Banner

Capua. Ogni giorno sulle nostre tavole PASTA o ‘e maccaruni”

MagoChico-2Ogni giorno sulle nostre tavole e specialmente su quelle del sud-Italia, all’ora di pranzo, protagonista è un alimento di cui pochi sanno fare a meno: la PASTA o se vi piace di più, i Maccheroni, che da noi sono chiamati, in dialetto, ‘e maccaruni”. Ma vi siete mai chiesti chi e come ha “ inventato “ questa delizia’? Questo argomento, sotto forma di una novella, fu trattato dalla famosa scrittrice Matilde Serao, la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, Il Corriere di Roma, esperienza successivamente ripetuta con il quotidiano “Il Giorno”. Negli anni '20 fu anche candidata sei volte, senza mai ottenerlo, al Premio Nobel per la letteratura. In una sua opera, e precisamente nelle sue “ Leggende napoletane” ci racconta in una bella novella che vede nella città di Napoli la nascita dei maccheroni, anche se questa ipotesi è considerata, dai molti, solo ed esclusivamente una favola. Secondo Matilde Serao, al tempo di Federico II di Svevia, a Napoli, nella zona denominata Seggio di Portanova, precisamente in via dei Cortellari, vi era un piccolo palazzo di quattro piani nel quale avevano preso alloggio alcune donnine di “ una casa di appuntamento “, uno strozzino di origine ebrea, una bella coppia di truffatori ed un mago , o se volete uno stregone, che si chiamava Chico. Insomma era un palazzo talmente malfamato che più malfamato non ce n’era nella Napoli dell’epoca. Il mago Chico, come si suol dire, non si faceva vedere e non si faceva sentire nemmeno dagli stessi coinquilini perchè sempre occupato a studiare e a provare continuamente sempre nuovi esperimenti di natura chimica. Tutti erano presi dalla curiosità di conoscere gli esperimenti di Chico ma nulla trapelava dalla sua abitazione se non, nelle ore serali, una nuvola bianca che sporcava anche la biancheria appesa e fresca di bucato. Ma quello che impressionava era l’immagine del mago, in mezzo a questa nuvola bianca, con la mani sporche di …sangue ! Per questa ragione era temuto da tutti anche se il povero Chico era un uomo che non faceva male a nessuno ma che, con la sue scoperte voleva rendere felice il suo prossimo. Ma , per sua sfortuna, nel suo stesso palazzo abitava una “squillo” che si chiamava Giovannella di Canzio, moglie di un sguattero della cucina reale. La Giovannella riuscì a scoprire il famoso segreto del mago e lei stessa imparò a fare “‘e maccaruni” ed il sugo di pomodoro saporitissimo che i coinquilini avevano scambiato per sangue. Appena la Di Canzio si specializzò , nel modo migliore, nella preparazione del nuovo e saporitissimo piatto, riuscì a farlo assaggiare addirittura allo stesso Imperatore Federico II. Fu un successo, tant’è che tutti i nobili di corte vollero che Giovannella insegnasse ai loro cuochi come si facevano i maccheroni e la “ donna squillo” diventò ricchissima. E Chico ? Il povero mago che era all’oscuro di tutta la vicenda, un giorno passando per un vicolo sentì il profumo che ben conosceva e vide cucinare ,con i suoi stessi occhi, quella che era stata la sua più bella e più importante invenzione. Arrabbiatosi e colto da un sentimento di profonda disperazione, fece i bagagli e scappò via da Napoli. Fu così che, grazie a Chico, che “‘e maccaruni” fecero il loro ingresso trionfale su tutte le tavole dell’Italia e poi del mondo intero. Giovan Battista Basile e il famoso Giulio Cesare Cortese osannarono nei loro versi i tanto saporiti maccheroni ma raccomandarono questo : “….se ne magni schitto doje vuccune ca si cchiu’ passe abbottano la panza . “
La morale : Chico aveva zappato e Giovannella aveva magnato !!

 

di Camillo Ferrara

Banner
 
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

Capuaonline.com utilizza i cookie per migliorare la vostra esperienza sul sito. I Cookie essenziali impiegati per il funzionamento del sito sono stati già impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra policy sulla privacy .

Accetto i cookie da questo sito.