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Foglie di Lauro. Caro Renato: la lettera di Pompeo Pelagalli per rintracciare una vecchia amicizia

carorenato4Caro Renato. Una busta ed un francobollo virtuale, il destinatario è reale, amico di gioventù e che i cambiamenti della vita hanno fatto allontanare. Non sappiamo dove. Pompeo Pelagalli gli scrive alla vigilia di Natale, raccontandogli stati d'animo e come è cambiato il vivere quotidiano in questo periodo pandemico. Poi, giù nei ricordi, quelli indelebili, dove viene fuori Capua ed il suo Carnevale. La prima presentazione nel 1969, gli articoli pubblicati da Il Mattino. Un caleidoscopio di ricordi nella Capua sempre attenta e generosa, protagonista delle sue meravigliose tradizioni.
Caro Renato 4
Scusami, ma faccio ancora un tentativo per rintracciarti tramite questo mezzo che gira il mondo intero, tramite i buoni uffici del carissimo e fraterno amico Gigi e con la intermediazione dei “ragazzi” di Capua on line, che ringrazio sempre per la generosa ospitalità. E con questo mezzo spero sempre, un giorno o l’altro, di raggiungerti e parlarti, magari con una telefonata, o, ancora meglio con una videochiamata. E’ passato tanto tempo da quando ti ho scritto l’ultima volta, ormai siamo a dicembre e siamo vicini al Natale e al Capodanno. Purtroppo la situazione generale non è cambiata, anzi si è fatta ancora più grave e pesante. Il Covid, questo virus pericoloso e contagioso sembra aumentare in potenza e, oltre ai tanti contagiati e ammalati con tante sofferenze, si contano tantissimi, anzi troppi, morti. Non c’è paese, contrada, città che ne sia esente e non solo tra le persone più fragili, come anziani o persone, ma anche giovani, persone nel pieno delle loro attività. Anche qui a Capua ne contiamo tanti e alcuni giovani che hanno lasciato figli e famiglie con tanto dolore. Io e Annamaria stiamo bene, ma siamo in clausura per evitare qualsiasi contagio e ci serviamo di ogni mezzo che possa portarci a domicilio ogni cosa , dalla frutta e verdura alla spesa dal supermercato, dalla farmacia fino ai giornali forniti dall’ottimo Nando, tutto tramite ascensore. Siamo in questa situazione dal mese di febbraio, quando l’edizione 2020 del Carnevale di Capua non era ancora terminata, in quanto fu stabilito di fermare ogni manifestazione pubblica, per evitare assembramenti pericolosi per l’espandersi della “pandemia”. Ricordo che non ci sono state altre interruzioni delle giornate del nostro Carnevale, neppure quando ci fu una alluvione con il Volturno che si fece vivo in piazza Eboli e, era il 1956, quando venne giù tanta neve proprio il giovedì. Quella neve alimentò un nuovo tipo di divertimento: naturalmente il lancio di palle di neve, ma, soprattutto il tiro mirato agli ottoni della banda di Bellona che suonava imperterrita attraverso il Corso Appio. I tromboni erano il bersaglio preferito dei lanciapalle con grandi risate e divertimento di tutti. A proposito di Carnevale, voglio mantenere la promessa che ti avevo fatto nella lettera precedente. Ti ricordi? Fu Carlo, per tutti noi amici “Carluccio”, Porciello a mettermi davanti a un microfono per presentare i saggi degli allievi del Liceo Musicale, e i concerti, ma non so dirti chi mi volle sul palco del Carnevale per presentarlo , da solo, li, in quella antica , bella e storica piazza dei Giudici. L’anno il 1969, tra il 13 e il 18 di un febbraio particolarmente freddo e carico di piogge intermittenti, in queste condizioni salii sul palco con grande emozione, ma sentii subito che riuscivo a stabilire un complice rapporto con il pubblico, che mi seguiva sempre anche quando ero costretto a riempire i frequenti vuoti, che si stabilivano tra una esibizione e l’altra, con mie lunghe “tirate” sulla storia di Capua, sull’arte, sugli avvenimenti artistici o sportivi che interessavano la nostra Città. In particolare, ricordo le presenze della Professoressa Edelwais Ferrone e le figlie, la Signora Sementini e altri personaggi cittadini sulla tribuna riservata alle autorità ma, sempre , anche negli anni successivi, ancorate ad un palo del recinto, le sorelle Ligas, che non si perdevano una parola delle mie lunghe esposizioni. Pietro Caruso sulle pagine del “Mattino”, unica testata allora presente in provincia, dice che il vice sindaco Colonnello Salomone, dopo aver consegnato le chiavi della Città al Re Carnevale, consegna il microfono al “bravo presentatore Pompeo Pelagalli”. Caro Renato proprio così inizia la mia lunga avventura al Carnevale di Capua, una tradizione che tutti i capuani amano, anche se non la vivono sempre con lo stesso spirito di una volta. Guarda che in quell’anno si fecero cose semplici, come una gara riservata ai mangiatori di spaghetti “al ragù”, che dovevano usare solo la bocca mentre le mani erano legate dietro la schiena e l’attesa gara al “palo della cuccagna” con prosciutti e salami da raggiungere. Queste le feste di contorno e alcuni complessi di musica leggera e, soprattutto i dischi che riproponevano le melodie del Festival di Sanremo che echeggiavano lungo il corso con le “trombe” della “Radiotecnica di Santa Maria Capua Vetere”. Si cose semplici, ma erano fonte di allegria e partecipazione in una manifestazione che segnava, ormai la sua 85^ edizione, come la grande tradizione della consegna delle chiavi della Città dal primo cittadino nelle mani di Re Carnevale, quasi a ricordare che Capua era stata “Chiave del Regno” come ai tempi di Federico II. E per me questo è importante e ho sempre preferito un Re Carnevale, capuano, giovane, bello , biondo come lo “Svevo”. Per questo mi sono ribellato e ho criticato quando le Commissioni, in anni recenti, hanno preferito personaggi presi dai comici napoletani o dal cinema nazionale, una autentica forzatura e senza alcun significato. Nonostante il cattivo tempo fu un bel Carnevale ricco di tantissimi partecipanti alle varie categorie in concorso. I bambini erano tutti belli e presentavano mascherine veramente originali: i primi premi furono assegnati a “Il pomodoro” di Annamaria Ainio e alla “Perla” di Antonella Valletta, ma si facevano ammirare anche un “barboncino”(Carmine Caputo), un “RE di Coppe”(Pasqualino Ranucci), una “Cavalletta” (Maria Lionetti), una “Fata moderna” (Cinzia Orsacchiotto), un “missile “(Salvatore Carrillo), e tanti altri, tutti gioiosi impegnatissimi e bellissimi. Ho sempre adorato i bambini e mi piaceva tanto presentarli e farli sentire a loro agio di fronte a quel pubblico numeroso e attento. In quell’anno, avevo già Mimmo e stava per nascere, avverrà ad ottobre, Paola ed ero particolarmente felice per questo, insieme a mamma Rosetta. Ma i bambini a Carnevale devono esserci, i piccoli uomini sentono fortemente quella partecipazione e sarà per loro un ricordo e un incentivo a misurarsi con il mondo anche quando saranno adulti. Certo anche quell’anno si presentarono i “Gruppi”, quelli allegorici, si quelli che riproponevano il mondo dei cartoni di Walt Disney o quello degli spettacoli televisivi, ma felice fu la proposta del gruppo degli universitari della FUCI con il loro “Allunaggio”, preveggenti di quello che sarebbe, poi, avvenuto nel luglio successivo. Il primo premio dei gruppi umoristici fu assegnato ad un gustosissimo “Napoleone in tournee” di Lello Corbo, con esibizioni veramente esilaranti e per i carri vinse “Carnevalissimo 69” di Franco Fasano. Ma, ti dico, caro Renato, che le più belle risate le ho fatte quando si è presentato, all’interno del recinto un gruppo di partecipanti che realizzarono una improbabile corrida. Due ragazzi erano il corpo del toro con lunghe corna e il loro capo Mario Fusco che faceva il torero. Una tragedia tutta da ridere quando , dopo una robusta pioggia, il manto nero del toro si squagliava e i due animatori del “pericoloso” animale uscivano allo scoperto. Quell’anno fu anche l’inizio della partecipazione dei gruppi folcloristici e il primo ad esibirsi fu quello della Città di Sestu, dell’ENAL di Sassari con i costumi ricchi di ornamenti, caratteristici ma eleganti. Con la coralità perfetta delle esecuzioni risultarono uno spettacolo di altissimo valore, di grande fascino, che fu molto apprezzato. Fu molto bello per me presentarlo e far capire al pubblico tutti i significati di quella esibizione. Per me ebbe inizio così l’avventura del Carnevale di Capua, che mi ha dato sempre grande emozione e una intima soddisfazione. Iniziò anche la consuetudine di prendere durante gli intervalli una “China Calda” per combattere i rigori del clima di quei giorni, una consuetudine che mi suggerì Giacomino, e, da allora, anche negli anni successivi , mi rifugiavo nel suo Bar a prendere sempre la China Calda. Caro Renato, mi fermo qui, spero di poterti raccontare il seguito di questa mia storia, nei prossimi appuntamenti epistolari, confidando anche di vivere, nella nostra società, in tempi migliori. Fai un sereno Natale, ti saluto con sentimenti di affettuosa amicizia.

 

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