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Foglie di Lauro. Personaggi: Artigiani per amore.

crescenzoArtigiano e discepolo di un'arte antica e riconoscita Patrimonio dell'umanità.
La sua presenza è però discreta ed all'occorrenza foriera di quell'esperienza di vita vissuta, che solo chi ha girato il mondo può avere.
È questo il ritratto di Crescenzo, l'artigiano della pizza "made in Capua".
Ha riaperto la sua "bottega" in sordina, senza tanti proclami ed altrettanta pubblicità. Ma non è bastato a tenere alla larga i suoi clienti. L'inebriante odore della sue pizze lo si avverte ovunque. Ovunque, in quel dedalo del centro storico, ad un passo dalla piazza dei Giudici.
La meritata pausa estiva, ha lasciato un certo languorino che però è stato già appagato dai primi giorni di settembre. I capannelli di buongustai sono già visibili all' imbrunire.
Siamo in via Monte dei Pegni, una folla di persone in attesa, dove il comune denominatore è lo sguardo famelico.
Un profumo inebriante, avvolge e coinvolge gli astanti.
È il gusto che prende il sopravvento per le pizze di Crescenzo.
Napoletano doc, di cui se ne vanta, senza ostentare, però, un amore filiale con la città di Capua, dove si è trasferito da anni. Il progetto di aprire una pizzeria proprio qui, si concretizza nel 2001 e per essere precisi, un martedì grasso.
Pizzaiuolo vecchio stampo, ma con un apprezzato passato da musicista eclettico, bassista per la precisione, Crescenzo Sabbatino è riuscito a riprodurre, nel centro storico, la "classica" è tradizionale pizzeria da asporto, caratteristica comune nei decumani Partenopei.
L'ambiente è piccolo, piccolissimo, ma quanto basta per soddisfare, appieno, l'appetenza dei tanti che, quotidianamente, nelle ore serali gli fanno capolino.
Si, perché Lui, il protagonista, conosce tutti e tutto dei suoi clienti e man mano che se ne aggiungono altri, non ostenta capacità interpretative, per incamerare in un database mentale: nomi e provenienza.
È il profumo, però, che impone l'assaggio continuo di quelle pizze, che vengono sfornate in rapidissima successione. Un vorticoso giro, alla cui sequenza, si aggiunge la variegata scelta, formulata con ingredienti sani, genuini e soprattutto territorialmente di origine controllata.
Aggiudicato lo spicchio, la fetta o la pizza, nel compendio della sua intierezza, non resta altro da fare che dar corso alla soddisfazione del palato.
Bisogna, però, "accomodarsi" all'esterno; mai prospettiva d'immagine è stata così complessa, laboriosa e sistematicamente plasmata a periodi storici, conseguenti con la Civitas capuana.
Pizza e cultura, insomma, in una semplicistica valutazione architettonica, alla pari di quando a Napoli, mentre si gusta la pizza "a portafoglio" l'attenzione distratta e giustificata, fissa l'immagine di palazzi, chiese e monumenti, vanto ed orgoglio dell'antica Partenope.
Ebbene, anche qui, da Crescenzo, con un succulento trancio di pizza, ci si ritrova da un lato, la casa che diede i natali al compositore Giuseppe Martucci ( mi astengo da ogni commento sull'attuale stato di abbandono ndr) e dall'altro, lo storico palazzo nel quale visse Ettore Fieramosca, l'eroe capuano della disfida di Barletta.
Lo sguardo in avanti, invece, al margine perimetrale del Bivach, sede della Pro Loco, si osserva la piazza dei Giudici, con il palazzo del Governatore, la chiesa di S. Eligio, l'arco Alessio Simmaco Mazzocchi.
Per il visitatore attento, l'amante del gusto, il residente, non c'è altro da chiedere, dove tra arte, storia e cultura, la buonissima pizza di Crescenzo Sabbatino può essere solo una gustosissima compagna, nella riflessione e nell'amore per questa città : Capua !

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