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Foglie di Lauro. Il meraviglioso quadriportico della Basilica Cattedrale di Capua, mette in evidenza il Presepio, simbolo della Natività.

presepe duomoIl meraviglioso quadriportico della Basilica Cattedrale di Capua, mette in evidenza il Presepio, simbolo della Natività. Un punto di riferimento anche per coloro, e sono in tanti, che si professano cultori dell'arte presepiale.
I Presepi in bella mostra, in ogni casa, contemplati da addobbi natalizi, in piccole o grandi dimensioni, classici o artigianali, e che rappresentano la tradizione tutta partenopea.
Luci e colori diffondono l'aria di festa, anche se, ognuno, in cuor suo, nasconde quel velo di tristezza, legata ai cari ricordi del passato o alle problematiche attuali. E proprio quest'anno, invero, si respira aria decisamente diversa. Ciò nonostante, artigiani del settore, ma anche semplici appassionati di arte presepiale, hanno preso l’abitudine di “abbellire” il presepe con luoghi e personaggi legati alla vita quotidiana. In rapida successione, alcuni di essi, sostengono ricerche antropologiche, che danno ragione alle rispettive presenze mistiche, ma anche di genuina genesi. Benino o Benito, per esempio, è un pastorello che dorme beato e che si pensa dia origine al presepe, sognando. Il vinaio, ricorda l’Eucarestia. C'è poi un personaggio assai grottesco, Cicci Bacco, retaggio dell’antica divinità pagana del vino, Bacco. Immancabile, il pescatore, posizionato nei pressi del laghetto, che ricorda simbolicamente San Pietro, pescatore di anime. Di questi, ulteriori due personaggi, invero, non ne avevo mai sentito parlare: Zi’ Vicienzo e zi’ Pascale, i due compari, personificazione del Carnevale e della Morte. Il monaco, simbolo dell’unione tra sacro e profano, che caratterizza in buona sostanza, il presepe classico, senza interferenze. In alcune rappresentazioni, troviamo la zingara, giovane donna, con vesti rotte, ma appariscenti; prevede il futuro, tra cui anche la passione di Gesù. Stefania, una giovane donna, di cui la leggenda narra che mentre si dirigeva verso la capanna, per far visita a Gesù, al momento della nascita, venne bloccata dagli angeli, poichè non era sposata. Così, per eludere il controllo, pensò bene di avvolgere una pietra in un drappo, facendo finta di portare in grembo suo figlio. Alla vista della Madonna, la pietra si trasformò in un bambino, a cui fu imposto il nome Stefano.
Il "nostro" presepe, napoletano, si arricchisce, poi, di venditori, almeno dodici, e rappresentano i mesi dell’anno: Gennaio, macellaio o salumiere; Febbraio, venditore di ricotta e formaggio; Marzo, pollivendolo e venditore di uccelli; Aprile, venditore di uova; Maggio, rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta; Giugno, panettiere; Luglio, venditore di pomodori; Agosto, venditore di cocomeri; Settembre, venditore di fichi o seminatore; Ottobre, vinaio o cacciatore; Novembre, venditore di castagne; Dicembre, pescivendolo o pescatore.
Il fiume, o il torrente d'acqua, é il simbolo della vita. Ci sono, poi, le osterie, che, avendo negato ospitalità alla Madonna e a San Giuseppe, sono simbolo del peccato. E per finire l'addobbo, Il pozzo, che ha una simbologia tutta particolare, infatti, la diceria popolare afferma che a Natale non bisogna in alcun modo prendere l’acqua dai pozzi, perché contiene spiriti maligni, provenienti dal centro della terra. Insomma, il Sacro che molto spesso si confonde al profano, ma che nella rappresentazione del Presepio napoletano, è ben accetto, in virtù della grande valenza simbolica ed emotiva, che la Natività genera nelle nostre case.

 

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