Un cittadino invia lettera in ricordo di Don Peppe Diana

don peppe dianaSono passati venti anni da quel tragico e triste giorno in cui mi giunse la notizia dell'assassinio di Don Peppe Diana, mi misi in macchina ed andai a Casal di Principe, girai per il paese nella speranza di incontrare qualche volto amico per fermarmi a parlare e saperne di più, passai davanti alla sua parrocchia c'erano molte forze dell'ordine ed un clima irreale, decisi di tornare a casa.
A quel tempo ero il Responsabile Regionale dell'AGESCI insieme a Gabriella Signorelli, ci siamo subito messi in moto insieme al Comitato Regionale ed al gruppo scout dell'Aversa I° ed a cascata tutti gli altri per sostenere la figura di Don Peppe e far si che venisse acclamato martire per aver saputo e voluto affermare il suo essere cristiano fino all'estremo sacrificio.
L'ho conosciuto da ragazzo quando da scout ci siamo incontrati in varie attività e poi da Capo scout e da Sacerdote e negli incarichi istituzionali da assistente regionale dei Foulard Bianchi, quel particolare gruppo di scout che si dedicano agli ammalati ed al servizio a Lourdes. Era così come lo si vedeva, molto solare, incline allo scherzo, un po' guascone, pronto a mettersi al servizio degli altri, pronto a divertirsi quando ce n'era l'occasione ed il contesto giusto, ma anche pronto a battersi con forza e fermezza quanto riteneva giusta la causa.

Ritengo che Peppe, lasciatemi la confidenza, non è stato un prete anticamorra per definizione, ma ha combattuto la camorra con le armi che gli venivano fornite dalla sua formazione, dalla sua Promessa Scout, dal suo essere cristiano con un impegno particolare quello di essere prete tra la sua gente e la cosa che lo ha Santificato è stato il coraggio di portare avanti il suo credo fino a sacrificare la propria vita.
Come Comitato Regionale ci siamo messi in gioco nel volere che l'Agesci fosse parte civile nel processo contro gli assassini e mandanti dell'omicidio, nonostante in quel periodo cercassero di far passare il delitto non dovuto all'azione pastorale ma ad altre ragioni, chi lo conosceva bene come noi sapeva nel proprio cuore che il motivo dell'assassinio era da ricercarsi nel suo modo di essere prete-scout e non da altra parte.
Chi lo ha ucciso se pensava di chiudere una bocca ha sbagliato, perché una bocca è stata chiusa ma si sono aperti tanti occhi, si sono sensibilizzate tante coscienze, si sono sporcate tante mani e soprattutto il significato del sacrificio di Don Peppe lo si constata a venti anni da quel tragico giorno.

Michele Vittorelli

Risposta di Vincenzo Paternuosto

 

Caro Signor Vittorelli, La ringraziamo per la bella lettera in ricordo dell'eroe e santo don Peppe Diana. Vincenzo Paternuosto di Capuaonline

 

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