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L’epidemia: dall’antichità ai giorni nostri

virusLe epidemie attanagliano da sempre il nostro pianeta e sono state, molto spesso, al centro di numerose opere della tradizione letteraria. Basti pensare, infatti, alle numerose descrizioni circa la pestilenza attuate da Boccaccio nel “Decameron”, da Manzoni ne “I promessi sposi”, fino ad arrivare ad opere più attuali come “ il banchetto durante la peste”, microdramma di Puskink. Cambiano, pertanto, i contesti socio-economici, avanzano le tecnologie, la società diventa sempre più informatizzata, ma c’è, tuttavia, un elemento che resta invariato: il modo in cui l’uomo si rapporta alla pestem (dal latino, ‘distruzione’). L’emergenza sanitaria che affrontiamo oggi a causa del covid-19 non può essere, ovviamente, equiparata al flagello che decimò le popolazioni negli anni precedenti, ma sono presenti alcuni elementi di convergenza: il punto di partenza è sempre la sottovalutazione del problema e la mancata attuazione di misure preventive, provocando, così, la rapida diffusione del morbo e il conseguente stato di scompiglio e di terrore degli uomini che, galvanizzati anche da congetture tendenziose circa l’origine del morbo, rivelano la fragilità dei propri animi e danno il via alla ricerca degli untori. Ad esempio, nella Napoli del 1656, la diffusione della peste è accompagnata da credenze sulla sua origine di valore ultraterreno- considerandola una punizione divina (interpretazione religiosa non tanto diversa da quella data da Ovidio nelle “Metamorfosi” per descrivere la pestilenza che colpì Egina)- che vengono sostenute non solo da esaltati, ma anche da dotti del tempo come Athanasius Kircher. Tuttavia, c’è chi non crede alle esaltazioni superstiziose che avviluppano la Napoli seicentesca e provando a suggerire ipotesi scientifiche va incontro alla tragica sorte di essere arrestato e incarcerato poiché accusato di diffondere notizie tendenziose; simile tragica sorte è, infatti, quella toccata al medico cinese Li Wenliang, il primo medico che nel 2019 lanciò l’allarme sul coronavirus che fu accusato di diffondere false informazione su internet. Tuttavia, tra le conseguenze più subdole, gravi e di carattere metastorico che cagiona l’epidemia è sicuramente il terrore verso l’altro: A Napoli erano considerati untori gli stranieri al soldo dei francesi del duca di Guisa, oggi sono i cinesi, o chiunque abbia gli occhi a mandorla. il virus, però, al contrario degli uomini, non fa distinzioni di razze, colpisce tutti indistintamente e il flagello serve allora a ricordarci di quanto siamo deboli. Un modo per vincere questo tragico gioco tuttavia c’è: restare uniti, anche se a distanza e rinunciare momentaneamente ad alcune comodità che solo ora che ne siamo deficienti apprezziamo tanto.

 

Roberta Gaeta
5sco B Liceo Pizzi Capua
- Cronisti di Classe -

 

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