comune capuaSulla raccolta differenziata a Capua si apre un caso politico e amministrativo che merita chiarezza, numeri certi e fonti verificabili. Nei giorni scorsi il sindaco Adolfo Villani ha diffuso un comunicato in cui annuncia per l’anno 2025 una percentuale di raccolta differenziata pari al 66%, parlando di un risultato storico per la città.

Un dato che, se confermato, rappresenterebbe senza dubbio un traguardo importante. Ma proprio perché si tratta di un risultato rilevante, è necessario che sia supportato da documentazione ufficiale, verificabile e pubblica.

Ad oggi, infatti, dai controlli effettuati sia sul sito di CICLAT Trasporti e Ambiente sia sul portale ufficiale del Catasto Nazionale dei Rifiuti ISPRA, non emerge alcun documento che certifichi il dato annunciato dal primo cittadino.

Anzi, i numeri ufficiali disponibili raccontano una storia ben diversa.

Secondo ISPRA, negli ultimi anni la raccolta differenziata a Capua non ha affatto registrato l’impennata descritta dal sindaco:

  • nel 2022 la percentuale era del 46,95%
  • nel 2023 è scesa al 45,90%
  • nel 2024 è ulteriormente calata al 43,70%

Una tendenza in discesa che rende ancora più difficile spiegare un improvviso balzo di oltre venti punti percentuali in un solo anno.

La domanda nasce spontanea: se nel 2022 la percentuale è stata del 46,95%, nel 2023 del 45,90% e nel 2024 del 43,70%, come è possibile che nel 2025 — dato ancora non verificabile sui siti istituzionali — sia arrivata addirittura al 66%?

Quali sono i dati di riferimento?
Chi li ha certificati?
Con quali metodologie sono stati calcolati?

Domande legittime, alle quali però al momento non esistono risposte ufficiali.

Sul sito di CICLAT Trasporti e Ambiente, citato dal sindaco come fonte, nella sezione “Trasparenza” non risulta alcun documento riferito specificamente al Comune di Capua che possa giustificare la percentuale annunciata. E sul Catasto Nazionale Rifiuti, che rappresenta l’unico strumento istituzionale di certificazione dei dati ambientali, il dato 2025 non è ancora pubblicato.

In assenza di riscontri ufficiali, parlare di percentuali eclatanti rischia di trasformarsi in un’operazione di comunicazione più che di informazione.

Nel frattempo, la città reale continua a fare i conti con problemi strutturali: rifiuti abbandonati nelle periferie, interventi straordinari di pulizia, spese aggiuntive per il decoro urbano. Basti pensare che con la determina del 31 dicembre 2025 il Comune ha stanziato 20.000 euro per la rimozione di rifiuti abbandonati, senza nemmeno indicare con precisione le zone interessate. A questi si aggiungerebbero ulteriori 15.000 euro per interventi igienico-sanitari e manutenzione del verde.

E mentre nei comunicati si parla di un presunto risparmio di quasi 500.000 euro, leggendo gli atti emerge che si tratta solo di una parte delle fatture GISEC, non del costo complessivo del servizio rifiuti, che lo stesso Comune ammette essere ancora “in fase di definizione”.

Il risultato è un cortocircuito comunicativo: sulla carta Capua sarebbe diventata un modello di virtuosismo ambientale, ma nei bilanci si continua a spendere per ripulire discariche abusive e i cittadini continuano a pagare una delle TARI più alte d’Italia.

Nessuno mette in discussione la possibilità che la raccolta differenziata possa migliorare. Ma i risultati vanno dimostrati, non annunciati. La trasparenza amministrativa non è un optional, soprattutto quando si parla di numeri che incidono direttamente sulle tasche dei cittadini.

Se un dato non è ancora pubblicato sui siti istituzionali e non è certificato dagli enti competenti, non può essere presentato come un risultato acquisito. In gioco non c’è solo una percentuale, ma la credibilità delle istituzioni.

Perché l’ambiente è una cosa seria. E anche la comunicazione pubblica dovrebbe esserlo.

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