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Capua. Esempi di altruismo in tempi di covid-19.

20200321 224554Dal 9 marzo la vita di tutti noi italiani è stata completamente stravolta a causa della terribile situazione sanitaria che il mondo si trova a dover affrontare: la diffusione del virus covid-19. Tale pandemia, così definita a partire dall’11 marzo dal direttore generale dell’OMS (organizzazione mondiale della sanità) Tedros Adhanom Ghebreyesus, sta causando parecchio disagio in tutte le città d’Italia, nazione che si trova al primo posto in Europa per contagi. I media sono ormai completamente assorbiti da questa situazione e all’ordine del giorno ci sono solo continui aggiornamenti sull’evoluzione del virus. Il covid-19, anche detto più semplicemente coronavirus, dal nome della famiglia di cui fa parte insieme alla già purtroppo nota SARS (sindrome respiratoria acuta grave) e alla MERS (sindrome respiratoria mediorientale), si è manifestato per la prima volta in Cina tra il 20 ed il 25 novembre 2019. L’origine del virus, che attualmente si definisce attraverso la dicitura SarsCoV2, è stata per molto tempo incerta finché non è stato chiarito che questa particolare malattia sia partita dagli animali e che, solo successivamente, si sia trasmessa agli uomini attraverso i pipistrelli, già diffusori di altri virus quali l’Ebola, la Sars e la Mers data la loro capacità di poter vivere in diverse tipologie di ambienti. Il ceppo del coronavirus non è totalmente nuovo ai medici che lo avevano già individuato a metà degli anni ’60. Diverse sono le raccomandazioni che il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha rivolto alla Nazione e, nello specifico caso della Campania, sono stati incisivi anche i consigli del presidente della regione Vincenzo De Luca. Entrambi hanno sollecitato la popolazione a non abbandonare le proprie abitazioni se non in caso di estrema necessità dimostrando un senso di autorità civile determinante in queste situazioni. Anche nel suo piccolo la città di Capua ha deciso di promuovere diverse attività già adottate in altri comuni della penisola. La diocesi capuana ha introdotto due progetti per aiutare gli anziani, costretti a rimanere barricati in casa più di tutti perché maggiormente esposti al contagio. Il primo progetto si intitola “Un amico al telefono” e permette loro, attraverso dei numeri di telefono privati, di mettersi in contatto con degli psicologi oppure con dei semplici volontari disposti ad allietare le lunghe giornate della quarantena. La seconda idea di successo, promossa sempre dalla diocesi, si chiama “Acalate ‘o panaro” ed è totalmente incentrata sul senso di fraternità ed altruismo. Grazie all’indispensabile aiuto dei volontari della comunità è possibile, per chi si trova in condizioni di difficoltà, mettersi in contatto con i generosi giovani che hanno offerto il proprio aiuto per effettuare la spesa e consegnarla a domicilio. Tale virus ci ha privato della libertà di vivere una vita normale, di poter uscire e di poter abbracciare i propri cari ma ha fatto riscoprire ad un’intera nazione il sentimento di fratellanza e di solidarietà che ha sempre contraddistinto gli italiani nei momenti di difficoltà rendendoci esempio per gli altri Paesi nel mondo.

 

Francesca Di Benedetto III scientifico A Liceo “S.Pizzi”.

- Cronisti di Classe -

 

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