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La storia fa gli uomini, o gli uomini fanno la storia?

IMG 8846Ultimamente la frase che mi capita di sentire più spesso è proprio questa: “sembra di star vivendo il capitolo di un libro di storia”.
È quasi divertente pensare a come la storia venga studiata come se fosse fantascienza, quando la verità è che non è nient’altro se non il racconto sommario di eventi, di scelte, di uomini che prima di morire e lasciare il loro nome nell'inchiostro hanno vissuto, sofferto e avuto paura.
Ci fanno leggere di guerre e ce ne fanno imparare a memoria le date. E noi possiamo illuderci quanto ci pare di sapere, di capire, ma la verità è che per noi quelle parole saranno sempre lontane, quelle date le reciteremo come filastrocche, quelle guerre ci attraverseranno la testa come scene di un film o di un romanzo, mai come tracce di vita vissuta.
Ogni mattina ci alziamo dal letto ignari del fatto che ciò che stiamo vivendo un giorno verrà raccontato, o almeno, questo è quello che abbiamo fatto fino a quando il COVID-19 non è arrivato.
Dopodiché, di colpo, tutta la consapevolezza dell’umanità ci ha colpiti, e forse per la prima volta dopo troppo tempo ci siamo sentiti parte della storia.
Infinite volte abbiamo detto “è successo a loro, non succederà a me” dando per scontato che fosse un corollario, pensando di essere immuni alla storia. Il coronavirus è solo la prova della nostra presunzione.
Qualche giorno fa ho letto sul Corriere della Sera un articolo del giornalista Paolo Giordano che mi ha fatto riflettere.
Si intitolava “Quello che non voglio scordare dopo il Coronavirus” e si concentrava proprio sulla possibilità di imparare da questa pandemia quante più cose possibili, che dovremo però sforzarci di non dimenticare quando tutto questo sarà finito.
Mi ha fatto venire in mente la celebre lettera che Tiziano Terzani scrisse ad Oriana Fallaci dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001.
Lungi da me paragonare gli eventi: non sono qui per questo, ma rileggendo quella lettera ho colto così tante similitudini che è stato impossibile per me non collegarne, in qualche modo, i fili.
«L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento.»
Sono queste le parole con cui Terzani risponde alla furia della Fallaci, aprendo un varco che è una possibilità, trasformando la ferita in un’occasione per far entrare la luce.
Il Coronavirus in un mese ci ha insegnato più di quanto avremmo mai potuto sperare di imparare, ha completamente ridimensionato la nostra concezione di priorità.
Fino ad oggi non avevamo compreso il valore di un abbraccio né la fortuna di avere accanto le persone a cui teniamo. Avevamo dimenticato quanto più bello fosse respirare all’aria aperta senza sentirne mischiato anche lo smog, ascoltare il fruscio delle foglie senza che venisse interrotto dai clacson delle auto.
Avevamo dimenticato quanto più bella fosse l’Italia senza strade piene di rifiuti, acque intossicate da prodotti di scarico. Persino il cielo sembra essere di un’altra tonalità di blu.
E quindi dopo? Cosa succederà dopo?
«Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’aver davanti prima dell’11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla […]»
Ci è stata data, alla luce degli avvenimenti dell’ultimo mese, un’incredibile opportunità: l’opportunità di cambiare, di riflettere, di provare sulla nostra pelle cosa significa perdere tutto, prima che tutto ci venga restituito.
E quest’opportunità ci costa caro; ci costa, ogni giorno, uno spaventoso numero di vite. Il minimo che possiamo fare forse per valorizzarle è coglierla.
Ogni tragedia è un punto di partenza per l’essere umano, da cui dovrebbe sempre sperare di trarre un insegnamento.
Nel caso in cui accada, tutto avrà avuto un senso.
Se avviene il contrario, invece, sarà stato solo dolore.
E ancora una volta è unicamente nelle nostre mani la scelta del nostro trionfo o della nostra rovina.

 

Antonia Messina, Salvatore Pizzi,

4ª Classico A.

- Cronisti di Classe -

 

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