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Foglie di Lauro. Il ricordo di Carlo Santagata, eroe della resistenza

carlosantagataSolo sedici anni, pochi per definirsi già un eroe. A questa età si agisce per intuito, forse con scaltrezza. A questa età ci si move senza pensarci su, non si valutano le conseguenze, anche se potrebbero rivelarsi drammatiche. È la storia di Carlo Santagata, eroe della resistenza. Eroe non solo della città di Capua, ma identità comune, senza età né appartenenza territoriale, per quanti si immolarono per la libertà, combattendo e pagando con la vita, l'aver contrastato le rappresaglie nazifasciste, i soprusi, le angherie dei soldati tedeschi. Il ricordo di Carlo Santagata è sempre vivo in quanti hanno conosciuto, seppur dalla storia, le gesta, valorose, di questo adolescente. Il ricordo della sua pur breve vita nei racconti di Giovanni, che onoro' il nostro sapere e le nostre ricerche antropologiche. Giovanni viveva a Capua, anche dopo il pensionamento, era apprezzato contabile dello zuccherificio di Capua. Finché in vita, non ha mai privato gli organizzatori della sua presenza, discreta e commossa, alle celebrazioni annuali in ricordo del fratello Carlo. L'albero nei pressi del "pagliariello" è stato il moloch sacrificale di Carlo Santagata. L'episodio, a quasi un mese da quel tragico nove di settembre del 1943. In quel contesto, le bombe provocarono millesessantadue morti, e la distruzione del settanta per cento del centro storico di Capua. È il cinque di ottobre del quarantatre, la città di Capua è distrutta per buona parte, soprattutto nel centro storico. Le pellicole, in bianco e nero, dei cine operatori di guerra, mostrano immagini apocalittiche: ponte crollato, la Cattedrale distrutta. Solo disperazione e fame. La popolazione è esposta, continuamente, ad ingiurie, angherie e soprusi da parte dei militari tedeschi, che consideravano gli italiani traditori. Si formarono gruppi di contrasto, se ne contavano almeno tre di "Comitati di Liberazione", che agivano in clandestinità, cercavano di combattere con ogni mezzo l’occupazione straniera. I gruppi agivano presso il Palazzo Antignano, il Pirotecnico e a casa del professore Alberto Iannone, con al fianco la moglie, Margherita Troili.
Carlo Santagata era nato a Portici, ma nel 1936 si era trasferito, con la famiglia, a Santa Maria Capua Vetere. Il giovane rispose con lo scontro diretto ad un affronto da parte di una pattuglia tedesca. Gli ex alleati avevano predisposto un punto di controllo, in località "Pagliariello", poco distante dall'incrocio della nazionale Appia con via Grotte S. Lazzaro; Carlo fu fermato, perquisito, e gli fu sequestrato quanto aveva, compreso del pane, che aveva acquistato per la sua famiglia. Per niente intimorito dalla prepotenza dei tedeschi, prelevò, da un nascondiglio, un mitra e delle bombe a mano, e, dopo aver attraversato i campi a ridosso del macello, ritornato lungo la nazionale Appia, da solo, affrontò i tedeschi. Inflisse loro gravissime perdite, fino a quando, ferito, concluse le munizioni e con il mitra inceppato, venne catturato. Fu impiccato ad un gelso lungo la strada, dove ancor oggi è vivo il ricordo e la testimonianza dell'eroe capuano, insignito di medaglia d'oro.
Un gesto eroico, che, sicuramente, dovrebbe fungere da esempio per la gioventù moderna.
Carlo Santagata sarà ricordato con la celebrazione della Santa Messa in suffragio e la deposizione di una corona di alloro al cippo marmoreo presente vicino all'albero dove fu impiccato.

 

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