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Capua. Il Natale “capuano” degli anni ‘ 50 / ‘60. Di Camillo Ferrara

 

natale camilloPassa il tempo e con esso mutano usi e costumi degli uomini; anche le usanze del Santo Natale di Nostro Signore hanno subito dei cambiamenti ed ecco che fa’ bene al cuore e allo spirito delle persone della mia età, e non solo, andare con la mente ai tempi che furono, quando la festa più bella dell’anno era tutta semplicità e solennità , in modo particolare nella nostra Regione. Per quanto riguarda il Natale capuano e, per intenderci, quelli del dopoguerra fino alla metà degli anni ’60, quando Natale era Natale, la Vigilia di Natale era solo il punto finale della “psicosi natalizia” collettiva. Il mercato di piazza Commestibili, alias “ mmiez’’o mercato” era zeppo ,fino al limite, di mercanzie culinarie. I negozi di generi alimentari, come quelli di Ninuccio ‘a Paparella , nel Corso Appio, di don Filippo Zaccariello, della signora Persechino in via Duomo, di Beatrice Addelio a Porta Napoli, di Gennaro Madonna in via Principi Normanni, di Carmine De Maio e dei Fratelli Giuseppe e Gennaro Paternostro in Corso Gran Priorato di Malta (ed altri che in questo momento mi sfuggono) erano zeppi fino al limite di prodotti culinari: salumi e cibarie di ogni specie e di ogni marca. Le botteghe, per l’occasione , erano addobbate con festoni, drappi, lampadine colorate, fichisecchi, trecce di castagne, mandorle, sottaceti e di tutto il ben di Dio. La sera dell’antivigilia, mmiez’’a chiazza era una festa unica e indescrivibile ! I venditori facevano la “ nuttata” confortati da donna Carolina De Blasio, che per l’occasione restava aperta con il suo negozio di leccornie che profumava di Natale, pronta a soccorrerli con un buon bicchierino di anice e “rumma” per riscaldarli. Impossibile dimenticare le bancarelle addobbate con le famose parate di frutta secca, di scarole attaccate,di sottaceti “ di casa” e dei banchi di pesce, di frutti di mare di Nanninella ‘a Pisciaiola, ‘e Graziella ‘a pisciaiola, ‘e Salvatore Viggiano che con le loro “ chiamate” creavano un clima di festa irripetibile.! Il re della serata era il “capitone “ che era tenuto vivo in grosse vasche di legno con l’acqua corrente. Al grido di “ a 500 lire ‘o vivo e a 400 lire ‘o muorto” veniva venduta tutta la vasca e non ne restava nemmeno uno ! Questo re sgusciante, ogni tanto, sfuggiva alla presa dei venditori e una volta a terra, cercava riparo sotto qualche auto in sosta o dietro a qualche sporta di pesce. Il capitone doveva essere vivo altrimenti non si comprava. Quelli morti venivano poi dati a prezzo più basso alla fine della giornata della Vigilia. E molta gente aspettava proprio quel momento per fare l’affare ! Alla sera sulla tavola coperta da una rigorosa tovaglia nuova, dopo l’augurio che i genitori davano ai figli raccomandandoli al Bambino Gesu’ che nasceva, comparivano sulla tavola i piatti fumanti come i rigorosi vermicelli a vongole, alle cozze, il capitone cucinato al limone, fritto, al forno, arrostito, alla marinara, allo spiedo e in tanti altri modi. Poi era il turno dei cefali o delle spigole, la rigorosa frittura di calamari e di triglie e tanto altro ben di Dio. Dopo una sosta dedicata all’insalata di rinforzo, arrivava poi la frutta secca, il famosissimo “ sportiello “ con noci, castagne, mandorle,nocciole, nocelline, datteri, e dulcis in fundo, le “ guantiere” di dolci di tutte le specie : struffoli, mostaccioli, roccoco’, torroni , paste reali, panettone fatto in casa. Prima della Vigilia, la vera festa più del Natale, ognuno in casa si adoperava a fare qualcosa. Il genitore usciva e rientrava per le ultime compere; i figli più grandi si dedicavano agli ultimi ritocchi del presepe e i piu’ piccoli erano intenti a mettere le ultime palline sull’albero di Natale che , in quegli anni iniziava a diffondersi accanto al tradizionale presepe. Le madri , come al solito, erano applicate in cucina a preparare il gran cenone al termine del quale tutta la famiglia giocava alla tombola e ci si tratteneva fino a qualche minuto prima della mezzanotte. All’ora precisa i genitori si alzavano e con tutta la famiglia ci si posizionava davanti al presepe dove, alla mezzanotte in punto, il più piccolo della famiglia deponeva nella grotta del presepe la statuetta del Bambin Gesù in mezzo alla Vergine Maria e a S.Giuseppe. Poi tutti insieme si cantava “ Tu scendi dalle stelle “ e si scambiavano abbracci e gli auguri di salute, di pace e di prosperita’. Non vi nascondo che in questo momento , ricordando quella Santa Notte e chi non c’e’ più, gli occhi mi si sono riempiti di lacrime per la commozione. Lo so’ che quei Natali non torneranno piu’, per tante ragioni, ma il sottoscritto ,ogni anno, fa’ finta di essere ancora bambino e se lo gode in tutta la sua solennita’ e semplicita’ !!!


Camillo Ferrara

 

 

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