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Foglie di Lauro. Primo Presidio Slow Food Corniola 2020: riconoscimento ufficiale per la corniola "cultivar autoctona" di Capua nel 2019.

SlowFood         Primo Presidio Slow Food Corniola 2020, presentazione Olio Giusti al Flos Olei 2019, riconoscimento ufficiale per la corniola "cultivar autoctona" di Capua nel 2019. Il merito di Roberta Giusti, imprenditrice del settore, che nella nostra città, da anni, è impegnata nella produzione di olio, tant'è che ha portato il prodotto capuano al prestigioso riconoscimento, in virtù della partecipazione alla sedicesima rassegna nazionale di oli monovarietali. Le attività di produzione dell'azienda Giusti, hanno inizio nel duemilacinque, puntando soprattutto su una politica ad indirizzo territoriale e la coltivazione rigorosamente biologica. La giovane imprenditrice si dedica, senza sosta, al programma aziendale, pianificando, dettagliatamente, un cronoprogramma di certo non facile da perseguire senza intoppi, ma la determinazione che si è coniugata con la passione, hanno reso sacrifici e fatica una costante, per raggiungere gli obiettivi prefissati. L'incoraggiamento è tanto, soprattutto da parte di chi le sta vicino e crede nel progetto, sicché, Roberta Giusti ha avuto, sin dall'inizio della produzione, un unico obiettivo: lavorare in purezza le olive, e lavorare quelle provenienti dalle piante secolari di corniola. Nello stesso tempo, però, si sono create le condizioni necessarie per un lavoro di recupero della varietà autoctona, riproducendone di nuove. Ottenuto, quindi, il presidio slowfood e perseguendo la politica aziendale, è la stessa Roberta Giusti che ha lanciato appello, laddove sussistono, nelle proprietà degli enti locali, ulivi secolari abbandonati, di darli in affidamento, per riprenderne cura, essendo, gli stessi, patrimonio naturale ed ambientale di pregevole valore. L' azienda capuana ha presentato al Flos Olei la corniola ed un nuovo blend: "Sciòsciò" . Un nome non casuale, la cui scelta è da ricercare nel forte legame che la produzione rivendica nella cultura campana. Una mutazione terminologica del marchio, risalente a riti antichi, quelli in onore di Iside e derivanti dallo she shesh, strumento, si dice, utile ad eliminare il torpore con il suo suono mercuriale. Inoltre, da campana - sottolinea Roberta Giusti - sono scaramantica, ed osservando con attenzione il frutto della corniola, ho identificato, senza esitazione, una similitudine con la forma di un corno apotropaico. La sfida si è dimostrata vincente per l'azienda capuana, che forte della collaborazione con Claudio De Luca, produttore di vini ed oli di altissima qualità, in provincia di Avellino, a marchio Case d'Alto, ha determinato la produzione tra due cultivar autoctone: la corniola capuana e la ravece. E così è nato il blend sciòsciò. Stesso indirizzo con Roberto Goglia, dell'azienda d'Amore, in provincia di Benevento. Anche questa è presidio slowfood di due varietà: la spinosa e la femminella e produce oli di alta qualità. L'attenzione è stata riservata alla cultivar femminella, che diventerà presto parte del patrimonio olivicolo nazionale.
È così il marchio di quest'anno è "malafemmena", per esaltare l'eleganza, la femminilità, la sobrietà del prodotto, con chiaro riferimento, anche, alla celebre canzone scritta da Antonio De Curtis, il principe, in arte Toto'.
Sono etichette raccontate - conclude Roberta Giusti - dove dietro alla scelta del nome, c' é il pensiero, ci sono scambi di idee, riflessioni sulla vita, l'amore per l'arte, la nostra cultura e soprattutto le emozioni. Un prodotto deve avere un'anima e l'etichetta, che non deve essere una semplice etichetta. L' olio non è semplice spremitura di olive, ma é suggestione.

 

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