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Foglie di Lauro. Tre quarti di secolo, e forse più, una storia antica per la fiera campionaria di Capua.

fierasanlazzaroTre quarti di secolo, e forse più, una storia antica per la fiera campionaria di Capua. Una delle ultime edizioni nel 2002. L'assenza totale di programmazione e l'altrettanta lungimiranza organizzativa, ne hanno decretato la fine. Settecentottanta edizioni, almeno dal calcolo rilevato dalle fonti storiche e dai testi consultati, che rendicontano la venerazione per San Lazzaro, il Santo delle piaghe. Venerazione piena, generosa, non solo da parte del popolo capuano, ma anche da parte di un sempre maggiore numero di fedeli, provenienti dalle più disparate contrade della Campania. Era un privilegio, ma anche una usanza genuina, che nella più totale semplicità, portava i devoti allo strofinio del fazzoletto sulle piaghe del simulacro, per poi accarezzare la propria pelle e quella dei cari, in modo particolare dei fanciulli. Testimonianze che si confondono in reminescenze fanciullesche, allorquando, di buon ora, alle prime luci del mattino, ci si portava al Santuario di piazza d'armi per partecipare alla celebrazione liturgica. La tradizione capuana, però, da anni non è più presente nella programmazione degli eventi di rilevante importanza. La strada che portava alla chiesa del Santo con le piaghe, era delimitata da un numero indefinito di bancarelle, che esponevano mercanzia di ogni genere. La piazza era oggetto di esposizione di mezzi agricoli, attrezzi, ferramenta ed animali da stalla. Immancabili i punti di ristoro, con "cantine" mobili. L'attesa per il divertimento, assicurato dalle giostre e dagli spettacoli circensi. Immancabile il "concertino" serale, con musici, animatori e canzonettiste.
Anche i giochi popolari animavano le serate, accompagnando spettacoli di arte varia. La foto in bianco e nero, si riferisce al "palo di sapone", con i premi conquistati dai valorosi e generosi giovani locali. È nella Domenica di Pentecoste che avevano inizio i festeggiamenti. Si deve ai Borbone, ed in particolare a Ferdinando IV, la costruzione dell'attuale chiesa. Lazzaro di Raimo, di antica e nobile famiglia, nell'anno 1228 fondo' quella originaria, con annesso un ospedale. In questi luoghi trovavano rifugio, confortati da cure materiali e spirituali, agli ammalati poveri. Intitolo' il Pio luogo a San Lazzaro e lo doto' di una rendita di duecentocinquanta ducati, con un apposito atto notarile, datato 2 Marzo del 1228, firmato, niente di meno che dal giudice capuano Pier della Vigne. Vasto fu l'eco di questo atto munifico, e l'istituzione divenne rinomatissima, sia per il crescente numero di fedeli di San Lazzaro, e le cronache del XIII Secolo in poi abbondano di miracoli operati dal Santo, sia perche' la Chiesa, sin dalla sua fondazione, divenne precettoria dei cavalieri di San Lazzaro Gerosolimitano, sotto la Regola di Sant'Agostino, poi sede principale dell'Ordine.
In seguito, nel Novembre del 1572, con bolla di Gregorio XIII, l'ordine equestre di San Lazzaro venne fuso con quello di San Maurizio, prendendo la denominazione San Maurizio e San Lazzaro. Nel 1799, le truppe francesi, venute alla conquista del Regno di Napoli, distrussero l'Ospedale e danneggiarono pesantemente la Chiesa. Per quanto riguarda la fiera, l'istituzione la si deve a Federico II di Svevia, che per speciale concessione fatta dalla citta' di Capua, la rese operativa nel 1234.
L'imperatore ordino' che fosse della durata di 18 giorni, dal 11 Maggio all'8 Giugno, elevando Capua al secondo posto tra le sole sette localita' del Regno designato per tale distinzione. Volle, inoltre, il grande Imperatore, che detta fiera, generale, fosse tenuta nel campo antistante la Chiesa di San Lazzaro. Per poter giudicare il valore della imperiale concessione, bisogna ricordare l'importanza della fiera nel medio evo, tempo in cui la mercatura girovaga era largamente praticata a causa della rarita' di forti centri di popolazione. La Fiera di San Lazzaro, gareggio', sin dalla sua istituzione, con quelle di Foggia, Bari e Palermo. Per tutto la mercanzia vi era la franchigia doganale, ed una speciale milizia imperiale sovraintendeva per un regolare svolgimento. Da ogni parte del Regno giungevano in variopinte carovane i mercanti, che si accampavano dinanzi al Santuario, ed esponevano la loro merce, da tutta la Campania, poi, convenivano agli acquirenti, e per 18 giorni le vendite e gli scambi si susseguivano incessantemente.
Essendo fiera generale, tutto era commercio: bestiame, sementi, cereali, stoffe, pellame, terraglie, oggetti in ferro, bronzo, argento e oro.
Tutte le Dinastie si susseguirono agli Svevi, tennero in grande conto la fiera di San Lazzaro, e rinnovarono per essa i privilegi e le concessioni. Nel XV secolo, Ferrante D'Aragona per vari anni la visito', dando personalmente inizio alle contrattazioni. Ferdinanzo IV di Borbone, ogni anno, da Caserta, si recava alla fiera capuana accompagnato dalla corte con un festoso carosello di carrozze.

 

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