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Camillo Pellegrino: la voce di Capua nel mondo letterario cinquecentesco

camillo1La città di Capua è celebre per tante ragioni, partendo dalla sua storia illustre, per arrivare ai numerosi monumenti di grandissima importanza che essa ospita.
È conosciuta anche per aver dato i natali a diversi personaggi storici di spessore, come Ettore Fieramosca, Pier Delle Vigne (citato anche nella Commedia dantesca) o Giuseppe Martucci. Un personaggio capuano non molto conosciuto, ma non per questo di poca importanza, è stato il poeta e critico letterario Camillo Pellegrino.
Nato a Capua intorno al 1527, Camillo discendeva da un’antica famiglia bolognese. Si avvicinò fin da giovane allo studio del latino e delle materie umanistiche in generale. Dopo essere entrato in contatto con l’allora vescovo di Capua Cesare Costa, ottenne degli incarichi in arcivescovado e, nel 1543, divenne abate, seguendo le orme del fratello che, come lui, aveva intrapreso la carriera ecclesiastica.
Aderì alle accademie dei Sereni e degli Ardenti a Napoli, entrando in contatto con personalità di spicco dell’epoca; le sue visite alle accademie resero i suoi soggiorni a Napoli sempre più frequenti e verso il 1560 contribuì lui stesso alla fondazione di un’accademia: quella dei Rapiti, in collaborazione con Giovan Battista Attendolo. Proprio con Attendolo Pellegrino svilupperà un forte legame con il passare degli anni: è anche grazie ai suoi consigli che Camillo comincerà a scrivere versi.
La maggior parte delle opere poetiche di questo scrittore fu pubblicata all’interno del volume “Parte delle Rime di Benedetto Dell’Uva, Giovan Battista Attendolo et Camillo Pellegrino”, contenente di lui una piccola raccolta di rime di stampo amoroso, che riprende i temi e lo stile del Canzoniere di Petrarca. Il resto della composizione poetica di Pellegrino non fu stampata ed è tutt’ora conservata in quattro manoscritti, due all’interno della biblioteca del Museo Campano a Capua, due nella Biblioteca Nazionale di Napoli. camillo2
La sua opera più importante è però il “Carrafa overo dell’epica poesia”, un dialogo immaginario nel quale prende le difese di Torquato Tasso nella celebre disputa su chi fosse il migliore tra lui ed Ariosto.
Nel Carrafa Camillo immagina un dialogo tra Luigi Carafa, principe di Stigliano, e Giovan Battista Attendolo, all’interno della Rocca di Mondragone. Attendolo si fa portavoce del pensiero dell’autore, sostenendo la superiorità della Gerusalemme Liberata di Tasso sull’Orlando Furioso di Ariosto. Pellegrino sosteneva la scrittura di Tasso poiché rispettava i canoni aristotelici di spazio, tempo e azione; oltre a ciò, egli apprezzava la tecnica formale e l’utilizzo delle parole all’interno della Liberata. La pubblicazione nel 1585 di tale dialogo fece subito scattare una forte polemica, arrivando a far registrare ben 17 contributi alla discussione. In particolare, gli studiosi dell’Accademia della Crusca, risposero attaccando veementemente lo stile di scrittura di Tasso, considerato troppo ricco di latinismi e termini impropri, causando una pronta replica dello scrittore, con l’Apologia della Gerusalemme Liberata, difesa da Pellegrino nella “Replica alla risposta degli Accademici della Crusca fatta contro il dialogo dell’epica poesia in difesa, come è dicono, dell’Orlando Furioso dell’Ariosto”.
Fu ammesso nel 1586 all’Accademia degli Svegliati, dove conobbe di persona Torquato Tasso e Giovan Battista Marino. Intorno al 1598 scrisse un altro dialogo, “Del concetto poetico” e morì nel 1603 a Capua.

 

Claudia Pellegrino V°A Liceo scientifico tradizionale Luigi Garofano

- Cronisti di Classe 2019-20 -

 

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