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Foglie di Lauro. La chiesa di Santa Placida e del complesso di San Gabriello, per l'ampliamento delle sale espositive.

museo santaplacidaL'articolo pubblicato da "Il Mattino" ed a firma del giornalista Giulio Sferragatta, rilancia la richiesta del Consiglio di Amministrazione del Museo Campano, presieduto dall'architetto Francesco Di Cecio, relativa alla concessione, da parte del comune di Capua, della chiesa di Santa Placida e del complesso di San Gabriello, onde consentire l'ampliamento delle sale espositive. Esigenza dettata dal fatto che, i reperti giacenti nei depositi di palazzo Antignano, meritano la visione pubblica, caratterizzando, così, l'intensa attività promozionale in corso, finalizzata al rilancio del Museo di Capua. La curiosità del cronista impone un sopralluogo, che seppur dall'esterno, sostiene l'approfondimento architettonico del sito e la storia ad esso collegato. È il campanile che, per primo, attira l'attenzione; il campanile della chiesa di Santa Placida, la cui cima, monca, in origine doveva essere munita di cuspide.
Il sito, nella sua intierezza, è proprietà comunale a far data dagli inizi del novecento. La storia del convento di San Gabriello e della Chiesa di Santa Placida, è a dir poco coinvolgente ed emozionante.
La chiesa di Santa Placida, è così chiamata, perché in essa è custodita, sin dal 1752, la reliquia della santa. Il convento di San Gabriele, invece, ospitava le Suore Carmelitane Scalze. In questo convento, più volte, nel corso degli anni, si è avuta la visita e la permanenza della Regina Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo di Borbone. La regina era ospitata a Capua dalla Priora Suor Maria Angela, il cui nome originale era Angela Marrapese. Si deve al frate Salvatore Pagnano, nel 1734, la creazione del complesso conventuale, in quanto lo stesso era Superiore Maggiore dei Carmelitani in Terra di Lavoro e Basilicata, nonchè guida della Regina Maria Amalia, durante gli esercizi spirituali. Alla morte, per volontà di Suor Maria Angela, fu sepolto nel convento di San Gabriele. Luigi Vanvitelli, l'architetto della Reggia di Caserta, supervisionò i lavori di ristrutturazione per il complesso e per la chiesa di Santa Placida e stipulò i contratti per i lavori nel 1761, che furono eseguiti dalla sua squadra di operai. Durante il regime, ci risulta che vi si svolgevano le cerimonie di partito e quelle del sabato fascista. A questo punto, pare più che logico una destinazione d'uso, appropriata ed opportuna, che in virtù della vicinanza al palazzo Antignano, dovrebbe essere diretta, nel consentire l'ampliamento del museo, a meno ché, il comune non abbia altre iniziative in itinere. Viceversa, vorremmo capire come si intenderebbe rendere fruibili i giacimenti storici e culturali della città.

 

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