WhatsApp Image 2026 02 10 at 11.05.23A Capua il Carnevale non arriva: riaffiora. Come una voce antica che ogni anno torna a farsi sentire, attraversando vicoli, palazzi e memorie. È una voce che ride, graffia, provoca. È la voce della maschera. Ed è da qui che prende forma Capua MascherArte. Il luogo della linguaccia, la mostra ospitata a Palazzo Fazio dal 15 febbraio al 1° marzo 2026, nel tempo simbolico del Carnevale.
Camminando per la città, in questi giorni, si ha l’impressione che la storia osservi dai balconi. Capua custodisce uno dei Carnevali più antichi d’Italia, arrivato alla 139ª edizione, e lo fa senza musealizzarlo, lasciandolo vivere come rito collettivo, come teatro diffuso. Qui la maschera non è travestimento, ma identità; non è fuga, ma dichiarazione. È patrimonio immateriale, tramandato non nei libri, ma nei gesti, nei suoni, nelle parole dette a mezza voce — o urlate con una linguaccia. C’è un momento preciso, nella storia, in cui questa voce prende forma. Siamo nel Seicento e un capuano, Silvio Fiorillo, commediografo colto e irriverente, decide di portare in scena una figura nuova. Una maschera sgraziata, contraddittoria, irrefrenabile. La chiama Pulcinella. È la prima volta. Da allora quella maschera non smetterà più di parlare, attraversando i secoli, i confini, i linguaggi. Pulcinella dice ciò che gli altri tacciono. Ride del potere, lo imita, lo deforma. È servo e filosofo, vittima e carnefice. La sua forza sta tutta lì: in quella bocca spalancata, in quella linguaccia che non chiede permesso. È questa eredità che Capua MascherArte raccoglie e rilancia, trasformando la tradizione in materia viva. Le sale di Palazzo Fazio diventano così un luogo abitato da presenze. Le opere non illustrano la maschera: la interrogano. Pittura, scultura e sperimentazione si intrecciano nelle ricerche di Badia, Branco, Cordova, Franco e Gaetano Cucciardi, Del Gaudio, Di Guida, Ferraro, Giacobone, Guaglione, Guarino, Ingicco, Marino, Martone, Oliviero, Pedicini, Petralla, Prezioso, Posillipo, Pozzuoli, Riviello, Tagliafierro, Toscano, Ventriglia e Vollaro. Ogni artista sembra dialogare con Pulcinella a modo proprio: c’è chi lo frammenta, chi lo oscura, chi lo rende materia, chi lo riduce a segno. Ne nasce un racconto corale, dove la maschera smette di essere icona folkloristica e torna a essere strumento critico e voce contemporanea. La mostra, curata da Livio Marino, non segue un percorso lineare, ma emotivo. Si avanza tra opere che sembrano sussurrare storie, restituendo al visitatore la sensazione di trovarsi dentro un racconto che non è mai finito. Un racconto che appartiene alla città, ma parla a tutti.
E forse è proprio questo il senso profondo di Capua MascherArte. Ricordare che a Capua, da secoli, la maschera non serve a nascondersi. Serve a dire la verità. Anche quando fa ridere. Soprattutto quando tira fuori la linguaccia. Da domenica 15 febbraio, presso Palazzo Fazio, l’Associazione Culturale Capuanova dà vita alla mostra collettiva "CAPUA IL LUOGO DELLA LINGUACCIA", parte del progetto "MASCHER-ARTE", un omaggio artistico alle maschere di Carnevale. Il commento musicale del vernissage è affidato agli OXUM tRio (Adriano Guarino, Cinzia Carlà, Ferdinando Ghidelli). Il finissage, previsto per il primo di marzo, arricchirà la rassegna con un intervento di alto valore culturale sul tema della “lingua” tenuto dal prof. Antimo Cesaro a partire dal suo Breve trattato sul lecchino, opera saggistica in risonanza con i contenuti della mostra. Accompagneranno la chiusura della mostra gli ANTICANTI Musica Popolare (Cinzia Carlà, Mariateresa Carlà, Laura Diglio, Ferdinando Ghidelli, Paolo Gugliotta, Franco Natale) con un breve intervento musicale dal tema carnevalesco.
TORNA SU
X

Capuaonline.com

Sul portale Capuaonline.com sono disattivate tutte le funzionalità utili alla copia dei contenuti.