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Capua. Un successo al quadriportico della Cattedrale

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Questa volta mi sono concesso una licenza, non poetica, per carità, ma fotografica. Prima di presentare lo spettacolo, uno degli ospiti della serata, grande amico, persona splendida, dal cuore ricco di generosità, meritava tutta l'attenzione possibile.
La sua esibizione è stata coinvolgente, come sempre, e la città di Capua ha saputo riconoscergli ciò che merita.
Detto questo, non possiamo esimerci dal rendicontare, con la cronaca della serata.
Massimo Masiello e Marina Cioppa, per altro bloccata alla sedia per un infortunio, che le ha imposto un apparecchio gessato, sono state le colonne portanti dello spettacolo "Lingua Madre", messo in scena dai ragazzi dello Sprar cittadini del mondo, progetto della Onlus Città Irene.
Scenario incantevole, quello del quadriportico della Chiesa Cattedrale di Capua, le cui scale di ingresso hanno ospitato il palcoscenico.
È stato un omaggio alla Lingua, inteso nella sua più ampia visione comunitaria ed extracomunitaria, dove ai testi, letti in modo delizioso e coinvolgente da Marina Cioppa, si sono alternate le canzoni di Massimo Masiello, ancora una volta, mattatore della scena. Un funambolico istrione, che ha interpretato brani dal grande patos emotivo.
Quanto mai opportuna la scelta di iniziare la pièce con L'emigrante, si perché lo spettacolo, di per se incentrato sull'accoglienza dei migranti, ospitati da Città Irene, trentuno, inseriti nel progetto, ha voluto ricordare anche le storie italiane di emigrazione, soprattutto negli Stati Uniti d'America ed i pregiudizi evidenziati nei confronti di quanti lasciavano qui, in patria, affetti e quel poco di averi, alla ricerca di fortuna nel nuovo continente.
I ragazzi di "Città Irene" si sono alternati, mostrando le proprie origini letterarie. Una pièce, dicevamo, multilingue. Gli spettatori, numerosi ed appassionati sono venuti a contatto con la letteratura e i colori di Paesi come la Somalia, l’Iran, la Nigeria ed altri, in un trionfo di parole e colori che hanno evidenziato come l’integrazione tra i popoli sia possibile, anche attraverso la cultura e nel rispetto di essa. La regia dello spettacolo di Michele Brasilio è stata semplice ed è riuscita a mettere in evidenza le peculiarità di ognuno dei ragazzi sulla scena. L’obiettivo della performance è stato quello di ricordare che ognuno di noi è stato e, sarà sempre, extra comunitario rispetto a qualcun’altro e che capirlo è il primo passo verso la civiltà, perché “integrazione" non è un fatto univoco, ma deve diventare un patto bilaterale tra chi accoglie e chi arriva.
Apprezzate le coreografie con la ballerina Claudia Castiello, i costumi di Anna Cecere ed i testi e le traduzioni di Teresa Di Grazia.
Savino Compagnone, per Città Irene ha espresso compiacimento per la riuscita dello spettacolo, soddisfazione piena per il direttore artistico del festival, Giuseppe Bellone.

Nelle foto di Elisa D'Andreti, con Massimo Masiello e Marina Cioppa i protagonisti dello spettacolo.

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