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Capua. " ‘O VICO D’’O REPUOSE" di Camillo Ferrara

ovicoFino al 1989 è esistito a Capua, prima nei locali dell’ex Ospedale “F.Palasciano “ e successivamente in locali di altri immobili cittadini, ben più attrezzati ed idonei allo scopo,un ben funzionante ospizio per anziani di ambo i sessi. Per tradizione la Città di Capua, specialmente nei secoli trascorsi, era ben organizzata per il ricovero dei forestieri, dei viandanti, degli anziani, degli indigenti ed anche dei lebbrosi.
Nell’Ospizio per anziani di Capua venivano accolti gli anziani non abbienti che il più delle volte venivano ricoverati dalle famiglie che si trovavano nell’impossibilita’ di fornire loro alcun tipo di assistenza, anche il solo pasto .
Perché ho voluto intitolare il mio articolo “ ‘O VICO D’’O REPUOSE “ ? Ve lo spiego subito. !
Dovete sapere che il tragico bombardamento del 9 settembre del 1943 distrusse anche un vicoletto, strettissimo, che per essere molto angusto lasciava passare a stento una sola persona. Il “ vicariello”, che si trovava precisamente in via Conte d’Altavilla ed era situato proprio dove oggi c’e’ il marciapiedi confinante con il Seminario , aveva nella parte terminale, quella che andava verso la Cattedrale, una colonnina in mattoni che era meno di un metro di altezza e consentiva il passaggio ad una sola persona. Ufficialmente questo vero e proprio budello era conosciuto da tutti come “ vico del Seminario “ ma , come narrava mio padre ,quando era in vena di raccontare di Capua e delle sue tradizioni, era chiamato da tutti i capuani come “ ‘o vico d’’o repuose “. Quando i “ vecchi genitori”, quelli che appartenevano alle fasce meno abbienti, specialmente quelli provenienti dalle zone del Rione S.Caterina o dalla Piazza Eboli , erano accompagnati dai loro figli a terminare i loro giorni all’Ospizio dell’Ospedale Palasciano, si fermavano e si concedevano qualche minuto di riposo seduti sulla famosa colonnina del “vicariello”. Quella era diventata una sosta obbligata per i poveri e sfortunati anziani. Un aneddoto commovente che si lega a quella colonnina è quello legato ad un giovanotto, che mio padre diceva chiamarsi Marettiello o Gennarino, il quale aveva appoggiato per pochi minuti il padre acciocchè si riposasse, prima dell’ingresso definitivo nell’ospizio. Ma all’improvviso fu preso da un terribile rimorso , fece salire il padre sulle sue spalle e invece di accompagnarlo all’ospizio lo riportò a casa, decidendo di non lasciarlo più nell’ospizio. Ebbe pietà del suo caro genitore e forse pensò che la stessa fine sarebbe stata riservata anche a lui dai suoi figli. Fu così che il vecchietto ritornò alla sua dimora a finire i suoi giorni con la sua famiglia e quando furono noti nella città di Capua, i motivi dell’alzata di scudo di Marettiello o Gennarino, come più vi piace, contro la cattiva usanza di far finire in Ospizio la vita dei genitori meno abbienti, “ ‘o vico d’’o repuoso “ e la colonnina di mattoni smisero di “assolvere” quel triste compito; poi il bombardamento di Capua avvenuto alle ore 9,10 del 9 settembre del 1943, distrusse anche il vicariello.

 

 

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