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Carinola: intervista al Colonnello Di Marco Gianfranco Comandante del MBG-W (Multinational Battle Group-West) in Kosovo.

Col.DiMarcoIl 12 giugno 1999, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l'organo incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, emise la risoluzione n° 1244 che autorizzava una presenza internazionale, civile e militare, nel Kosovo che all’epoca faceva parte della Repubblica Federale di Jugoslavia, ponendolo sotto l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite.
Fu cosi autorizzata la presenza in Kosovo di una forza di mantenimento della pace guidata dalla NATO e svolta dalla Kosovo Force, denominata KFOR.

Il Kosovo stava affrontando una grave crisi umanitaria, con scontri quotidiani tra le forze militari della Repubblica Federale di Jugoslavia e le forze paramilitari dell'esercito di liberazione del Kosovo. Ci furono infatti un elevato numero di morti e quasi un milione di profughi.
La missione KFOR aveva il compito di proteggere la popolazione civile, garantire un ambiente sicuro e protetto assicurando la libertà di movimento dei cittadini del Kosovo, nel rispetto della convivenza tra le diverse etnie, albanesi e serbi e diverse religioni, islamico sunnita i primi, ortodossi i secondi presenti sul territorio Balcanico.

Col passare degli anni la KFOR ha subito diverse riorganizzazioni, attualmente è strutturata con due MNBG, una di queste, la MNGB W (Multinational Battle Group West) dislocato nell'ovest del Kosovo, ha il suo quartier generale a Belo Polje, a pochi chilometri da Pec (Pejë) e vede attualmente schierato per la componente militare italiana, l’ottavo Reggimento Artiglieria Terrestre “Pasubio” con sede a Persano in provincia di Salerno, comandato dal Colonnello Gianfranco Di MARCO originario di Carinola (CE).
Ed è proprio al comandante gli sono state poste alcune domande in merito alla missione italiana.


Domanda: prima di tutto grazie per questa preziosa opportunità tesa soprattutto a far conoscere l’importanza e la delicatezza dell’impegno dei militari italiani all’estero. Chi è Gianfranco Di Marco?
Risposta:
Sono nato a Carinola (CE) il 26 maggio 1969, ho frequentato il 172° Corso dell’Accademia Militare di Modena nel biennio 1990-92 e la Scuola di Applicazione di Torino dove sono stato nominato Tenente di Artiglieria nel settembre 1994.
Ho conseguito la Laurea in Scienze Politiche indirizzo Politico Internazionale e il Master di 2° Livello in Scienze Strategiche presso l’Università degli Studi di Torino e la Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso L’Università degli Studi di Trieste.
Sono stato Comandante di Sezione e di Batteria presso il 21° Reggimento Artiglieria da Campagna Semovente “TRIESTE” in BOLOGNA e Comandante di Compagnia Allievi presso la Scuola Militare “NUNZIATELLA” in Napoli.
Nel 2000 sono stato impiegato sia in Kosovo nel Comando KFOR e nello stesso anno in Bosnia – Erzegovina presso il Comando SFOR.
Ho frequentato il 130° Corso di Stato Maggiore presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito.
Dal 2004 al 2008 sono stato impiegato presso l’Ufficio Impiego Ufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito.
Ho frequentato l’11° Corso di Stato Maggiore Interforze ed il 10° Corso Interforze per Consigliere Giuridico di Stato Maggiore presso il Centro Alti Studi Difesa, a seguito del quale sono statore impiegato presso l’allora 2° Comando delle Forze di Difesa in San Giorgio a Cremano.
Successivamente ho assunto l’incarico di Comandante di Battaglione Allievi presso la Scuola Militare “NUNZIATELLA” in Napoli.
Dal 2014 al 2015 sono stato impiegato presso l’Ufficio Impiego Sottufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito con l’incarico di Capo della 2^ Sezione Impiego Internazionale e dal gennaio 2016 a settembre 2018 come Capo Ufficio Impiego Sottufficiali. Il 25 luglio 2018 ho assunto il Comando dell’8° Reggimento Artiglieria Terrestre “Pasubio” di Persano (SA) che attualmente fornisce la componente di comando ed una compagnia di manovra nell’ambito del MNBG-W.
Sono sposato con la Signora Rosa DI MAIO che svolge la propria attività lavorativa nel comune di Carinola quale Avvocato.

D. L’undici dicembre 2018 ha assunto il comando del MNBG-W, può raccontarci in cosa consiste il compito del suo comando?
R. Sono al Comando di una unità multinazionale che tra i propri ranghi comprende oltre a militari italiani dell’Esercito, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri e della Marina anche militari provenienti da Austria, Slovenia e Moldavia. Il MNBG-W è la pedina operativa a disposizione del Comandante di KFOR che opera nell’area ovest del Kosovo con il compito principale di garantire, con impegno ed imparzialità, la libertà di movimento ed il mantenimento di un ambiente pacifico e sicuro in accordo alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa azione si estrinseca attraverso una presenza e deterrenza per il controllo territorio e la supervisione del MTA (Military Technical Agreement) con la Serbia ma anche attraverso il dialogo con le Istituzioni. Il tutto in un contesto di continuo addestramento con le componenti straniere per accrescere il livello di interoperabilità e mantenere sempre al massimo livello la capacità di reazione o di intervento in caso di necessità

D. Immagino che i militari impegnati in questo contingente debbano avere caratteristiche particolari, visto la delicatezza del compito. Come vengono scelti e che tipo formazione preliminare hanno ricevuto prima di partire?
R. Il personale che viene inviato in Missione affronta un periodo di addestramento della durata di circa sei mesi suddiviso in due parti. Una comune a tutti i teatri operativi ed una specifica, orientata al particolare contesto operativo, territoriale e culturale nel quale si dovrà operare. Si alternano lezioni ed istruzioni teoriche ad esercitazioni pratiche anche assistite da moderni sistemi di simulazione messi a disposizione dalla Forza Armata nelle aree addestrative in territorio nazionale. Alla preparazione fisica e ginnica che è già insita nella formazione e nel mantenimento delle capacità operative di ogni singolo militare, si affianca anche il necessario supporto psicologico per affrontare la lontananza da casa e l’impegno prolungato. Possiamo contare su soldati che negli ultimi venti anni hanno maturato molteplici attività operative sia in patria che all’estero, essi esprimono grandi capacità professionali e notevoli doti umane, ad essi affianchiamo i più giovani che, godendo anche del travaso di esperienza, riescono ad essere pronti a far bene al pari dei propri colleghi più anziani.

D. C’è stato un momento di particolare difficoltà o di tensione che ha dovuto superare in questi primi mesi d’impegno come comandante?
R. Fortunatamente non siamo in presenza di conflitti evidenti, per cui non abbiamo vissuto particolari momenti di tensione. Ciononostante il nostro livello di attenzione rimane molto alto e conduciamo svariate esercitazioni per mantenere alto il livello di prontezza e di reazione ad ogni possibile situazione che possa compromettere la sicurezza. Abbiamo unità cosiddette non cinetiche che interagiscono con la popolazione, le autorità civili, politiche e religiose. Attraverso questi contatti possiamo avere sempre aggiornato il polso della situazione cercando di prevenire gli eventi.

D. Lei è Casertano di Carinola, cosa prova a rappresentare l’Italia in questa delicata operazione ma soprattutto a rappresentare la Campania e il suo paese Carinola?
R. Essere il Comandante di un’unità multinazionale richiede tantissimi sforzi ed una assoluta dedizione al compito da svolgere. Indubbiamente i grandi sacrifici, le difficoltà e le responsabilità che un comando di un’unità multinazionale richiede sono compensate dall’orgoglio di rappresentare l’Italia all’estero ed anche la amata Campania. Inoltre sento che con il mio operato onoro anche il mio amatissimo paese, in cui sono nato ed in cui ho vissuto e nel quale trascorro la maggior parte del mio tempo perché sono molto legato alle mie origini.

D. Cosa porterà con sé, di questa esperienza in Italia al suo rientro? E soprattutto una domanda semplice e banale, cosa le manca dell’Italia?
R. Io sono sicuro che questa mia esperienza mi ha dato e mi darà tantissimo, sia dal punto di vista lavorativo che umano. Come ho già detto, comandare un’unità composta da altre nazioni richiede molto impegno, ma si ha la possibilità di imparare a collaborare con personale appartenenti a realtà, culture e contesti diversi. Credo, soprattutto, che l’aspetto più importante di questa esperienza sia quello umano: lavorare qui in Kosovo mi ha permesso di relazionarmi con le persone del luogo e di partecipare al processo di stabilizzazione del paese. In questo modo ho capito che il mio impegno e quello dei miei uomini ha aggiunto un tassello al miglioramento della vita di tutti i Kosovari e ciò mi rende estremamente felice ed orgoglioso insieme a tutti i miei uomini e donne che lavorano giornalmente al mio fianco.
Per rispondere all’ultima parte della tua domanda, dell’Italia mi mancano indubbiamente gli affetti delle persone care come la mia compagna di vita, mia moglie che ha sempre compreso ed accettato le mie continue assenze dovute al mio lavoro, la Famiglia ed infine il mare che per me è una grande valvola di sfogo che amo profondamente, vivendo in una località vicino al mare.

Grazie per l’opportunità che mi ha concesso e per il tempo, sicuramente prezioso, che mi ha dedicato, in bocca al lupo per il suo incarico.

 

Annapaola Palumbo 1° AI Liceo Scientifico Internazionale Garofano – Capua

 

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