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Castel Volturno. Prostituzione forzata e commercio di organi sulla costa Casertama: subentra l'FBI

prostituzionePresso il litorale domitio c’è una linea invisibile che separa le strade e i quartieri: uno sbarramento istituzionale che separa la comunità nera da quella italiana. A Castel Volturno la mafia nigeriana opera mediante i pochi che hanno diritto di parola, azione e movimento. Per il resto, da Destra Volturno a Pescopagano, e lungo la Domitiana, gli immigrati che sono circa 15mila, sono ostaggio dei boss neri. Minacce ai familiari rimasti in Africa, stupri, pestaggi. Coloro che comandano sono collegati ai capi di Benin City negli Usa ed hanno potere di vita e di morte sugli altri connazionali.
Sono regolari anche i cosiddetti "ovulatori" che ingoiano fino a un chilo di cocaina per volta in cambio di 10mila euro a viaggio su e giù per l'Europa.
Le indagini dello Sco e dell’Fbi si stanno concentrando su un gruppo di immigrati con permesso di soggiorno, è stato infatti tracciato un costante passaggio di soldi da nigeriani che vivono ad Atlanta, New York e Chicago ad alcuni soggetti che abitano sul Litorale Domitio. 
La task force internazionale sta indagando su strani passaggi di soldi forse provenienti dell’enorme traffico di droga nelle mani della mafia nera. Soldi che, probabilmente, vengono reinvestiti nel business principale del crimine organizzato: la tratta di esseri umani, per schiavitù sessuale e traffico d’organi.
Scenari inquietanti che i nigeriani che vivono a Castel Volturno da anni conoscono molto bene.
Patty è un’ex "schiava del sesso", la quale sbarcò in Spagna nel 2002 e pagò il suo debito con la mafia prostituendosi, ma poi scappò in Italia. Fino a poco tempo fa, il marito l’ha costretta a vendersi sulla Domitiana: «Per gli uomini nigeriani la donna è una proprietà» -racconta colei che non si è rassegnata e quel marito violento, e che l’anno scorso, lo ha fatto arrestare- «Non ho più paura di niente, mi hanno tolto i miei figli e tutto quello che so sulla mia gente lo racconto a voi giornalisti e alla polizia». E ci accompagna nel viaggio nella Benin City della Campania; al civico 7 di viale c’è una casa che sembra uguale alle altre, ma non lo è:  «Qui c’è uno dei medici al servizio della mafia nigeriana» -racconta Patty- «È una donna e si servono di lei anche per l’espianto di organi».
Un racconto che ha dell’incredibile.
«C’è chi viene rapito e ucciso per gli organi, ma c’è anche chi si presta volontariamente».
Secondo quanto emerso dalle indagini, le vittime della tratta ai fini del traffico d’organi finiscono in cliniche estere, anche in Turchia e nord Africa; ma Patty sostiene che ci sono cliniche degli orrori anche a Grazzanise, a Villa Literno, a Sant’Antimo e sul Litorale.
«Conosco tre ragazzi che in cambio di 5mila euro si sono fatti espiantare un rene, ora vivono da queste parti», afferma la donna. Ma al cancello della presunta clinica degli orrori non risponde nessuno.
«Questi medici si occupano anche di recuperare la droga da persone che ingeriscono ovuli e poi stanno male», spiega Patty. «Chi non ce la fa, viene ucciso e fatto a pezzi per recuperare la droga. Contano solo i soldi. I nigeriani sono businessman senza scrupoli».
Chi resta incinta e vuole salvarsi va al centro Fernandez che, a spese della Caritas, offre rifugio ai disperati: «Scappano per proteggere la gravidanza, perché le costringono ad abortire», spiega il direttore, Antonio Casale. «Ma c’è anche chi fugge perché sa che la mafia può prendergli i figli. Esiste un traffico di bambini destinato a coppie ricche sterili che non si fanno scrupolo a pagare.
I piccoli spesso vengono immediatamente spediti all’estero», dice Patty.
Dall’inchiesta che lo scorso 5 dicembre ha portato a 90 arresti in tre continenti sono stati ricostruiti i canali dei potenti clan della Locride, che trattano direttamente con i colombiani e spediscono la droga in Germania, Olanda e Belgio. Nei Paesi Bassi, insieme a quelli scandinavi, vi è anche la meta finale della tratta di ragazze destinate alla schiavitù sessuale.

 

di Lucrezia Rebecca Rubino, VA, Liceo Garofano.

 

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