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Foglie di Lauro. E(s)senza. Unico atto, in rappresentazione al Complesso "Gesù Gonfalone" con Daniela D'Auge e Francesco Antinolfi

essenzaIl titolo è E(s)senza . Gli interpreti dell'unico atto, in rappresentazione, sono Daniela D'Auge e Francesco Antinolfi. Potrebbero già bastare, queste note, per sollecitare la partecipazione attenta alla pièce, in programma sabato prossimo, tredici di ottobre, con inizio alle ore venti e trenta.
Non basta, però, per chi vuole conoscere nei dettagli, due elementi fondamentali, per la serata di teatro "vero", diretto e curato nella regia da Annamaria Cembalo.
Il luogo, poi, non lascia alcuna esitazione: il complesso denominato "Gesù Gonfalone". Brevi note che fanno risalire la prima fondazione al IX secolo, ma la chiesa ebbe la sua prevalente conformazione, nel passare al Gonfalone, la più antica confraternita romana, istituita nel 1274, da cui il titolo della chiesa. A questa fase, risalgono le strutture gotiche ed il ciclo d'affreschi ancora presenti.
E (s)senza: monologhi e racconti di una napoletanità antica e moderna, tutta al femminile, ma con una interpretazione decisamente particolare, per la quale preferiamo lasciare agli spettatori la "sorpresa". L'ingresso è libero, teniamo a precisare, anche perché è la diretta conseguenza di una altrettanta cultura libera ed al di fuori di qualsivoglia condizionamento, ma poi, anche perché, la Pro Loco di Capua, ed il presidente Luigi Di Cecio, così hanno deciso. Organizzazione, dunque, Pro loco, ma il cuore è quello della compagnia teatrale "La seta storta", creata dalla scrittrice e regista capuana Annamaria Cembalo.
Una compagnia, sicuramente, distinta e distante dal tradizionalismo, così com'è la Cembalo, donna arcignia, diretta, insomma una che le cose "non le manda a dire". Infatti, la compagnia nasce dalle "eccellenze" della scuola di teatro che la regista dirige a Capua e nella sede della Pro Loco.
Una rappresentazione, quella di sabato sera!, che Annamaria Cembalo vuole farla "parlare" al femminile, o almeno lo spettatore dovrebbe interpretare. Ma ci sono femmine e femmine; in primis, quella femminilità meridionale e meridionalista, ancorata allo stereotipo puro e trasgressivo, che a volte anima e coinvolge quel gene sarcastico ed anarcoide dei vicoli e dei bassi. Poi, la femminilità costruita, ricercata, ma pur sempre condizionata dalla inconfutabile genesi.
L'importante è esserci, perché si potrà dire di aver partecipato, seppur da spettatori, a l'E (s)senza di un teatro diverso, ma da una univoca identità culturale.

 

Nelle foto con la regista e scrittrice Annamaria Cembalo, gli attori Francesco Antinolfi e Daniela D'Auge.

 

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