Il ricordo del custode dell'ex Teatro Ricciardi Carlo Di Giovanni

comune capuaGentile Direttore, di seguito le invio un ricordo scritto dall'amica Annamaria Cembalo per mio suocero Carlo Di Giovanni, meglio conosciuto come Don Carlo, in occasione della sua dipartita, che vi invito a pubblicare. Quando leggerà capirà che non è solo un necrologio ma un grido di dolore per questa martoriata città. Cordiali saluti.

Antonio De Blasio

 

Caro Don Carlo,

te ne sei andato pure tu? Ora il teatro, il tuo teatro, il mio teatro sembra ancora di più al buio, senza la nobile pacatezza, la pulizia del tuo amorevole sguardo. Quante ne hai viste, lì dentro, vero, amico mio?

Ieri, parlando di te, con tua figlia, la mia amica carissima e stimatissima Nunzia, mi ha ricordato che lei lì ci è nata, perché vivevate nel teatro Ricciardi nel mentre svolgevi il tuo accurato lavoro di custode del bellissimo tempio di arte e cultura, che maestoso si erge alle porte della nostra città, della nostra malata, stanca e tristemente bella città: Capua.

Tu, per me, sei sempre stato il simbolo del teatro Ricciardi. Quando ero piccola e la mamma mi conduceva a teatro, il primo spettacolo che mi si parava davanti agli occhi era la tua gentilezza, il tuo sorriso mite, il tuo accogliere tutti, come solo un ospite buono e cortese ed innamorato della sua dimora, sa predisporsi. Poi, più in là, negli anni, quando divenni adulta per seguire i corsi di recitazione, la prima persona che ero felice di vedere, all'ingresso, eri sempre tu. Ti salutavo sorridendo, mi salutavi sorridendo e mi guardavi, mentre veloce entravo in platea se ero in ritardo per la lezione.

Che figura dolce che sei, purtoppo e ormai, nei miei ricordi di bambina, di donna ed artista. Sono sicura che in questo momento ogni millimetro del nostro teatro trasuda perle di dolore per te. Ci hai lasciati orfani, Don Carlo, della tua cura, specialmente ora che il teatro è stato profanato dagli empi. Io mi sento orfana, doppiamente ora, di te e del tempio. Si, perché finchè c'eri tu, anche se non più al tuo posto di sempre, in me splendeva la consolante speranza retroattiva, che quel luogo adorato avesse conosciuto la pulizia dell'onesto fare, dell'onesto vivere e dire che ti contraddistinguevano. Spero che nella sua oscurità non conservi solo turpi ricordi recenti di indegni passaggi. Spero e fortemente spero che ogni millimetro di spazio di quel teatro rigurgiti il veleno che addosso gli è stato versato e conservi solo la bella verità del tuo passaggio. Ti faccio una promessa, mio nobile amico, se mai, un giorno quella porta sprangata si dovesse riaprire davanti a questo mio umido sguardo di rabbia, di dolore e di amore, infine, mi adopererò affinché quel palcoscenico infangato dalla depravazione umana, ritrovi la sua originaria sacralità nella luce pura del tuo nome: Don Carlo.

 

RISPOSTA DI VINCENZO PATERNUOSTO

 

Caro Signor De Blasio, grazie a Lei e ad Annamaria Cembalo per il ricordo tributato a Carlo Di Giovanni. Vincenzo Paternuosto di Capuaonline


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