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Foglie di Lauro. Tu es Petrus. La scritta campeggiava all'ultimo piano del palazzo Gianfrotta, in piazza dei Giudici.

papaTu es Petrus. La scritta campeggiava all'ultimo piano del palazzo Gianfrotta, in piazza dei Giudici. Chiara e tangibile, la genesi, dal Vangelo secondo Matteo. Altrettanto per chi ebbe la meravigliosa idea di accogliere così, il Pontefice, nel cuore della chiesa di Capua. Era la mattina del ventiquattro di maggio del 1992. Da allora, sono trascorsi ben ventotto anni dalla visita del Papa Santo, ma il ricordo è indelebile, almeno per chi ebbe il privilegio di assistere al giorno più bello nella storia della nostra Arcidiocesi. Ero, allora, un giovane cronista de "Il Giornale di Napoli", alla cui direzione, c'era Orazio Mazzoni, mentre la redazione casertana, era affidata alla gerenza di Federico Scialla, maestro di giornalismo, da cui, tanti di noi, hanno avuto l'opportunità di ancorare, saldamente, alla professione giornalistica, non solo le norme basilari, quanto il rispetto deontologico. La sala stampa, attrezzata per l'occasione, era frequentata dai vaticanisti e gli inviati, provenienti dalle redazioni delle maggiori testate giornalistiche. L'argomento in discussione era delicatissimo e fulcro di uno tra i punti cardini del cattolicesimo, non solo, tra i più dogmatici e di maggiore attualità: la Verginità perpetua di Maria. L'occasione, per la celebrazione del concilio di Capua. Nel 391, per disposizione di Papa Siricio, la nostra città fu sede di un concilio plenario di vescovi occidentali ed orientali, nel quale, sotto la presidenza di Sant'Ambrogio, fu discussa e definita la dottrina riguardo alla perpetua verginità di Maria, contestata dal vescovo eretico Bonoso di Sardica.
Quella mattina, il 24 maggio del 1992, Giovanni Paolo II parlò ai fedeli dal palco allestito sulle scale della chiesa di S. Eligio.
Il Santo Padre giunse in piazza dei Giudici a bordo della Papamobile. Dopo il discorso alla città, proseguì alla volta della chiesa di San Pietro, nel quartiere delle palazzine Gescal, poi, la celebrazione Eucaristica, in piazza D'armi, che da quel giorno, con atto deliberativo consiliare, su proposta della commissione per la toponomastica, fu a Lui dedicata. Ad accompagnare il Pontefice, c'era il Cardinale della Chiesa Metropolita di Napoli, Giordano e l'indimenticabile Arcivescovo di Capua, Monsignor Luigi Diligenza.
Risultò particolarmente significativo l'intervento del Pontefice in piazza dei Giudici; discorso indimenticabile, una autentica guida per la chiesa ed in particolare per quella capuana, atteso poi, ciò che gli eventi ultimi, hanno caratterizzato in termini di accoglienza e di solidarietà.
"A tutti voi, convenuti in questa storica piazza “Giudici”, sede di avvenimenti che hanno segnato il cammino della vostra storia, il mio più cordiale saluto insieme con l’augurio di lieta prosperità nella concordia e nella pace. Ringrazio il Signor Commissario al Comune di Capua per le gentili espressioni di benvenuto che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Ringrazio e saluto le Autorità civili, amministrative e militari della Regione, della Provincia e dei Comuni dell’Arcidiocesi qui rappresentati. Un affettuoso pensiero all’Arcivescovo, il venerato fratello Monsignor Luigi Diligenza, ai Presuli presenti, ai Sacerdoti, ai Religiosi e Religiose e a tutti gli operatori pastorali laici che collaborano nel servizio del Vangelo.
Sono lieto di trovarmi fra voi, in questa Chiesa di Capua, la storia delle cui origini si confonde con quella dei primi tempi dell’era cristiana ed è stata celebrata da Cipriano di Cartagine, da Atanasio di Alessandria, e da Paolino di Nola. La vostra è una Chiesa che possiede un martirologio particolarmente ricco, e nella serie dei suoi Vescovi presenta personaggi di grande rilevanza nella storia della Chiesa: l’amico di San Benedetto, Germano, mandato a Costantinopoli dal mio Predecessore, il Papa Ormisda, per porre fine allo scisma di Acacio; Vittore, la cui attività e il cui amore per la Sacra Scrittura e per la Liturgia, ebbero vasta diffusione per opera di San Bonifacio nel Nord Europa e, nei tempi più recenti, i Cardinali Roberto Bellarmino, il teologo della Riforma Cattolica, ed Alfonso Capecelatro, il profeta dei tempi nuovi per la Chiesa e per l’Italia. Sono queste, cittadini di Capua, glorie del passato, che impegnano il vostro presente. Voi siete chiamati ad essere all’altezza di coloro che vi hanno preceduto e hanno reso grande la vostra Città. Capua, Regina del Volturno, al centro della “Campania felix”, tanto celebrata nell’antichità, ha assolto a un ruolo storico voluto dalla Provvidenza accogliendo nel corso dei secoli numerosi Papi, da Giovanni VIII a Pio IX, e offrendo a tutti una generosa ospitalità insieme con gli aiuti che le vicende storiche e le calamità dei tempi richiedevano.
L’occasione particolare che ha oggi sollecitato questa mia visita pastorale è la celebrazione del XVI centenario del Concilio Plenario Capuano (391-392), che ebbe come oggetto peculiare dei suoi dibattiti la Verginità perpetua della Madre del Signore. Mi è noto il vostro amore a Maria, espressione di una lunga tradizione testimoniata dalle numerose chiese dedicate alla Vergine, e specialmente dalla vostra Cattedrale intitolata all’Assunta, come pure dal Duomo di Santa Maria nell’antica Capua, e soprattutto dal santuario di Leporano, che vede ogni anno il popolo pellegrinante col suo Pastore per affidare alla Vergine preoccupazioni, prospettive, speranze, consegnate nel piano pastorale diocesano. È nel nome della Vergine Santissima che compio questa mia visita pastorale alla vostra Chiesa, nel nome della “piena di grazia”, della “benedetta fra le donne”, di Colei che, donando agli uomini il Redentore, ha ridato al mondo la speranza. Guardando a Maria, umile ancella del Signore, ma anche premurosa soccorritrice della cugina Elisabetta, dico a voi tutti, che sperimentate le molte difficoltà della società di oggi: sappiate aprirvi con generosità a chi è nel bisogno: “La solidarietà - ho scritto nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis - è indubbiamente una virtù cristiana... Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale uguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo. Egli, pertanto, deve essere amato, anche se nemico, con lo stesso amore con cui lo ama il Signore, e per lui bisogna essere disposti al sacrificio, anche supremo: “Dare la vita per i fratelli” .
Carissimi, davanti ai fenomeni della disoccupazione, della povertà, della tossicodipendenza, presenti qui come altrove, ma soprattutto di fronte al fenomeno immigratorio, specialmente di cittadini extracomunitari, che assume qui particolare rilevanza, voglio chiedere a tutti voi di non rinchiudervi nell’egoismo. L’egoismo è negazione dell’amore. Respingete come indegna dell’uomo ogni tentazione di rifiutare lo straniero: accogliere il debole, il povero, lo straniero è un precetto che fa parte del patrimonio spirituale dei cristiani e costituisce un aspetto decisivo della carità evangelica. Chiedo a voi, cittadini di Capua: date un esempio! Lo chiedo a voi che avete una storia, non solo d’altri tempi, ma anche recente, di accoglienza e di premurosa ospitalità. Ne è testimonianza il campo profughi di Capua, che per decenni ha ospitato uomini e donne dell’Est europeo e di altre parti del mondo. Alla luce di queste vostre così nobili tradizioni vi invito a rispettare la vostra storia.
Carissimi fratelli e sorelle, amate la vostra storia, vivete la vostra storia e sarete così testimoni d’un messaggio di autentica civiltà cristiana, che ha anche per voi il collaudo di due millenni". Giovanni Paolo II, Santo, precursore - proprio a Capua - di una professione di fede, finalizzata alla solidarietà, all'ospitalita' ed al servizio per gli "ultimi", per cui ci professiamo suoi discepoli.

 

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