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Foglie di Lauro. I riti della Settimana Santa Capuana

 

ritiI riti della Settimana Santa e quelli dei due venerdì antecedenti, con le processioni dell'Addolorata: in "penitenza", la prima e di "Gala" la seconda, racchiudono il tutto, di quel genius loci, che caratterizza non solo la comunità credente, quanto laica della città di Capua.
La ricerca incondizionata di fonti storiche, relativamente alle celebrazioni, impone particolare dedizione allo studio dell'antropologia culturale della nostra città, sicché, il confronto e la disamina di testi e testimonianze, anche verbali, risulta indispensabile.
Un confronto aperto, motivato e generoso, ci colloca in una posizione di ascolto, tra Daniela De Rosa e Luigi Fusco, entrambi storici dell'arte, studiosi e docenti negli istituti superiori Capuani. Daniela De Rosa è titolare di cattedra al Falco, il marito, Luigi Fusco, al Pizzi.
A Capua, le celebrazioni, con il giovedì santo, la veglia Pasquale del sabato, culminano con il Calvario del venerdì, cioè la rievocazione della passione e della morte di Cristo. In questo giorno, per le strade vengono portate in processione le sacre effigie dell’Addolorata e dell’Ecce homo, “accollate” dai confratelli appartenenti ad alcune delle più prestigiose congregazioni capuane. In particolare, per L'Addolorata, il percorso viene demandato agli Accollatori dell'Associazione cattolica. Il momento topico della manifestazione, si palesa nel corso dell’Incontro fra Gesù e la Madonna, evento che avviene nella gremita e storica piazza dei Giudici.
Tutti i capuani, e non solo, accorrono, intorno a mezzogiorno, per assistere alla drammatizzazione della sofferenza e della redenzione di Cristo, messa in scena attraverso un vero e proprio apparato effimero, rappresentato dalle medesime sculture, inventato, con buona probabilità, in piena età barocca.
Il Canonico Michele Della Cioppa scrive, nel 1845, che la scultura era custodita presso la chiesa di Sant’Angelo in Audoaldis e già veniva utilizzata per la processione “commoventissima e per gli esercizi spirituali” del Venerdì Santo. La sacra effige, venne acquisita dalla Confraternita di Santa Monica, quando si ebbe l’espulsione dei Gesuiti dalla città di Capua e dal resto del Regno di Napoli.
Il fazzoletto della Vergine Addolorata è, invece, un dono fatto da Ferdinando II di Borbone, nel 1848, in occasione di una cerimonia religiosa, che venne officiata, lo stesso anno, in piazza dei Giudici. A quest'evento, religioso, vi parteciparono, anche, il Capitolo della Curia, gli esponenti del Municipio e le truppe reali.
A Capua, verosimilmente, nel corso del Seicento, in virtù della presenza dei Gesuiti e dei Teatini, deputati a riportare i fedeli alla vicinanza della Chiesa, le manifestazioni, assunsero un ruolo fondamentale; infatti, oltre l’Incontro di mezzogiorno tra il Cristo e l’Addolorata, la sera si assiste alla processione, anch’essa di probabili origini seicentesche, del Cristo Morto. Di questa celebrazione, nel Settecento, non a caso, ne venne realizzata una versione permanente, probabilmente per far ricordare, di continuo, ai capuani quanto fosse importante questo tipo di rituale. Trattasi, al riguardo, dell’allestimento permanente del Gesù morto all’interno del Succorpo della Cattedrale dei Santi Stefano ed Agata, lavori sostenuti dall’arcivescovo Nicola Caracciolo. Per la parte propriamente scultorea, l’incarico venne affidato a Matteo Bottigliero, artista originario di Castiglione Salernitano.
La conoscenza, ulteriore, di approfondimenti, in ordine a queste celebrazioni, induce il cronista ad un accorato appello per chi è a conoscenza di ulteriori notizie, per cui la pubblicazione diventa obbligo, nel ricostruire la memoria storica della nostra città.

 

Nelle foto: L'incontro , i docenti Daniela De Rosa, Luigi Fusco e gli Accollatori di Capua.

 

 

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