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Capua. Natale a Capua…Quando in tavola c’erano anguille e capitoni pescati esclusivamente nel nostro fiume Volturno.

FB IMG 1509365632707E’ assodato che il Natale è la festa più bella dell’anno, piena di solennità e di poesia! Ogni anno fa’ affiorare nella nostra mente e nel nostro cuore tanti ricordi del passato e specialmente della nostra infanzia. Natale, per antonomasia, è la festa della famiglia perchè, nonostante i tempi siano cambiati, ed io penso in peggio, per quanto riguarda la nostra tradizione natalizia, riesce ancora ad unire un po’ tutti intorno al focolare domestico. Nello stesso tempo, però, fa’ aumentare il senso di solitudine in coloro che non hanno più famiglia e più affetti !. I Natali capuani, fino agli anni sessanta, sono stati indimenticabili per chi ha avuto la fortuna di viverli. A parte che, rispetto ad oggi, c’era un clima di festa generale, sia nelle case dei ricchi come in quelle dei poveri ! Il 23 dicembre, per antichissima tradizione, i venditori di piazza Commestibili, ovvero di “ mmiez’a chiazza”, facevano “ ‘a nuttata”, perche’ le bancarelle talmente erano ben preparate, con corone di mirto, con “’nsert’’e castagne” ed altro, tant’è che non conveniva disfarle per mancanza del tempo necessario per riprepararle. Ed era uno spettacolo a dir poco meraviglioso : vi erano centinaia di persone a comprare “ ‘o spurtiello”, ‘o baccala’ bagnato, pesce di ogni genere e anguille e capitoni pescati esclusivamente nel nostro Volturno. Campeggiavano “‘e parate” di Costantino Palladino, di Rosa Montanino, di Maria Buglione, di Lisetta con il figlio Tommaso Montebello, di Luigi ‘e ll’aulive, di Assuntina ‘e ll’uoglio, ‘e Vicienzo ‘o lupo, ‘e Graziano Pucillo detto ‘o ciuotto e di Cesare Raia che vendevano esclusivamente anguille e capitoni del nostro fiume; ancora di Alberto Ambrosino, detto ‘o bruttone, del cumpare Farina, di don Peppe Luongo, di Tatonno ‘o putazziello, e tanti altri che ho davanti agli occhi ma di cui non ricordo i nomi. Le macellerie di Carmela Ingicco, di Pasquale Ingicco, le pescherie di Graziella ‘a pisciaiola, di Salvatore Viggiano , in piazza Duomo, che allestivano banche meravigliose con pesce di ogni genere….insomma un qualcosa di straordinario che e’ rimasto impresso nei nostri occhi e nei cuori. A parte Battista Di Monaco, detto ‘o scupatore, che pubblicizzava la merce in vendita al suono del suo corno di ottone, c’era pure qualche cantastorie che propagandava “ La cantata dei Pastori”, usanza questa finita anch’essa nel dimenticatoio. A Capua la presentava, ogni anno, il compianto Nicola Russo che la faceva recitare, sotto la sua direzione, nel Teatro Ricciardi, tra risate, sberleffi ed anche qualche pernacchietto. Ma c’erano anche luoghi di cultura dove si recitavano poesie natalizie, meravigliose esposizioni di presepi lungo le strade, nei famosi bassi, presepi bellissimi fatti con grandissima arte e con tanta fede. Natali indimenticabili ! Insomma anche in questo campo Capua non era seconda a nessuno!!


Camillo Ferrara

 

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