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Capua. La sepoltura dei defunti a Capua fino all'Editto di Saint-Cloud

sepolturaMolto probabilmente questo modestissimo articolo sarà pubblicato il I° novembre, Festa di tutti i Santi, ricorrenza direttamente collegata alla Commemorazione dei Defunti del 2 novembre; alla luce di ciò voglio parlarvi di alcuni aspetti dell’uso della sepoltura dei defunti a Capua fino all’Editto di Napoleone, emanato a Saint-Cloud il 12 giugno 1804, che raccolse tutte le precedenti norme sui cimiteri. Wikipedia ci dice che l'Editto stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, c'era una commissione di magistrati a decidere se far scolpire o meno sulla tomba un epitaffio. Questo Editto aveva quindi due motivazioni alla base: una igienico-sanitaria e l'altra ideologico-politica. Non dimentichiamo che il nostro grande UGO FOSCOLO si ribellò all’Editto napoleonico con il suo celebre carme “I SEPOLCRI “. Veniamo dunque a Capua , iniziando dalla storia della costruzione del cimitero cittadino, eretto nel 1843 per volontà di Ferdinando II di Borbone. Dovete sapere che prima della costruzione del nostro Cimitero erano in uso a Capua due forme di sepoltura : nelle Cripte delle Chiese e dei Palazzi gentilizi per i nobili e nelle fosse comuni per i normali cittadini. A Capua, infatti, è accertato che in quasi tutte le Chiese più antiche sono nascoste alla vista dei fedeli le antiche cripte che ospitavano i resti di Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Canonici, Sacerdoti ed uomini illustri. Basta guardare attentamente i pavimenti delle Chiese per notare alcune chiusure in marmo, o botole che nascondono l’ingresso delle famose cripte. Nella Cattedrale di Capua , ad esempio, sotto il portico, che non a caso era chiamato “ il PARADISO “, nei tempi che furono, trovarono sepoltura i più insigni uomini che si erano distinti per virtu’, per dignità e per scienza. E’ da segnalare che fino a quasi la metà del 1800, sotto il Paradiso, si potevano ammirare le grandi e monumentali sepolture dei PRINCIPI LONGOBARDI CAPUANI che andarono distrutte e disperse. Erano tumuli che il grande medioevista francese MABILLON, nel 1699, stimava degni di ogni menzione. Sicuramente il PARADISO doveva essere anche affrescato, ancora oggi potete notare nella parte destra del porticato due cancellate che servivano a dar luce ed aria anche al cimitero dei Canonici. Durante la reggenza dell’Arcivescovo Mons. Bruno Schettino i resti furono trasferiti ed inumati in una fossa Comune nel Cimitero di Capua, alle spalle del Cappellone. Il compito fu affidato proprio a me che ero, all’epoca, delegato amministrativo ai Servizi Cimiteriali. Ma anche in altre Chiese di Capua non solo si seppellivano i grandi mecenati capuani, gli uomini illustri, i letterati, e tutti coloro che avevano dato lustro alla nostra Città in ben funzionanti cripte che servivano ad ospitare i resti dei defunti sacerdoti, monache ed anche uomini che avevano servito la Chiesa di Cristo. Nella Chiesa di Santa Caterina e nella Chiesa di S. Domenico, non a caso, vi sono Cappelle intitolate a molte famiglie patrizie dell’epoca. Invece nella Chiesa detta di S.Placida, in quella della Carità, di S.Eligio, di S.Filippo e Giacomo e in tutti i grandi Monasteri di cui la Capua era piena ,funzionava la cosiddetta “ doppia sepoltura “. In un ambiente funerario "provvisorio", chiamato “ putridarium “ in genere sotterraneo, cioè una cripta sotto il pavimento delle chiese, venivano portati i cadaveri dei frati o delle monache defunti e venivano collocati entro nicchie lungo le pareti, seduti su appositi sedili-colatoio in muratura, ciascuno munito di un ampio foro centrale e di un vaso sottostante per il deflusso e la raccolta dei liquidi cadaverici e dei resti in via di decomposizione. Una volta terminato il processo di putrefazione dei corpi, le ossa venivano raccolte, lavate e trasferite nella sepoltura definitiva dell'ossario. In alcuni casi erano anche presenti delle mensole su cui venivano esposti i crani dei defunti. Io stesso, quand’ero ragazzo ho visto nella cripta della Chiesa di S.Placida le monache scheletrite ancora poggiate sui “ sedili di scolo” e nel Palazzo Fieramosca, proprio dove oggi c’e’ l’ascensore che porta al reparto di Igiene Mentale , le tombe della famiglia Fieramosca che, successivamente, furono traferite nel nostro Museo Campano. La stessa cosa si potrebbe dire per la distrutta Chiesa del PURGATORIO che nel suo sottosuolo aveva un cripta con moltissimi loculi. Ricordo pure ,con assoluta certezza, che nei resti della Chiesa dei Confrati, situato dove oggi c’e’ il palazzo Valletta, in via Seminario, esisteva una costruzione di loculi che ospitavano i corpi dei Canonici che avevano lì trascorso gli ultimi giorni della loro vita. Anche ne nostro Cimitero, fino agli anni ’60, c’era l’abitudine di inumare i cadaveri che restavano a consumarsi, sotto la terra, per circa 10 anni al massimo, per venire poi riesumati e i resti mortali posti negli ossari delle Cappelle delle Confraternite o nei loculi comunali o nelle Cappelle private. Con gli ampliamenti e con il favore del boom economico si incominciò a preferire la tumulazione nel loculi. Oggi, con la crisi economica si è tornati a preferire “ la fossa d’inumazione”, tant’e’ che i recinti cimiteriali, destinati per legge alla inumazione, sono quasi tutti esauriti. Insomma una storia un pochino lugubre ma che ci parla di un importante aspetto degli usi e dei costumi della nostra “grande “ Capua che è stata una delle prime Città della Campania a dotarsi di un Cimitero pubblico.
Alla prossima !

 

Camillo Ferrara

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