la cerchia dei “ sfuttutori “ si mise in azione e si recò nel Circo per parlare con il popolarissimo nano di fama mondiale ,tale “ Baconca” . Lo portarono all’ingresso di via Corte della Bagliva, gli fecero vedere, da lontano, chi era Ciccio e gli chiesero di avvicinarlo e salutarlo con un forte abbraccio al grido di “ Ciao fratello, come stai”? Baconca, che era un tipo spiritosissimo accettò subito l’incarico e si diresse immediatamente da Ciccio gridando ad alta voce “ Ciao fratello mio, come stai” ?. Immediatamente Ciccio gli rispose, con tutta la rabbia, “ ma chi te cunosce, va a ffa’ mmoccva a chi te muorto”. Risate a crepapelle quando Baconca insistette nel saluto e Ciccio, vistosi perso, tentò di versargli addosso il contenitore della tintura per le scarpe. Io stesso, con una quindicina di amici, tutte le sere lo accompagnavamo a casa tenendo però le debite distanze perche’ Ciccio faceva volare il bastone in un attimo e se ti colpiva ti faceva malissimo. Erano gli anni sessanta ed io suonavo la batteria. Un giorno andai a Napoli, con i miei amici del complesso, e comprai una trombetta piccolissima che non superava i sei, sette centimetri : serviva ogni tanto, quando suonavamo dei pezzi allegri, tipo samba. Una sera la portai con me e al grido “ Ue’ Ciccio siente sie’” accennai il motivo della carica della cavalleria. E lui di rimando “ Chesta ‘a sunava mammeta quannno venette ‘a cavalleria “ ! Ma questi sono solo due episodi tra i tanti che potrei raccontare. Il marteì grasso del Carnevale del 1962, con gli amici partecipavamo, con un gruppo mascherato chiamato “ Studio Uno” al Carnevale di Capua e, contentissimi, cantavamo e ci divertivamo. Quando arrivammo vicino all’Ospedale Palasciano, il custode, il compianto don Peppe Buonanno, uscì dal nosocomio e ci pregò di non cantare e fare baccano perchè era morto il nostro caro Ciccio a cui, nonostante tutto, volevamo tantissimo bene. Il risultato fu che ci ritirammo a casa immediatamente per partecipare al lutto. Di Alfonso ‘o pulizzascarpe, invece, e’ ancora di dominio pubblico quello che vi racconto e che e’ pura verita’. Alfonso,un giorno , mori di colpo e ,dopo i funerali, le sue spoglie furono portate al cimitero di Capua e sistemate, per la notte,come per legge, nella Sala Mortuaria. All’epoca per essere avvertiti da eventuali “ risvegli” delle persone decedute, si usava mettere al polso del morto una cordicella che era collegata ad una campanella. Ebbene Alfonso, che era stato vittima di una catalessi, cioè di morte apparente, si svegliò e, chiaramente destò anche il custode, don Michele Bizzoco, che accorse subito giù per rendersi conto di cosa stava accadendo. Quello che vi dico mi e’ stato riferito da una persona presente. Quando don Michele scese all’ingresso del Cimitero trovò Alfonso che armeggiava vicino al cancello per uscire. Quando il custode lo vide gli disse “ ma che state facenno ! E Alfonso : “Voglio ascì e me ne voglio ìre a ‘ casa”. Di rimando il custode gli rispose: Ma a cchest’ora addo’ iate, venite ‘ncoppo e appena se fa’ iuorno vene iate. La persona confidente mi disse che giocarono a carte fino a quando albeggio’. E quando Alfonso arrivò nel Centro di Capua, si presentò in piazza dei Giudici, che allora era sempre affollata, provocò il fuggi fuggi generale. Insomma cos’’e pazze ca sulo a Capua putevano succerer !! Ci vorrebbero ore e ore per raccontarvi tantissimi episodi che ebbero per protagonisti Ciccio e Alfonso che, vi posso assicurare, mancano moltissimo alla nostra Città, in quanto, pur se si sbeffeggiavano a vicenda, si rispettavano e si volevano anche bene, tant’è che quando uno dei due stava male, l’altro non poteva fare a meno di informarsi più volte al giorno delle condizioni del collega ammalato. Cose della bella Capua che fu. Grazie per avermi letto.

 

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