L'Ex-Campo Profughi come Beirut... Un disastro ambientale annunciato e non ancora risolto.

altDa luogo di “accoglienza” a “terra di nessuno”. E’ l’area dell’ex campo profughi di Capua, un pezzo di città sottratto, probabilmente, al controllo e alla vigilanza e che per oggi appare come la Beirut degli anni ottanta o la Sarajevo devastata dalla guerra. Ci sono perfino le macerie, quelle lasciate lì dopo l’ultimo tentativo di bonifica, mai concluso. A dodici anni dall’inizio di un nuovo millennio, a Capua, c’è ancora un pezzo di “terzo mondo” dove bambini, donne, uomini e anziani, vivono nella sporcizia, senza luce, acqua e senza servizi sanitari, il tutto a pochi metri dal portone delle case dei residenti, quelli “storici”, i polacchi che da decenni vivono nel campo. Una situazione di profondo degrado, finita sul tavolo decisionale delle massime istituzioni provinciali un anno fa, quando, per porre un freno al degrado e nell’intento di riqualificare l’area, furono programmati una serie di interventi che prevedevano, tra l’altro, l'abbattimento delle palazzine pericolanti. Sono passati oltre dieci mesi e le macerie dei primi edifici abbattuti sono ancora lì, segno inequivocabile di un intervento mai completato. Aad aggravare la situazione oggi c’è anche un problema, molto serio, legato all'igiene sanitario. Un problema che, se non affrontato con i dovuti interventi, potrebbe addirittura sfociare in un rischio colera. L’area, infatti, è diventata un grande mondezzaio, una discarica di rifiuti, materiale di risulta, scarti di lavorazioni industriali, cavi elettrici, amianto frantumato, dove vivono, in condizioni disumane, ben sessanta famiglie. Alcuni palazzi decadenti, come se fossero stati colpiti da un bombardamento, sono diventati il tetto per molte persone. L’ex campo profughi, insomma, è una vera e propria bomba ecologica a pochi passi dalla città, che ne l’amministrazione ne le altre istituzioni sembrano essere riuscite a disinnescare. E il cartello di “divieto di accesso” posto all’ingresso appare come una “foglia di fico” su un corpo martoriato. All'interno del campo, come detto, ci vivono anche una trentina di famiglie di origine polacca, che risiedono a Capua da oltre trent'anni e che sacrificano la loro vita per dare un futuro "migliore" ai propri figli, bambini ma anche neonati, che si trovano, per loro sfortuna a vivere in quel luogo. Quest'ultimi però, ironia della sorte, hanno avuto anche il distacco dell'energia elettrica, qualche settimana fa – come gli stessi hanno affermato - per inadempienza del comune nei confronti della compagnia di energia, quasi sicuramente per mancanza di fondi. La palazzina dove alloggiano provvisoriamente, in attesa della riqualificazione di quelle abitate fino a poco tempo fa, beneficiava dell’energia “di cantiere”, fornitura attuata, evidentemente, in attesa della ristrutturazione. Poi il distacco. Le famiglie polacche ora hanno dovuto sborsare migliaia di euro per far riallacciare la fornitura di energia senza alcun contributo – come hanno affermato - da parte dello stesso comune. Oltre alle famiglie “polacche” c’è poi una multitudine persone di varie nazionalità, prevalentemente rom e romeni. Forse trecento persone che vivono, si fa per dire, nella zona. Molte le autovetture presenti senza targhe che alcuni affermano di aver visto addirittura circolare lungo via Martiri di Nassyria, nelle ore notturne. Vista la situazione di profondo degrado non c’è da meravigliarsi se emergerebbero anche fenomeni legati alla prostituzione così come avviene lungo le arterie periferiche come la via Appia e via San Tammaro al calar del sole. I cumuli di spazzatura sono ovunque e nel campo si i è diffusa l’abitudine di dare alle fiamme i rifiuti, nelle palazzine disabitate, quest'ultime adibite a veri inceneritori, forse per non dare nell'occhio all'esterno. Il tanfo è insopportabile aggravato dalla puzza dei rifiuti bruciati che si propaga in una vasta zona. Carcasse di auto e motorini ovunque e c’è da chiedersi qual’è la provenienza di questi mezzi. Il degrado è evidente e l’ex campo profughi appare sempre di più coma una bomba che prima o poi potrebbe esplodere.

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