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Capua. Il carro della riffa: tradizioni arcaiche, che ancora si rinnovano, solo perché resiste quel senso di appartenenza, che mantiene vive, incontaminate, le tradizioni del nostro contado.

 

duonnolo

Così, il sincero ed ospitale borgo di Sant'Angelo in Formis, dove troneggia la splendida Basilica Benedettina, diventa palcoscenico naturale di un evento che anticipa e distingue i festeggiamenti in onore del venerato San Michele Arcangelo.
Tradizioni che raccontano usi e costumi di una comunità, dove ancora ci si conosce personalmente, dove ancora ci si identifica, magari meglio con il sopranome, dove ancora sono vive quelle attese spasmodiche per celebrare un evento.
È ben nota la fede dei sant'angiolesi per il Santo, altrettanto l'impegno per rinnovare quello spirito di amore per una festa attesa tutto l'anno.
Sicché, l'alzata del "drappo" onorifico, che rappresenta l'apertura delle celebrazioni, simboleggia che è tempo di festa, è tempo di rinnovare la propria professione di fede.
Il carro che gira per le vie del paese, raccogliendo ogni piccola offerta ed anche oggetti o cibi, per poi proseguire nella riffa, rappresenta la partecipazione attiva di un popolo presente e legato ad una tradizione, la cui storia è incontaminata dal corso dei secoli e dove ancora si distingue quell'amore e quella passione, tramandata alle nuove generazioni, le cui componenti sono uniche: movenze, parole e canti.
Il tutto, anche quest'anno, è sostenuto ed incoraggiato da Don Franco D

uonnolo, amato sacerdote e fonte inestimabile di storia e cultura. Un lavoro in comunione, che continua nonostante l'evolversi del tempo a difendere una pregevole identità locale. Don Franco Duonnolo è il Rettore della Basilica ed è il presidente del comitato festeggiamenti. Don Franco è guida spirituale, ma anche e soprattutto regista dell'evento, che associa alle celebrazioni liturgiche un programma di eventi ludici e spettacolari, per cui sarà necessario ritornare sull'argomento, per presentare ai lettori il programma completo. I contributi dei fedeli vengono dedicati alla costruzione dell'evento, ad abbellire il borgo con le artistiche luminarie, a rendere suggestiva la processione del Santo.
I festeggiamenti inizieranno il ventotto e culmineranno, poi, il 30 settembre.
La devozione a San Michele Arcangelo è antichissima ed è legata alla Basilica di Sant’Angelo in Formis, il complesso monastico tra i più importanti esempi di arte romanica, che conduce fedeli e visitatori in un tempo antichissimo, quando Gregorio Magno, sostiene un concetto decisamente significativo, affinché la pittura nelle chiese, rappresenti lo strumento per coloro che non sanno leggere, dove gli affreschi fungano da lettura per i tanti, impossibilitati a beneficiare dei testi scritti.
E sono proprio gli affreschi presenti in Basilica, che rendono il sito sant'angiolese un luogo da non perdere nel cammino di fedeli o semplicemente di turisti. Le scene del Vecchio e Nuovo Testamento, superbamente sono un tesoro per dell’arte figurativa. La Basilica Benedettina è sorta sulle rovine dell’antichissimo tempio dedicato a Diana Tifatina, di cui, secondo gli esperti fu eretto dopo che una cerva di rara bellezza e candore, nutrita e donata ai capuani da Capvs, mitico fondatore della città, ritenuta essa stessa una divinità ed ancella di Diana; catturata dai soldati romani al tempo della guerra annibalica, fu immolata a Diana dal proconsole romano Fulvio Fiacco per propiziarsi la vittoria.
La leggenda, riportata da Silio, attribuisce mille anni alla cerva e, di conseguenza, antico il culto sui colli a Diana.
Il nome “S. Angelo ad arcum Dianae oppure ad formam, ad formas, in formis” si riferisce alle condutture idriche che trasportava l’acqua dal Monte Tifata a Capua, ma altri sostengono che ‘informis’ è invece rivolto al significato di immateriale, come immateriale è un altro culto, questa volta cristiano e che continua a rinnovarsi in San Michele Arcangelo.

 

Nelle foto con Don Franco Duonnolo, il simulacro di San Michele Arcangelo ed il carro della riffa.

 

 

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