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Foglie di Lauro. Il comitato del rione Boscariello "Il Gelso" non si ferma nemmeno con la pandemia!

IMG 20201124 085622           Non hanno intenzione di fermarsi, neppure con la pandemia. Il Covid non  rallenta idee e progetti; "Il gelso" è il comitato dei residenti del rione Boscariello, a Capua. Iniziative condivise, ma con aperture all'intero territorio comunale e non solo. Determinati più che mai, Ida Di Rauso, nella foto principale ndr, e Gianluca Alfano, foto in basso a lato ndr, anfitrioni di un progetto che parte da lontano, che consolida e rilancia un territorio alle porte della città, dove la vocazione agricola persiste e sottopone, all'attenzione dell'opinione pubblica, una concezione antropologica, suffragata, soprattutto, dall'interesse che i Borbone nutrivano per l'area compresa tra il boscariello e Carditello.  "Il gelso", nuova denominazione, altrettanta significativa l'immagine dalla mano che contiene il simbolo del rione, che si ricompone nel gruppo direttivo, con Carmela Sferragatta, Annamaria Cucarano, Vincenza Di Rauso, Mario e Michele Di Rauso, Nunziata Sferragatta e Rosa De Luca. In cantiere l'organizzazione della seconda edizione della "Passeggiata Borbonica" , percorso itinerante, con partenza dal Boscariello e fino alle antiche scuderie del Real sito. Protagonista indiscusso, il così detto "Sentiero di Carolina", iniziativa in onore della dolcissima ed indimenticabile Francesca, sorella di Ida, prematuramente scomparsa. Non appena i "tempi" lo consentiranno, la passeggiata si concretizzerà con la corale partecipazione di tanti ospiti. Il rione Gelso Boscariello, ha origini antiche ed altrettante tradizioni, nonché aneddoti e personaggi, che hanno rappresentato la genesi del quartiere, diviso dalla strada ferrata dal resto cittadino. Antiche tradizioni, eventi, aneddoti e personaggi hanno segnato l'identità comunitaria. Siamo a ridosso della stazione ferroviaria,  dicevamo, tre i cardini di collegamento: il cavalcaferrovia dell'omonimo piazzale, il sottopasso di via Santa Maria la Fossa e via Scarano. La zona non è da considerare periferica al Real Sito di Carditello, ma parte integrante, il che, conferma le iniziative dei Borbone, per cui, il re Ferdinando IV, ne volle ampliare la dipendenza, nonché l'utilizzo, sia per fini produttivi, atteso che, risultava fiorente l'attività agricola, ed anche, per così dire, le finalità ludiche. Infatti, l'area si addiceva in modo eterogeneo alle battute di caccia, di cui il sovrano era avvezzo.L' interesse, anche, per l’allevamento di bovini ed equini, ed alla coltivazione di grano, ortaggi e prodotti caseari per eccellenza.L'estensione territoriale della sola pertinenza agricola era stimata su di una superficie di 6.305  moggia capuane, corrispondenti a circa 2,100 ettari, dei quali faceva parte il bosco di Carditello, che solo in un secondo momento  venne chiamato Boscariello .La natura del terreno, trova nel fiume Volturno una sorta di delimitazione naturale, e ne caratterizzava, in passato, l'essenza acquitrinosa. In virtù di ciò,  risultava particolarmente florida e  permetteva  la notevole coltivazione di prodotti, vanto del Re.C'è poi una leggenda, secondo la quale, durante una delle lavorazioni di formaggio, fu sbagliato il dosaggio di latte ed altri ingredienti che servivano alla sua consistenza, per cui venne fuori un qualcosa di diverso, particolarmente gradevole al palato: era la mozzarella.Il merito, poi, della denominazione Gelso Boscariello, lo si deve al gelso bianco, pianta che nasceva in prossimità dei rivoli di Boscariello, ed era fonte di vita per i bozzoli di baco. La regina Maria Carolina, attenta proprio nel controllo del prodotto, favorì  la lavorazione alle filande della seta di San Leucio.La vocazione agricola del Boscariello si accentuo', favorendo piantagioni di tabacco, ma ancor più, barbabietola da zucchero, un patrimonio consolidato dalla presenza dello zuccherificio di Capua. L'ooificio era tra i più apprezzati del mezzogiorno d'Italia. Il lavoro di certo non mancava, sicché, il tasso di disoccupazione, in città, era quasi pari allo zero. Centinaia di giovani trovarono occupazione, anche stagionale, senza alcuna differenziazione di classe e ceto sociale. Molti professionisti capuani, ancora raccontano le loro esperienze lavorative con "le campagne nello zuccherificio".Il comitato "Il gelso" nasce dopo l'associazione "le radici del gelso", col solo intento di restituire ad una delle più produttive periferie di Capua, la giusta dimensione urbana e sociale, non foss'altro per aver ereditato consistenti episodi della storia borbonica.

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