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Capua. Una “giovane” centenaria.

20200221 200742Il 26 febbraio la città di Capua sarà lieta di festeggiare con tutti i cittadini il centesimo compleanno della signora Leuca Cimmino. Nata nel 1920, l’arzilla signora Leuca, così soprannominata dai vicini di casa di via “Oreste Salomone”, ha da sempre dispensato degli ottimi consigli e si è sempre dimostrata disponibile con chiunque. La sua esperienza e le sue conoscenze la contraddistinguono, ma ciò che più colpisce di lei sono le sue commoventi storie. Numerosi sono infatti i ricordi che condivide con tutti, in particolar modo con i più giovani; esperienze che le hanno segnato la vita in positivo ed in negativo ma che, inevitabilmente, l’hanno aiutata a sviluppare la saggezza di cui è dotata oggi. La triste e drammatica vicenda della guerra l’ha costretta a nascondersi e a viaggiare per tutta Italia in cerca di posti più sicuri, ma quello di cui questa città deve essere fiera è il suo amore per Capua che l’ha sempre fatta tornare nel luogo in cui è nata e in cui ha lavorato per tanti anni al noto Pirotecnico. A Capua ha trascorso anche diciotto anni di matrimonio felice, così come da lei stesso definito, con Andrea Mirto e ha sempre avuto un ottimo rapporto con i sei figli di lui e i nipoti che la considerano come una sincera madre e splendida nonna. Nell’ intervista di seguito riportata la signora Cimmino ha anche dato dei preziosi consigli ai giovani d’oggi.
I: 100 anni sono un traguardo che non tutti hanno il privilegio di poter dire di aver raggiunto. In questi anni ha assistito a così tanti eventi di importanza mondiale, quale ricorda con maggior vividezza di particolari?
L: Sicuramente l’evento che ricordo di più in senso negativo è lo scoppio della seconda guerra mondiale. All’epoca avevo vent’anni e ricordo benissimo i bombardamenti e quando siamo dovuti sfollare. Durante questi anni ho anche perso mia madre e quindi sono stata costretta a viaggiare molto. Sono stata spesso a Siena e a Torino dai miei fratelli. Ho avuto una vita non tanto facile ma ho visitato molti posti. Quando mi sono sposata, infatti, sono andata spesso in Liguria ma, alla fine, non mi sono mai trasferita.
I: Non ha mai avuto il desiderio di trasferirsi in una città più grande?
L: Quando ero più giovane si, ma sono sempre stata legata a Capua ed è per questo motivo che tornavo sempre nella mia città.
I: Qual è il ricordo più felice legato alla città di Capua?
L: Il momento più felice è stata la fine della guerra. Tutti noi qui siamo tornati a vivere di nuovo. Il cibo era poco, certo, ma la notte non dovevamo più scappare nei ricoveri e, finalmente, non avevamo più paura di uscire allo scoperto.
I: Le generazioni moderne hanno sicuramente numerosi vantaggi, soprattutto dal punto di vista tecnologico. Molti valori e principi si sono però persi. Quali, secondo lei, dovrebbero essere rispristinati?
L: La vita prima era certamente più monotona, la radio è arrivata a Capua addirittura quando io avevo già 12-13 anni. Prima, però, ci si sedeva tutti intorno ad un tavolo e si parlava della giornata trascorsa, ora, invece, sia i genitori sia i figli sono sempre attaccati ad un cellulare e non si comunica più all’interno di una famiglia. La comunicazione è quello che, secondo me, dovrebbe essere rispristinato dai giovani d’oggi. Una comunicazione verbale però.
I: Molte altre persone che hanno raggiunto una longeva età consigliano un certo tipo di alimentazione. Quanto ha influito su di lei una corretta nutrizione?
L: In tempi di guerra sono stata tre anni senza mangiare e questo mi ha segnato. Ancora oggi, infatti, mangio molto poco ,non ho mai esagerato e i dolci e la cioccolata li ho assaggiati solo qualche volta. Il mio consiglio è semplicemente di mangiare di tutto un po’ senza strafare.
I: Lei è l’unica della sua famiglia ad aver raggiunto questa veneranda età?
L: No. Un cugino di mia madre che viveva a Santa Maria Capua Vetere ha raggiunto anche lui i cento anni e un mio prozio l’ho visto per l’ultima volta quando aveva novantasette anni, non so se è però mai arrivato ai cento. Deve essere sicuramente una questione legata alla famiglia anche se i miei genitori non sono vissuti così a lungo. Mio padre, infatti, è morto a sessantasette anni e mia madre a settantacinque, ma questo perché all’epoca non esistevano tutte le medicine che ci sono oggi.
I:Lei ha detto che ci sono stati dei momenti difficili nella sua vita. Ha avuto qualche passione che l’ha aiutata a superarli? Magari legata allo sport, alla musica, al teatro…
L: Lo sport non mi è mai piaciuto tantissimo. La musica invece si. Tutt’ora ascolto con piacere i concerti di musica classica che trasmettono per televisione e seguo anche le opere liriche. Per mia sfortuna non ne ho mai vista una dal vivo e forse questo è uno dei miei rimpianti.
I:Lei ha detto di aver lavorato al Pirotecnico. In passato i lavori erano sicuramente più semplici e manuali rispetto ad ora e forse per questo più disponibili. Nonostante lo sviluppo tecnologico i giovani d’oggi hanno , però, difficoltà a trovare un impiego e molti preferiscono arrendersi. Qual è il consiglio che vuole dare loro?
L: In realtà il lavoro era difficile da trovare anche allora. Quando arrivarono le prime macchine, infatti, molti venivano “sostituiti”. Una macchina lavorava per 10 uomini. Negli anni quaranta avevo tutti i miei cugini disoccupati. Il consiglio che voglio dare loro è quello di non arrendersi, di continuare a studiare e di imparare a fare un po’ di tutto perché non si sa mai cosa la vita può riservare ad ognuno di noi.
L’articolo non può che concludersi con un caloroso e sentito augurio ad una donna straordinaria, simpatica e che non ha mai fatto dell’età un peso ma solo un numero dandoci la possibilità di pubblicare una sua foto alla “giovane” età di ottant’anni!


Francesca Di Benedetto

III scientifico A liceo “S.Pizzi”

- Cronisti di Classe -

 

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