Banner

Il bullismo in tutte le sue forme.

BullismoSi parla sempre più spesso di bullismo, numerosi sono gli articoli sui giornali, in televisione e tanti sono gli interventi sui social. È un argomento che interessa prevalentemente gli adolescenti, per questo motivo, vorrei provare ad approfondire gli aspetti del bullismo avvalendomi dell’aiuto della Dr. Mancino Angela, psicologa e psicoterapeuta di Calvi Risorta e della professoressa Anna Giacobone, insegnante del liceo Garofano e presidente dell’associazione Gen.i.a. (GENerazione In Armonia) che è un osservatorio territoriale per la ricerca e lo studio della condizione giovanile, dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo.

La prima domanda che mi sono posta è: chi sono gli “interpreti” del fenomeno bullismo?
Ognuno di noi penserebbe sicuramente due: il bullo e la vittima, invece occorre aggiungerne molti altri: gli spettatori volontari o involontari dell’atto di bullismo e che non sempre sono ragazzi a volte infatti sono anche adulti.
Dove si svolge l’atto di bullismo?
I luoghi più comuni sono: la scuola, oppure coincide con il punto di ritrovo dei ragazzi come un bar, un locale, il giardino, la piazza o il parco. Esiste anche un altro luogo (si fa per dire) molto più perfido e pericoloso: i social network, in questo caso si tratterà però di cyberbullismo.
come si manifesta il fenomeno?
Prima di tutto occorre sapere che si può manifestare in due forme, una diretta, l’altra indiretta, la prima consiste nel perpetrare direttamente umiliazioni, aggressioni, violenze fisiche e/o psicologiche alla vittima, la seconda si realizza in una forma più subdola che punta all’isolamento e all’esclusione sociale della vittima, danneggiandola all’interno delle sue relazioni con la diffusione, ad esempio di calunnie, pettegolezzi, maldicenze, questo ad esempio è tipico del bullismo al femminile. Si esplicita anche inviando messaggi molesti e/o offensivi mediante i social o fotografare e/o filmare la vittima in momenti in cui non desidera essere ripresa per poi inviare il materiale ad altri, con l’intento di diffamare, minacciare o ferire.
Per effettuare però un’analisi più tecnica e approfondita ho posto alcune di queste domande alla dr. Mancino psicologa e psicoterapeuta.


Domanda: Come e perché si diventa bulli?
Risposta:
La figura del bullo in genere coincideva fino a qualche tempo fa con un soggetto, in genere bambino o adolescente, molto aggressivo, con problemi di autostima, a volte causati da genitori violenti o poco presenti e attenti. Oggi, recenti ricerche americane, hanno messo in evidenza una nuova figura di “bullo” che non nasce in un contesto difficile e che è più machiavellico: i soggetti che rientrano in questa categoria tendono ad avere migliori capacità sociali, sono spesso bulli socialmente dominanti vogliono essere i leader a tutti i costi e il modo in cui lo fanno è quello di cercare di spingere gli altri ragazzi verso il basso, nella gerarchia. Possono essere carismatici e magari apprezzati dagli insegnanti. Insomma, una figura tutt’altro che lo stereotipo del bullo «sbandato».

D. Come e perché si diventa vittima?
R. La vittima, presenta delle caratteristiche molto specifiche:
È diversa, in qualche modo, dagli altri come ad esempio: viene da un altro paese, professa un’altra religione, porta l’apparecchio ai denti, è sostanzialmente “diversa” dall’immagine comune di bambino/adolescente. Non potrà essere aiutato dagli altri in quanto non fa facilmente amicizia, è meno forte.
Sostanzialmente ha quei tratti di personalità che lo rendono un obiettivo più facile, infatti, presenta quasi sempre bassa autostima, scarsa capacità di risoluzione dei problemi, sintomi depressivi, anche e soprattutto difficoltà emotive come sentimenti di solitudine,
D. A quali conseguenze psicologiche è esposta la vittima?
R. Le conseguenze del bullismo sulla vittima possono essere anche molto gravi tali da compromettere la crescita. Una delle prime conseguenze di questo tipo di violenza, è la completa distruzione dell’autostima soprattutto, nel bullismo di tipo psicologico, che come metodo utilizza l’emarginazione sociale. Tali conseguenze possono condizionare la vita durante l’adolescenza e addirittura protrarsi con l’età adulta. Tra le conseguenze fisiche possono essere presenti invece i seguenti sintomi: palpitazioni, dolori addominali, stipsi, diarrea, mal di testa, emicrania, mal di schiena, problemi del sonno.
Tra le conseguenze psicologiche: stanchezza persistente, crisi d’ansia, disturbi del sonno, incubi continui (i bambini piccoli potrebbero bagnare il letto) scarsa autostima e svalutazione eccessiva della propria immagine, depressione, problemi di concentrazione e di apprendimento, calo del rendimento scolastico, caratterizzati soprattutto di cercare in ogni modo di evitare di andare a scuola. Ma possono sfociare anche con marcata aggressività o tristezza.
Tutti questi sintomi possono protrarsi anche nell’età adulta e sfociare in depressione, attacchi di panico, comportamenti autodistruttivi e autolesivi o disturbi alimentari, dipendenza o abuso di sostanze, difficoltà a raggiungere livelli di istruzione superiore col rischio dell’abbandono scolastico, maggior rischio a fallimenti lavorativi e sentimentali, difficoltà nelle relazioni interpersonali e nel trovare lavoro e addirittura pensieri legati al suicidio!

D. Perché gli “spettatori” di un atto di bullismo spesso non intervengono?
R. Gli spettatori neutrali sono altre figure che rientrano a pieno titolo nel fenomeno del bullismo e si trovano ad assistere alle prepotenze loro malgrado o per curiosità. Se le prepotenze avvengono in classe, diventano spettatori obbligati, in altri casi sono spinti dalla semplice curiosità. Involontariamente diventano il pubblico del palcoscenico sul quale il bullo ed il branco si esibiscono.
Molti sono i motivi per cui non intervengono, tra i principali troviamo: paura del bullo e del branco, mancanza di forza fisica e coraggio per intervenire, antipatia per la vittima, pur non condividendo i modi del bullo.
Colpevolizzare gli spettatori neutrali risulta essere sbagliato e improduttivo. Si tratta di soggetti deboli, paragonabili alla vittima: cioè sono soggetti incapaci di affrontare il gruppo ed il branco, inoltre spesso sono o sono stati a loro volta bersaglio del bullo e del branco. E ’Importante che gli operatori tutelino la vittima dal bullismo, invece di cercare i capri espiatori tra i soggetti che non hanno il coraggio di denunciare le prepotenze.

Poiché il bullismo si manifesta spesso a scuola ho pensato di porre alcune domande alla professoressa Anna Giacobone, esperta sul tema bullismo in quanto è sia un’insegnante del mio liceo, sia mamma e sia presidente dell’osservatorio Gen.i.a. che conduce studi sul fenomeno.
D. Cosa possono fare gli insegnanti e soprattutto sono realmente capaci di individuare e magari intervenire se si manifesta un atto di bullismo?
R. Gli insegnanti possono agire sul gruppo classe e favorire un clima di inclusione e cooperazione tra gli alunni, arginando i fenomeni di disagio con le corrette strategie.
Per identificare i fenomeni di bullismo e individuare il valido intervento è necessaria una formazione in merito sia dal punto di vista giuridico che psicologico. Poi ci sono però, dei docenti, più inclini a percepire contesti ostili, sono le persone che hanno maggiore empatia, quindi capacità di saper cogliere i sottili segnali del bullismo.

D. Come possono fare i genitori per individuare se i propri figli subiscono e effettuano atti di bullismo?
R. I genitori possono capire se il proprio figlio è vittima di bullismo da un’inversione di comportamento, un bambino che diventa introverso, non vuole andare a scuola, avverte mal di pancia e tanti altri segnali di disagio emotivo non sono altro che grida di aiuto. Per quanto riguarda l’identificazione del proprio figlio come bullo, purtroppo i genitori fanno fatica ad ammettere a sé stessi di avere un figlio bullo. Il bullo è prepotente, senza empatia, proprio perché anch’egli vive un disagio. In entrambi i casi è fondamentale tenere sempre aperto il canale della comunicazione con i propri figli, ascoltarli ed accogliere tutto ciò che rivelano senza critiche.

D. Come si interviene per attenuare il disagio creato dall’aver subito o subire atti di bullismo?
R. Gli interventi sono finalizzati prima di tutto a normalizzare il contesto dove si verificano gli atti di bullismo e come conseguenza a rieducare il bullo e a fortificare l’autostima della vittima.

D. Cosa possono fare o devono fare sia gli insegnanti che i parenti di un bullo o di una vittima di bullismo?
R. Ovviamente dipende dalla gravità degli atti di bullismo poiché esiste una gradualità negli interventi. Sicuramente, se non sono stati ancora commessi reati, si può pensare ad un percorso rieducativo del gruppo classe, i genitori possono esporre la questione alla coordinatrice di classe che farà riferimento al referente cyberbullismo d’istituto, come da legge 71/2017 per gestire la problematica.
Nel caso in cui siano stati commessi dei reati e non ci sia né denuncia e né querela i genitori della vittima possono richiedere l’ammonimento da parte del Questore ma parliamo di comportamenti più gravi. La cooperazione tra genitori, alunni e docenti è fondamentale per arginare le problematiche relative al bullismo.

A completamento di questa analisi penso che occorra citare anche altre forme in cui il bullismo si può manifestare, infatti esiste un bullismo, di tipo omofobico che consiste nell’aggredire verbalmente o peggio fisicamente gli omosessuali, bullismo religioso dove il bullo o il branco si scaglia contro soggetti, spesso adulti, di religione diversa, bullismo di tipo razzista dove si bullizza il soggetto, in genere di colore e comunque di razza diversa.
Queste forme, in questi anni, si stanno diffondendo a causa di chi ne sta facendo purtroppo una bandiera politica.

Annapaola Palumbo
2° AI Liceo Scientifico Internazionale Garofano – Capua

- Cronisti di Classe 2019-20 -

 

Banner
 
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

Capuaonline.com utilizza i cookie per migliorare la vostra esperienza sul sito. I Cookie essenziali impiegati per il funzionamento del sito sono stati già impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra policy sulla privacy .

Accetto i cookie da questo sito.