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Foglie di Lauro. Nel 1952, don Umberto D’Aquino, riprese la tradizione della “novena” dell'Immacolata. I ricordi...

don umberto        Si incominciava più o meno in questi giorni ad organizzare "A Nuttata". A casa di chi, cosa facciamo, quale menù dobbiamo preparare, quanti soldi a testa dobbiamo mettere, quanti ne siamo. Invitiamo lei, a quello no, che poi beve e ci rovina la serata. Domande e risposte, che puntualmente ritornano alla mente di chi ha vissuto, con spensieratezza, uno dei momenti più belli della comunità capuana: la festività dell'Immacolata. Ovviamente, il tutto si concludeva con la partecipazione, corale e devota, alla processione, alle quattro del mattino. Il percorso di penitenza, la sosta in piazza dei Giudici con la fiaccolata, la Santa Messa, la colazione al bar. Reminiscenze, che riaffiorano con profonda emozione, e che hanno caratterizzato momenti spensierati, dove, diciamocelo con sincerità, si concretizzava, anche, la presenza di Cupido, che con le sue frecce, centrava molti protagonisti delle piacevoli conviviali. Questo, l'aspetto ludico, ma l'interesse del cronista, è quello antropologico, ed in particolare la genesi religiosa dell'evento tutto capuano. La devozione e la fede per l'Immacolata Concezione, sono patrimonio indissolubile della nostra città. Una venerazione, quella Mariana, che ha origini antichissime e, per quanto riguarda l'Immacolata Concezione, fonti testimoniali, rendicondano che le prime novene ebbero inizio nella parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo, la cui presenza dei Padri Gesuiti, determinò un ampio rapporto di riconoscenza da parte del popolo credente. I Padri avevano anche il collegio, ecco il perché il convento dei Benedettini, diventa “Caserma” e chiamato anche “Collegio”. Nella nicchia dell’abside, dietro l’altare, c’era anche una immagine dell'Immacolata, certificazione testimoniale di un venerato percorso iconografico.
Il Concilio, celebrato nel 392, proprio qui, con la presenza di Sant'Ambrogio, discusse della "Verginità perpetua di Maria". Da ciò, la visita del Papa Santo, Giovanni Paolo II, nella nostra Diocesi il 24 Maggio del 1992.
Don Umberto D'Aquino, sin dal 1952 diede corso alla processione e padre Principe, un Gesuita, compose e musico' un canto dedicato, che inizia cosi: “Immacolata Vergine, gloria tu se del mondo”. Gli eventi bellici della seconda guerra mondiale, imposero prudenza, con la sospensione di numerose tradizioni religiose, ma don Peppino Munno, rettore del Santuario di San Lazzaro, riprese, subito dopo il conflitto del quarantatre, il triduo devozionale all’Immacolata, che era venerata nella chiesa della Carità, in via Seggio dei Cavalieri.
Durante la “novena”, si celebrava la Messa alle sei del mattino e l’otto dicembre, festa dell’Immacolata, si portava in processione il Santissimo Sacramento.
Nel 1952, dicevamo, don Umberto D’Aquino, riprese la tradizione della “novena”. La Messa alle sei del mattino, mentre la sera, si pregava con la recita del Rosario, il canto in latino delle litanie, seguito da una riflessione con meditazione e la benedizione Eucaristica.
Il giorno dell’Immacolata, invece, l'attesa processione, con la statua della Madonna, accollata dagli scout. Quest'anno, tutto questo non ci sarà, la criticità dovuta alla pandemia, non né consente il regolare svolgimento. A questo punto, mi farebbe veramente piacere, leggere, nei commenti, i vostri ricordi.

 

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