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Capua. La Navigabilità del Volturno. 2° Parte di Camillo Ferrara

navigabilita volturnoCarissimi amici-lettori , nella prima parte, pubblicata giovedì scorso, ho parlato della navigabilità del nostro fiume Volturno sin dai tempi di Casilinum e fino al 1648 e va sottolineato come la “via del fiume” per le imbarcazioni ha vissuto fasi alterne; durante i secoli infatti, si sono alternati momenti in cui il fiume è stato navigabile ad altri in cui è stata impedita la navigazione . Ad esempio i proprietari dei Mulini si opposero ritenendo che la sistemazione del fiume per le loro attività risultava essere un danno, in quanto temevano di “ perderne il frutto “. Ma v’è da sottolineare che, nonostante la loro ferma avversione, il fiume Volturno, per pura necessità, fu reso ancora una volta navigabile durante le rivoluzioni avvenute nel reame di Napoli “quando, occupata la vicina Città di Aversa e tutti i Casali di Capua dai popolari di Napoli, per la fedeltà della Città di Capua al Sovrano,non vi era altra via che praticare il commercio con la Città di Napoli che per la via del fiume”. Un grandissimo numero di barche, provenienti da Pozzuoli, da Procida e da Ischia arrivavano al porticciolo i cui resti, sotto il pelo dell’acqua, si possono ancora ammirare. Così arrivavano a Capua zucchero, vino, salami, e tutto quello che era necessario per i cittadini. Le stesse barche ritornavano cariche di farina, fagioli, fave, biada e di altri buoni frutti della terra, la cui produzione nella nostra Capua era ricchissima. Il lettore si chiederà come si praticava il trasporto delle merci lungo il fiume Volturno. La navigazione non era diversa da quella che si praticava già da tempo immemore a Roma sul fiume Tevere; le barche dovevano navigare contro il corso dell’acqua a forza di remi. Le navi che solcavano il nostro fiume sicuramente dovevano essere come i conosciutissimi “lontri”, che si vedono, da secoli, navigare sul Volturno. E tutte le barche cariche di merci di ogni tipo approdavano al porticciolo che durante i mesi estivi si può ancora ammirare e che si trova a pochi metri dal Ponte Romano in direzione Ponte Nuovo. (vedi foto ). E’ come una mezzaluna di forte struttura,visto che le acque del fiume, per tutti i secoli scorsi, nulla hanno potuto per distruggerlo. Poteva accogliere diverse barche che si approvvigionavano di vettovaglie o scaricavano tutto quello che serviva alla nostra popolazione e a quelle viciniori.lontro
Per difenderlo da attacchi nemici addirittura sul Volturno si costruì un piccolo castello che proprio per questo era chiamato CASTELLUCCIO. E’ bene sottolineare che durante la Seconda Guerra Punica i Romani lo restaurarono e lo fortificarono per permettere a tutte le barche che provenivano dalla Sardegna oppure dall’Etruria potessero giungere a “Casilino” senza subire assalti o danni. Oggi purtroppo non solo il Volturno non e’ navigabile ma gode una pessima salute dovuta al fortissimo inquinamento delle acque dovuto maggiormente allo scarico delle acque sporche e da altri tipi di inquinamento che hanno distrutto quasi del tutto la fauna ittica di cui il Volturno era ricchissimo. Basti pensare che negli anni bui del dopoguerra moltissime famiglie meno abbienti si alimentavano con quello che, facilmente, si pescava : cavedani, carpe, spigole, alose,cefali e i famosi “ ammarielle do sciummo “ che sono scomparsi del tutto facendosi rimpiangere da chi apprezzava il loro unico e squisito sapore. Ma nonostante gli interventi distruttivi dell’uomo, il nostro caro “dio Volturno” sa ancora farsi ammirare per alcune aree che rappresentano un vero valore naturalistico, capaci di regalare ancora, ai suoi estimatori, interessantissimi percorsi piacevoli e rilassanti. Oggi, chiaramente navigare il Volturno servirebbe solo ed esclusivamente per un progetto bellissimo che rappresenta un sogno irrealizzabile : far approdare a Capua barche leggere e di piccola stazza provenienti dal mare per ormeggiare e visitare la più bella e storica Città della Campania ! Chiaramente con l’impegno di una nuova forma di politica che dovrebbe essere, finalmente, la politica del fare; ma del fare concreto, di chi ama questa nostra splendida regina del Volturno che si chiama Capua.

 

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